di Antonella Necci – Poldino 11 ( La fine dello Sceriffato Supremo). L’ultima cosa che vide era il suo caro amico Çavon Çarder che lo difendeva e che cadeva come un floscio pupazzo sotto il pugno assestatogli da Marinelle. La quale gli toglieva poi, rapida, la camicia e la stringeva attorno alla sua spalla ferita. Che ragazza gentile….ma perché non vedo più niente…tutto sembra rallen..ta..to…sen…to che sto svenen…do.
Si risvegliò senza sapere dove si trovava, cosa era accaduto. Vide solo che Marinelle stava litigando in modo fermo ma sommesso con quell’odioso Geppò. Che si dicevano? A quella distanza non riusciva a sentirli bene, e il braccio gli dava troppo dolore. “Non potevo lasciarlo morire dissanguato. Era ferito a morte.””Già, sei una tiratrice scelta, avresti potuto ucciderlo e invece, lo hai solo ferito…strano,eh? Tu hai avuto pietà di lui. Come tutte le altre donne. Ti credevo diversa, Marinelle. Mi hai deluso profondamente.” “Non è come credi. E’ solo che quando l’ho visto li di fronte a me, con quell’aria trasognata, mi sono ricordata di un mio compagno di giochi d’infanzia, con il quale condividevo i miei segreti più nascosti, e non ho avuto il coraggio di farlo fuori. Ma ci sarà l’occasione. Non temere. Appena farà un passo falso. Ora è nostro prigioniero. Il Principato è conquistato. Che vuoi di più?” Nel dire quelle parole, Marinelle non lo guardò negli occhi, perché aveva paura che Geppò non bevesse quella bugia così profonda. Ma la scena e il senso della bugia non sfuggirono a Poldino, che s’illuminò come un piccolo sole. Si era mossa a compassione per lui. C’era una flebile speranza. Se solo la spalla non gli avesse fatto così male. E dov’era Powder? E Madame Adolphine? Che fine avevano fatto tutti?
Intanto che Poldino si trovava segregato in convalescenza, allo Sceriffato tutto era cambiato. Dopo che Marinelle li aveva abbandonati senza un ordine preciso, il gruppo, ora sotto il comando di Beçillè Lacoque, si trovò ad affrontare il problema dei corazzieri nani, che nel frattempo si erano risvegliati.
Lottarono per un po’, ma senza convinzione, quando un TOC TOC all’ingresso principale li fece smettere. Madame Adolphine andò ad aprire e si ritrovò davanti la vicesceriffa Miss Cisco, che la guardò stranamente prima di entrare.” Cerco lo Sceriffo. Mi deve firmare l’atto abrogativo per dare il via ai canti e balli locali di questa stagione. Dov’è? E cosa fate tutti vestiti così? Monsier Lacoque, bentornato! Come mai armato di tutto punto? Ma che succede?” E non disse altro, perché una freccia soporifera la colpi in pieno petto, facendola addormentare all’istante. Quando si risvegliò, vide i corazzieri nani che giocavano al torneo di briscola e tressette, con Madame Adolphine che consolava Çavon Çarder e gli faceva gli occhi dolci, e Beçillè, quel traditore, che dava o riceveva ordini al telefono. E lei legata come una salamella.
Così sistemata capì che lo Sceriffato supremo era tramontato, Poldino , forse, morto, lei destituita da ogni incarico, con l’ordine di essere rinchiusa nel vicino convento e i corazzieri nani assurti al ruolo di mini guardia reale con tanto di scintillanti armature. Che sfacelo! E il festival di cori, canti e danze? Anche le sue nipoti si volevano cimentare, e adesso, chi glielo avrebbe detto che era tutto fallito? Tutta colpa di quella Le Diable. Lo aveva capito da un pezzo che avrebbe portato zizzania dentro a questo paesino. Lei aveva messo nella testa di Geppò l’idea del Principato. Ne era sicura. E ora, addio canti gregoriani. Geppò era un ribelle, avrebbe portato quei suoi amici scalmanati, spettinati, irriverenti. Niente più saluti ecclesiastici prima di ogni consiglio supremo. Quando tutti si riunivano, lei era riuscita a convincerli a svolgere quel rituale religioso che a tratti assomigliava all’HAKA degli All Blacks….E adesso? Le Diable sarebbe diventata Principessa e Geppò Principe Supremo….avrebbe voluto morire a quell’affronto. Si, meglio rinchiusa in un convento, pur di non assistere al degrado in cui sarebbe caduta Anagnon-sur-la-mer.
N.B. E’ un po’ di tempo che non lo faccio, tutta presa dalla descrizione di queste avventure, che mi sembrano vere, ma che, invece, non devo mai dimenticare che sono frutto della mia fantasia. Poiché la realtà è sempre in grado di eguagliarla e superarla, io continuo a darmi da fare perché ciò non avvenga!