ceccano palazzo antonelli 350 253

ceccano palazzo antonelli 350 253di Ignazio Mazzoli – Ormai è braccio di ferro. E, coinvolge tutta la città di Ceccano. Dopo la serata del 3 giugno, in cui si è riunita, presso il Municipio, la maggioranza del consiglio comunale con il sindaco Maliziola e i rappresentanti dei Partiti e delle liste civiche c’è stato un solo atto ufficiale che porta la firma di PD, PSI, Insieme per Ceccano, Impegno Comune, Sel, La Tua Ceccano, Rifondazione Comunista e MAF. Nel documento si afferma che “Un sindaco dovrebbe lavorare ad unire, non a creare fratture che minano la sua stessa maggioranza e paralizzano l’attività amministrativa. Dopo un grande risultato elettorale, che premia globalmente il lavoro unito dei partiti e della società civile, con un voto che complessivamente ha promosso il centrosinistra, tutto ci saremmo aspettati tranne che un atteggiamento personalistico e di contrasto del Sindaco.” E, invita la sindaca Manuela Maliziola “a rispettare gli accordi e gli impegni presi in precedenza, ricercando soluzioni politiche e non improbabili ed improponibili prospettive pseudo-tecniche.” (Sic)
L’ufficialità della crisi si ferma qui mentre dilagano in paese e su Facebook le prese di distanza dai partiti e quelle di posizione a sostegno dell’avvocato Maliziola e della sua determinazione, come fa con chiarezza la lista La Tua Ceccano con un comunicato del 3 giugno. Colpisce un altro aspetto su cui ci sembra non ci si sia soffermati a sufficienza: la prontezza delle rivendicazioni in conseguenze dei risultati del voto del 25 maggio (27 maggio, Cerroni) e l’altrettanto rapida reazione (Sindaco) con l’intenzione di aggiornare la Giunta. Che fa pensare? Non mette in evidenza un malessere lungo e forse lontano, generato da una difficile convivenza politico-amministrativa. E’ così? Fra i nostri lettori ed i cittadini di Ceccano è ormai diffusa la chiara impressione che si vuol far rientrare dalla finestra chi è stato messo alla porta con il voto del 2012. Il risultato elettorale delle europee, ad un elementare logica di buon senso, non può essere invocato per riconoscere posizioni a chi ,appunto nel 2012 arrivo affannosamente al 9,5% e fu solo dopo recuperato dalla generosità politica della sindaca Maliziola che non merita ora i rimproveri per quel suo gesto unitario, che pare chiaramente non essere apprezzato né da parte del ricevente e né da alcuni membri della coalizione.

Interessante, ancora una volta l’ingegner Antonio Olmetti, che afferma, in polemica con il capogruppo del Pd Giulio Conte, come gli atteggiamenti assunti siano «una messa in mora da parte delle nomenclature “del Pd, del PSI, delle civiche che compongono la maggioranza e di tutta la coalizione del centrosinistra”, delle novità che Manuela Maliziola vuole introdurre nell’attuale governo per ridare slancio all’azione politica comunale e fornire lo choc, attraverso la cooptazione in giunta di “facce nuove” di indiscussa competenza, cultura ed integrità, per favorire la ripresa economica della Città.» Olmetti insiste nei giorni più recenti con un appello alla determinazione della sindaca che chiede «una “svolta choc” che serva a risvegliare la coscienza dei cittadini di Ceccano ormai “disabituati al meglio e assuefatti al peggio (…) Abbia coraggio Signor Sindaco: la sua disistima nei confronti dell’attuale casta politica per chi scrive, è buonsenso». Come si vede il problema si sposta sempre di più verso il discrimine fra l’incomprensione dei dirigenti di partito e il malessere profondo dei cittadini-elettori che non vogliono essere turlupinati. Partiti e vox populi in evidente conflitto.
Il discorso torni davvero ai partiti. Merita attenzione un ex sindaco di Ceccano ancora apprezzato ed anche amato, Angelino Loffredi, quando scrive: “Uno come me che non partecipa alla vita dei partiti è comunque nelle condizioni di osservare tanti comunicati in giro, roboanti dichiarazioni ma nessuno di questi ha il supporto di una assemblea di circolo o di sezione. Una sommatoria di dichiarazioni personali non può rappresentare una comunità. (in chiaro: in quale sede i partiti hanno preso quella posizione? del PD non si ha notizia di riunioni appositamente convocate, perché non le ha richieste la minoranza?).
Chi invoca la democrazia in primo luogo dovrebbe rispettarla. Questa vicenda ha in sé qualcosa di emblematico che la fa figlia dei nostri giorni. Potrebbe non essere l’unica conseguenza negativa di un voto che per un partito nazionale è stato positivo. Siamo oltre all’assalto del carro del vincitore, è la voglia di mettere il cappello a qualcosa che non si è contribuito a determinare. Dopo l’Expo di Milano, il Mose di Venezia, la miriade di episodi locali di corruzione sempre più diffusi, nessuno si meravigli di questi tentativi di appropriazione. Bisogna resistere a questi colpi di coda e saperli respingere. E’ come quando un fiume in piena si ritira e lascia detriti inimmaginabili. Questi sono detriti del berlusconismo (bipartisan), non della prima repubblica, che in questo caso nulla ha a che vedere con gli odierni fatti dell’avviato XXI secolo.
I partiti rivendicano dei primati. Bene, spettano loro. Ma a condizione che vivano al proprio interno in modo democratico e trasparente. Trasparente. Si deve sapere come si esprimono maggioranze e minoranze interne. Queste devono pretendere di partecipare alle decisioni. La dialettica democratica è anche conflitto. Perché sia democratico, deve essere confronto continuo di idee diverse, non può essere che qualcuno decida e poi altri dicano cosa si pensa.
Dice bene Antonio Donvito: «riappropriarsi della politica perché i voti si possono prendere anche “facendo li cummanni”, ma se in testa hai solo un “nido di merli nel mese di agosto” ti devi aspettare solo che il vento faccia cadere la paglia».
Aspettiamo le prossime mosse.

Le citazioni sono tratte tutte dalle pagine di Confronto aperto nel CSX su Facebook

7 giugno 2014 (articolo scritto per il quotidiano L’Inchiesta)

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