pugno in faccia

pugno in facciadi Antonella Necci – Poldino e Trippotto. Storia semiseria delle vicende elettorali di Anagni. Poldino e Trippotto non sono mai stati amici. Erano diversi. Innanzitutto fisicamente. Uno magro, educato, ligio al dovere scolastico, sempre con i compiti fatti, sempre ordinato e ben pettinato. Capelli corti, occhi sfuggenti da pensatore bambino perso dietro a pensieri già più grandi di lui.
Trippotto, l’opposto. Basso, tarchiato, mai sazio, sempre alla ricerca dei piaceri della tavola. A scuola, l’ultimo banco era il suo preferito. Lontano dai problemi scolastici.
L’unica cosa che univa i due bambini così diversi era la medesima fede religiosa.
L’oratorio con gli infantili giochi dei bimbi.
Ma anche li Poldino si distingueva per il suo visino serio e assorto, giocava con tanto impegno ed era la gioia dei catechisti. Tanto Trippotto era dispettoso e azzuffone, tanto Poldino era educato e ambizioso.
Gli anni passano e i due prendono strade diverse. Poldino ora è un professionista stimato, ma ancora quello sguardo perso in un vuoto cosmico. Come se avesse rinunciato alle sue reali ambizioni.
Un occhio attento percepiva che a Poldino mancava qualcosa per essere davvero felice.
Trippotto no. Lui era più pragmatico. E quello che aveva cercato aveva ottenuto. Soldi, donne, gioco d’azzardo, dentro e fuori dalle patrie galere. Ma in fondo quella vita a lui piaceva. Gli piaceva poter condizionare e terrorizzare il prossimo. Lui se la rideva di fronte a chi gli si piegava , gli si inginocchiava, quasi fosse un Re. Un Re malefico, ma pur sempre un Re.
Un bel giorno, come sempre accade nella vita, i due si incontrano di nuovo. Le loro ambizioni si sfiorano senza intrecciarsi. Uno vuole comandare, l’altro dominare. Uno vuole imporre i suoi costumi puritani e combatte, novello Cronwell , contro lo stile di vita di quelli come Trippotto. L’altro se la ride, come ha sempre fatto, perché la faccia di Poldino non gli era mai piaciuta. Lo sbeffeggia, scrivendogli versi irriverenti, oltre che grammaticalmente zoppicanti.
A Poldino quel pallone gonfiati di Trippotto dava i nervi e oltretutto era un po’ stufo di recitare la parte del più saggio, più assennati, più puritano e più casto Giuseppe di tutti.
Basta, era ora di finirla. E una sera i due, finalmente, dopo anni, si picchiano di santa ragione. In strada, come due guappi, con i reciproci amici a prendere le scommesse sul probabile vincitore.
Tra i due chi ci rimette di più è Poldino, che però si è tolto la soddisfazione di fare ciò che non aveva mai osato.
Trippotto ci ha rimesso poco. Niente onore, niente gloria. Ma la disputa a viso aperto, tra i due è appena cominciata.
Adesso si che il gioco si sta facendo duro. Ma gli aspiranti duri sapranno giocare?

N. B. La storia, inventata, si capisce, è stata tratta dalla lettura di un trafiletto scritto su un giornale locale. Ogni riferimento a fatti o persone note è puramente casuale. Del resto chiunque può riconoscersi in entrambi i protagonisti. In fondo in fondo in ognuno di noi c’è una briciola di ambizione di Poldino, e in ognuno di noi sonnecchia il senso di trasgressione di Trippotto.
Ma io ringrazio il Cielo di non essere nè l’uno né l’altro.

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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