Anagni notturno 350

Anagni notturno 350intervista di Valerio Ascenzi – La campagna elettorale si è scaldata. Dopo le prime infondatezze, smentite più volte si è giunti agli atti intimidatori e alle diffamazioni. Abbiamo intervistato il candidato sindaco del Pd e del centrosinistra, Fausto Bassetta, con il quale ci siamo confrontati su alcuni temi. Siamo partiti dall’andamento della campagna elettorale, per parlare poi di amministrazione e di alcune idee messe nero su bianco dalla sua coalizione.

Considerata l’impennata dei toni della campagna elettorale, possiamo dire che lei è quindi l’uomo da battere?
Ci sono stati atti e volantinaggi di un livello bassissimo, ma sono solo il colpo di coda di qualcuno in questa campagna elettorale. Atti che mostrano il vero livello degli argomenti e dei progetti, inesistenti, in uno degli schieramenti in lizza. Mentre noi parliamo di programmi, tutto si è svolto secondo logiche che sono lontane dalla ricerca delle soluzioni per la città e per la cittadinanza.

È finito quindi il momento del politically correct, siamo agli sgoccioli e c’è chi si gioca il tutto per tutto. Secondo lei per quale motivo?
C’è una corsa spasmodica alla ricerca del consenso per questa poltrona di sindaco. Mi domando se chi in questo momento corre, lo stia facendo per il bene della città e per questioni personalistiche.
Credo che se trovassimo una persona meglio di me, sarei il primo a fare un passo in dietro e a dare un supporto a questa persona. Sottolineo però che se sono qui e mi sono messo in gioco è per la collettività, e non mi pare di vedere nelle azioni di alcuni candidati le mie stesse intenzioni.

Cosa pensa di fare?
Sono tranquillo. Abbiamo risposto con diversi comunicati stampa e ci siamo presi degli impegni con la popolazione. Le smentite sono arrivate anche dalla Regione. Il fatto è però che ad Anagni ormai non si crede neanche più alle istituzioni. Il rapporto di fiducia con le istituzioni va recuperato. Comunque sono state dette delle cose, sul fatto che la Regione ha individuato quest’area come una delle zone in cui costruire impianti di smaltimento rifiuti, ma la verità è che quell’area non è idonea per interventi del genere. L’ho visitata qualche giorno fa, grazie anche alla protezione civile che è ospite li: in quell’area si potrebbero fare molte cose, come per esempio un’area proprio per la protezione civile. Ma non di certo un termovalorizzatore. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi anni, con l’installazione di un termocombustore ad Anagni, nell’area della Marangoni, e due a Colleferro, posso affermare senza problemi che questo territorio non ha bisogno di altre opere del genere.

Se verrà eletto sindaco, qual è la prima cosa che pensa di fare?
In maniera molto lineare: faremo subito una verifica finanziaria del sistema amministrativo, per accertarci se l’amministrazione gode di salute a livello economico, poi tradurremo il nostro programma politico in programma di governo. Trasformeremo i progetti in azione amministrativa,

Tra i vari problemi di Anagni ci sono le scuole. Si parla molto della Scuola Media Vinciguerra, attualmente inagibile. Che progetti avere per la scuola?
Abbiamo necessità di una progettazione a breve termine, nella quale pensiamo di recuperare strutture come la scuola media Vinciguerra, per quel che rappresenta non solo a livello di istituzione scolastica, ma anche come punto di riferimento e di aggregazione. Poi dobbiamo fare una progettazione di lungo periodo, perché dobbiamo anche renderci conto che una comunità ambiziosa, deve concedere spazi nuovi e innovativi per la didattica. Vorremmo realizzare spazi in cui poter mettere in atto una didattica diversa, pensare una scuola tipo college anglosassone. Di sicuro è una idea ambiziosa, per realizzarla dovremmo mettere attorno ad un tavolino tutte le parti sociali, ma un sindaco deve riuscire in questo intento.

Si è parlato, forse anche troppo del recupero dell’area dell’ex polveriera. Si è detto di un progetto per il rilancio di quell’area in ambito industriale. Ma nel frattempo cosa si potrebbe fare per rilanciare il settore dell’industria qui?
Ho visitato diverse realtà industriali in questi giorni. Ci siamo accorti che, soprattutto nel settore chimico farmaceutico, manca il settore ricerca e sviluppo. Le persone impiegate negli stabilimenti per la ricerca e sviluppo sono poche: le stesse aziende con sede al nord, hanno ampliato questi settori solo nell’area settentrionale della penisola. Questa non è una buona cosa in effetti. Si potrebbe, considerati anche i rapporti che abbiamo con le università, stabilire delle collaborazioni tra gli atenei e le industrie del territorio, per svolgere degli stage. Inoltre si deve investire nel settore delle moderne tecnologie, poiché non possiamo illuderci di poter ricominciare con l’industria pesante che ha distrutto il territorio a livello ambientale, per poi lasciare migliaia di famiglie sul lastrico.

Veniamo al turismo. In molti parlano di rilancio della città, di contatti con tour operator per deviare flussi turistici verso Anagni. Lei cosa pensa sul turismo?
Credo che per sviluppare un’economia di tipo turistico e culturale, ci vorranno anni. Ma soprattutto è necessario fare rete sul territorio e tra i vari settori della cultura e delle particolarità del territorio stesso. Abbiamo numerose idee. Trovo che alcune proposte fatte da più parti, siano delle buone idee, come ad esempio l’albergo diffuso. Ma bisogna comprendere come realizzarlo qui. Si può parlare anche di museo diffuso, ma solo pensando ad un territorio che mette su una rete tra comuni.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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