bruxelles parlamento europeo

bruxelles parlamento-europeodi Ermisio Mazzocchi – Sarebbe umiliante e darebbe scarso valore a un confronto politico per le elezioni del Parlamento europeo ridurre – nella nostra provincia – se la competizione elettorale si limitasse all’affermazione della propria leadership tra candidati del PD o ancora peggio a una resa dei conti tra le varie aree del partito.
Nulla di tutto questo oggi è più che mai inutile e fuori del futuro per l’Europa. Tutte le prove elettorali in cui si esprimono le preferenze comportano una contesa vivace tra i candidati. Nessuno stupore. Non mi nascondo che in molte occasioni abbiamo dato all’esterno l’immagine di una forza tutta ripiegata a gestire comitati elettorali, preferenze, gazebo e primarie.
Ma, dobbiamo riconoscere che esiste altro, fatto da quella parte, la stragrande parte, ricca di genuina generosità, di passione, di disinteressato impegno, di un forte senso di umanità verso l’interesse comune, che oggi getta tutto il suo peso per permettere un grande successo del PD. Tutto il PD deve affrontare una prova elettorale che non ha paragoni con le precedenti europee perché si tratta di scegliere una Europa rivolta al progresso e alle innovazioni, capace di affrontare le sfide della globalizzazione che apre un confronto con le grandi potenze USA, Cina, India, Russia. Un obiettivo che è possibile realizzare se si accelera il processo di unità e di cambiamento per costruire un’Europa più vicina ai cittadini, solidale, non limitata alla moneta unica, ma che costruisca una sola politica economica, fiscale, internazionale, militare, della sicurezza e favorisca un nuovo ordine internazionale di solidarietà e di diritto.
Un’Europa autorevole obbligherebbe la classe politica italiana a misurarsi con i grandi nodi storici dell’Italia, causa vera di una crisi più profonda di quella di altri Paesi dell’Unione come la questione Meridionale, la tecnocrazia inefficiente e malata, l’evasione fiscale, la corruzione, le mafie, i troppi privilegi. Effetti di una preoccupante crescita delle disuguaglianze economiche.
La distribuzione del reddito e della ricchezza nei paesi più ricchi è diventata sempre più diseguale. Il profitto finanziario, universalmente più concentrato del reddito da lavoro, è sistematicamente cresciuto. Gruppi progressivamente più piccoli si sono appropriati di porzioni sempre più grandi del reddito nazionale. Nel 2012, il 10% delle famiglie italiane deteneva il 46,6% della ricchezza, mentre il 10% più povero percepiva appena il 2,4% del reddito. Il potere redistributivo dei sistemi fiscali è diminuito, insieme al potere negoziale dei lavoratori. Il reddito è dunque diminuito per la maggioranza dei cittadini sia a monte che a valle dell’intervento redistributivo dello Stato. La crescita del livello di diseguaglianza produce una crisi di rottura di tutto il sistema della convivenza civile e democratica. Questo è il vero terreno del confronto politico elettorale per quello che deve essere il ruolo e la funzione dell’Europa. Si mettano ora in discussione le fondamenta e i valori dell’Unione europea perché è oggi che si decide il cambio epocale della coesistenza dei 28 Stati europei che compongono l’Unione.
Gli antieuropeisti fanno leva su questi elementi di crisi che generano sfiducia e disimpegno, lasciando di fatto mano libera alle forze economiche e finanziarie capaci di influenzare il processo politico rivolto a favorire un liberismo a vantaggio di pochi e a danno di molti. La scelta del voto deve essere netta, chiara, inconfutabile per eleggere un Parlamento europeo a maggioranza socialista e progressista, che contrasti un simile disegno. Questo è il lavoro che dobbiamo, come PD, svolgere in questi ultimi giorni di campagna elettorale: orientare gli elettori a un voto per il PD e i suoi candidati non per mere intese di parte, ma per dare forza all’unica alternativa alla crisi del nostro paese, per sconfiggere l’astensionismo e le forme deleterie di populismo antieuropeo.
Come si può ritenere possibile rinnovare e ricostruire la devastata economia della nostra provincia e in modo più ampio di tutto il Lazio meridionale se non consideriamo l’Unione Europea una opportunità, cioè il fulcro di una omogenea politica rivolta alla crescita dell’economia e della lotta alle disuguaglianze. Sono avviate politiche di riforme che porteranno alla riduzione e alla cancellazione di enti di secondo grado; la costituzione delle aree metropolitane, la soppressione delle province e la riforma del Senato. Si ridisegna così la geografia delle rappresentanze istituzionale per creare nuove competenze rivolte allo sviluppo socio economico. Il motore vero di questo nuovo processo è l’Unione europea. Il rapporto tra U.E., governo nazionale, regionale e aree territoriali sarà più diretto, maggiore e più qualificato che nel passato. Nell’interesse generale è indispensabile la partecipazione di tutti al voto. Occorre una vera politica del cambiamento come quella che il PD propone. Anche i candidati di questo partito vanno scelti se ne rappresentano il progetto riformatore e progressiste dell’U.E. e per la loro capacità a sostenere con determinazione e qualificata azione la realizzazione della nuova Europa più democratica perché rivolta a contrastare le crescenti diseguaglianze economiche e per salvaguardare i valori fondamentali di libertà e uguaglianza. Questo è l’importanza del voto del 25 maggio. Non ci sono alternative.

Frosinone 16 maggio 2014

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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