bruxelles parlamento europeo

bruxelles parlamento-europeodi Donato Galeone – 400 milioni di cittadini possono accelerare il cambio di passo all’Unione Europea. La giornata del 25 maggio – rinnovo del Parlamento Europeo – è vicinissima e il confronto è prevalentemente mediatico, con vaghe dichiarazioni di intenti e scarsi contatti tra Elettori e Candidati proposti – nelle estese circoscrizioni elettorali – dai Partiti Europei il PSE, PPE ed altri, che se eletti, con sufficienti voti, saranno candidabili a Presiedere la Commissione, come previsto dall’art. 17, comma 7 e 8 del Trattato sull’Unione Europea.

Questi riconosciuti Candidati – presentati dal PSE e dal PPE o di altri Partiti – si interfacciano con i Candidati territoriali nazionali che in Italia – da nord, centro e sud – sono concorrenti per il seggio parlamentare e ripetono – tutti – di “usare più voce a Bruxelles o di battere i pugni sul tavolo”.
E’ raro sentire o ascoltare Candidati che si propongono sui territori circoscrizionali elettorali “come e cosa fare” – se eletti – per avviare a fronteggiare nei 28 Paesi dell’UE la disoccupazione – apripista delle povertà e della esclusione sociale – che a marzo 2013 è del 10,5% per un totale di 25,6 milioni di persone (dati Eurostat 2 maggio 2013) e che in Eurozona sale all’11,8% colpendo circa 19 milioni di cittadini che attendono lavoro.
E’ prioritario, ritengo, quanto essenziale conoscere e discutere su questi dati veri per sapere il “come e cosa fare” – pur gradualmente – nei prossimi anni se si stima che nel primo trimestre del 2008 la disoccupazione era del 7,2% nella UE e nell’Eurozona del 7,6% e che ci vorrebbero più o meno 6-8 anni se si prevedesse lo stesso calo di disoccupati dello 0,2-04% rilevati a marzo 2013, per riprendere gli stessi livelli disoccupazionali, del 2008.
In questa prevedibile, non auspicabile attesa, di non lavoro è conseguente conoscere, anche, con quali ammortizzatori sociali e programmate risorse si dovrà garantire a milioni di persone un reddito minimo di sopravvivenza individuale e famigliare.

Il Candidato ad un Parlamento che deve rappresentare 28 Paesi sia che trattasi del proposto Martin Schulz del PSE o di altri Candidati a presiedere la Commissione e sia ogni altro “candidato nazionale” – di genere maschile o femminile – dovrebbe interfacciarsi continuamente con i livelli di “conoscenze socio-economiche europee” per informarsi, convenire e riconoscersi, nei propri elettori del 25 maggio, prima direttamente e poi in quella “dimensione istituzionale europea” se vuole davvero ripensare e proporre, nel concreto, il “come cambiare quelle regole e quei rigori vincolanti” che hanno frenato crescita e sviluppo.
Il Candidato oltre che riconfermare la sua disponibilità, non per riequilibri interni di Partito ma per convinta causa politica europeistica – sociale ed economica – è obbligato a contrastare, irreversibilmente, le tendenze di un euro scetticismo, non solo a parole, ma deve rivendicare e rendere visibile – con il lavoro vero ed un minimo reddito sociale – il “dovere sociale dell’Unione Europea”- essenzialmente – con il rivedere e ripensare tra e per ogni misura di settore produttivo, programmabile entro il 2020, la quota parte incidente e sufficiente per ridurre la disoccupazione e, con il lavoro ed il minimo reddito per inclusione sociale, di non distruggere quel capitale umano per lo stesso futuro dell’Unione Europea.
Si dovrebbe ripartire, a mio avviso ed innanzitutto, dalla basilare condizione di “conoscenza sociale dell’infanzia europea e nazionale” che in Europa conta una povertà minorile ed un rischio di esclusione sociale di almeno 27 milioni di bambini e la crisi economica corrente favorisce l’aumento di questo rischio.
Rilevo che, purtroppo, non si dice nulla in questi giorni, negli incontri elettorali, letture e dichiarazioni ai giornali locali per capire, motivare, avviare, verificare e tentare di misurare la “povertà minorile” anche in Provincia di Frosinone e nel Lazio – per impegnarsi sul “come raggiungere i ripetuti obiettivi strategici” che l’Unione Europea prevede di attivare anche nel territorio elettorale del Candidato e sul “come portare fuori dalla povertà” una quota parte di quei 20 milioni di bambini europei entro il 2020.
Io penso che rilevata nei Centri per l’Impiego della Provincia di Frosinone la conta di 111.476 persone che attendono lavoro, tra 60.317 donne e 51.160 uomini, potrebbe stimarsi da 25.000 a 30.000 famiglie già in povertà e di possibile esclusione sociale nella Ciociaria.

Sono famiglie private sia del “fattore reddito da lavoro” e sia del “fattore accesso alle prestazioni sociali” che aggiunte alle famiglie dei cassaintegrati e in mobilità (media di 137 su 1.000 occupati) rappresentano – nella Provincia di Frosinone – con “questi due fattori base” di privazioni, la “circoscritta identità della persona povera” verso i Centri della Caritas che è non solo visibile individualmente quanto è, spesso, esposta – con i suoi bambini – in una condizione di povertà minorile famigliare.

Sappiamo – ma riflettiamo poco – che la identificazione della “povertà infantile” non è neppure e non solo per la mancanza di denaro ma è, sopratutto, per il mancato o scarso accesso dei bambini alle strutture della prima infanzia, alla istruzione e alla abitazione, in particolare, congiunta alla bassa partecipazione nelle attività sociali, culturali e religiose e, conseguentemente, da collocare molto”lontano dal gruppo locale dei pari” e non solo di età.
Ecco la primaria azione di coinvolgimento, quindi, impegnata per “superare la disuguaglianza” che se non è soltanto causa di povertà ne è, però, anche una conseguenza.

Ogni giorno incontriamo e vediamo che i bambini nati in “condizioni svantaggiati” o appartenenti a “gruppi vulnerabili” non essendo alla pari partono, oggettivamente, con uno svantaggio che nel vissuto di tutti i giorni dell’anno lo svantaggio potrebbe ridursi, soltanto, con l’avvio di un solidale impegno sociale continuo.
Ma sia all’inizio del confronto elettorale ed anche in queste ultime settimane, tra gli impegni politici e sociali dei Candidati al Parlamento Europeo, si è rilevato una scarsa quanto nulla attenzione al richiamo europeo e ai vincoli della Convenzione ONU “sui diritti di ogni bambino a sviluppare pienamente il proprio potenziale sociale, emotivo, fisico e cognitivo”.

Dovremmo rilevare e convenire “sulle radici portanti” del disagio sociale, per sradicarle e. comunque, agire per ridurre il rischio povertà che in l’Italia ha raggiunto il 33,8% e , mediamente, nell’Unione Europea è del 28%.
Queste ampie disuguaglianze, peraltro vissute in contesti svantaggiati, non si esauriscono in tempi brevi e si possono trascinare anche per generazioni.
Ecco, quindi, l’assoluta urgenza sociale di “rilanciare più solidarietà europea” per uscire dalla recessione e dalla disoccupazione, aggiungendo alla parola crescita, la “quantificazione degli investimenti pubblici e privati sia materiali che immateriali”.
Sento affermare e ripetere dai Candidati europeisti dichiarati, inclusi quelli del mio Partito, il PD, che dal 25 maggio 2014, con il nuovo Parlamento si deve “cambiare segno, cambiare verso, cambiare passo” perché il disagio sociale, con le sue austerità, ha soffocato sviluppo e lavoro nel contesto della crisi economica e finanziaria di questi ultimi cinque anni, colpendo l’Europa e logorando le sue istituzioni nelle sue iniziative politiche erodendo, finanche, la fiducia di molti cittadini europei.
E’ in questa articolata realtà europea, complessa e differenziata tra i 28 Paesi, il 25 maggio 2014, con i circa 400 milioni di cittadini europei, nell’esercizio dei diritti democratici di voto, siamo chiamati a votare il nostro Parlamento e indicare chi vogliamo alla guida dell’Esecutivo europeo.

Guida che, superando ogni demagogia su euro si euro no e proponendo condizioni di sostegno agli investimenti pubblici e privati, quale priorità doverosa dell’Unione Europea, potrà rilanciare una gestione certa e rapida del “pacchetto investimenti sociali” mirato a ridurre tanto gli alti livelli di povertà infantile e famigliare quanto, con il lavoro vero, riavviare una dignitosa inclusione sociale di cittadini, quale parte attiva nella costruzione dell’Unione politica degli Stati europei.
Frosinone, 10 maggio 2014.

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