squinzi camusso 350

squinzi camusso 350di Ivano Alteri – Le recenti “bacchettate” alle parti sociali ad opera del presidente della Banca d’Italia, Visco, potrebbero essere l’ennesimo indizio di un cambiamento epocale nei rapporti economici e sociali, tale da rimettere in discussione quanto finora abbiamo visto e vissuto in termini di antagonismo sociale e lotta politica. Eravamo abituati a sentire la massima istituzione finanziaria del Paese accusare di conservatorismo il solo sindacato dei lavoratori, sempre colpevole a suo dire di voler mantenere i famigerati “lacci e lacciuoli”. Ora, di fronte a quell’indice accusatore dalle pretese quasi divine, sono state poste proditoriamente anche le imprese. La repentina retromarcia del presidente della Confindustria, Squinzi, riguardo il giudizio sugli atti del governo Renzi, ieri negativo oggi positivo, è lì a dimostrarlo: le bacchettate lo hanno rimesso a posto, e Renzi può procedere spedito.

In altre parole, sembrerebbe giunto all’ultimo atto il feroce attacco del Capitale Finanziario contro l’intero mondo del lavoro, quello che produce materialmente beni e servizi, fatto di Lavoro e Capitale Produttivo. Ora anche questo capitale, e non più solo il Lavoro, è invitato, con le buone o con le cattive, a fare silenzio di fronte al capitale finanziario, ad inchinarvisi come ad un monarca troneggiante sull’intero pianeta. Le difficoltà delle piccole e medie imprese a reperire prestiti per i loro investimenti ne sono una prova eminente, ancor più sapendo che nel mondo vi sono migliaia di miliardi di dollari in attesa di allocazione. Ma ne abbiamo qualche esempio, anche in uno stadio già piuttosto avanzato, qui in Italia: le grandi firme del made in italy sono da tempo detentrici del solo marchio e del capitale finanziario, appunto, senza più neanche un dipendente, né un macchinario, né un capannone. Le loro belle maglie, camicie e cravatte sono prodotte nei sottoscala dei nostri palazzi, come avviene nel Sorano, da nostri concittadini schiavizzati, senza diritti, deprivati di ogni dignità, retribuiti con tre-euro-l’ora!, agli ordini di piccoli imprenditori trasformati in kapò: schiavi sotto la frusta di altri schiavi, al servizio dei nuovi e orripilanti “lor signori”.

Questo rimescolamento delle carte della storia, se abbiamo ben compreso, era alla base della riflessione che ha portato alla creazione del Pd, di cui continuiamo perciò ad apprezzare l’intuizione. Ma oggi il Pd è stato conteso e conquistato da Renzi, che nella ristrutturazione dell’oppressione planetaria non si pone dalla parte degli oppressi (il mondo del lavoro tutto intero) bensì degli oppressori (il capitale finanziario), veri autori delle dichiarazioni ventriloque di Visco. Mentre paradossalmente potremmo ritrovare tra gli “oppressi” uno Squinzi qualsiasi e i suoi simili. Insomma, ci tocca vedere l’unico partito rimasto in piedi in Italia (per merito esclusivo dei comunisti italiani), farsi strumento della destra reazionaria nazionale e internazionale (per responsabilità esclusiva del gruppo dirigente ex comunista), anziché lottare per abbattere questa dittatura atroce del capitale finanziario e contribuire con ciò a rendere il mondo, finalmente, un luogo in cui vivere liberamente e in pace. Così, l’intero mondo del lavoro è rimasto senza alcuna rappresentanza politica.

Frosinone 31 marzo 2014

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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