di Sonia Sirizzotti* – Il 26 febbraio 2014 è stata approvata al Parlamento Europeo, con i voti favorevoli del PSE, una “Risoluzione su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere”. La Risoluzione, votata anche dagli Europarlamentari del PD, mette in evidenza come la prostituzione e la prostituzione forzata sono fenomeni di genere aventi una dimensione globale, che coinvolgono circa 40-42 milioni di persone al mondo, che la grande maggioranza delle persone che si prostituiscono è costituita da donne e ragazze minorenni, che quasi tutti i clienti sono uomini e che la prostituzione è pertanto al contempo causa e conseguenza di una disparità di genere che aggrava ulteriormente; si evidenzia altresì che “la prostituzione riduce tutti gli atti più intimi al loro valore monetario e svilisce l’essere umano fino al livello di merce o oggetto a disposizione del cliente” e che “la prostituzione e la prostituzione forzata sono forme di schiavitù incompatibili con la dignità umana e i diritti umani fondamentali” e “che qualsiasi politica in materia di prostituzione influisce sul conseguimento della parità di genere, incide sulla comprensione delle questioni di genere e trasmette messaggi e norme alla società, compresi i giovani”. “La prostituzione forzata, si legge nella Risoluzione, e la prostituzione e lo sfruttamento nell’industria del sesso possono avere conseguenze psicologiche e fisiche devastanti e durature per gli individui coinvolti (anche dopo che hanno abbandonato la prostituzione), con particolare riferimento a bambini e adolescenti, oltre a essere causa e conseguenza di disparità di genere e a perpetuare stereotipi legati al genere e lo stereotipo della donna che vende servizi sessuali, come l’idea che i corpi di donne e ragazze minorenni siano in vendita per soddisfare la domanda maschile di sesso”.
Cosa ancor più importante è che la Risoluzione riconosce che “la prostituzione e la prostituzione forzata possono incidere sulla violenza contro le donne in generale, dal momento che le ricerche sugli acquirenti di servizi sessuali dimostrano che gli uomini che acquistano sesso hanno un’immagine degradante delle donne” suggerendo quindi alle autorità nazionali competenti di affiancare al divieto di acquistare servizi sessuali una campagna di sensibilizzazione tra gli uomini perchè l’acquisto di servizi sessuali da prostitute di età inferiore ai 21 anni dovrebbe costituire reato. Inoltre la Risoluzione UE mette in rilievo “che considerare la prostituzione un «lavoro sessuale» legale, depenalizzare l’industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l’effetto contrario esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi”. La Risoluzione mette in rilievo che “taluni dati confermano l’effetto deterrente del modello nordico sulla tratta in Svezia dove la prostituzione e la tratta a fini sessuali non sono in aumento, e il fatto che il modello in questione trovi sempre maggiore sostegno presso la popolazione, soprattutto tra i giovani, a dimostrazione che la normativa ha comportato un cambiamento negli atteggiamenti”.
In Italia, qualche giorno dopo l’approvazione della Risoluzione Europea, precisamente il 4 marzo 2014, presso il Senato della Repubblica, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Disegno di Legge della Senatrice Maria Spilabotte (PD) per regolamentare la prostituzione e attribuire ai sex worker il pagamento delle tasse. Tra i firmatari anche la Senatrice di Fi Alessandra Mussolini. Una proposta apertamente in conflitto con i suggerimenti UE che evidenzia una forte impronta ideologica tutta incentrata sul concetto di autodeterminazione che arriva a considerare la prostituzione un “lavoro sessuale” legale e a depenalizzare l’industria del sesso tanto da permettere l’esercizio della “professione di prostituta” attraverso l’iscrizione camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA). Il ddl Spilabotte, oltre ad infliggere un duro colpo alla dignità del corpo femminile evidenzia come sia stato concepito senza tener presente di cosa accade nel resto del Mondo. In Olanda secondo alcune stime l’80% delle donne che lavora in locali autorizzati sarebbe oggetto di sfruttamento internazionale e l’Austria, pur adottando una politica “regolamentarista” ha visto crescere le vittime di sfruttamento sessuale: stimate fra le 470 e le 940 all’anno nel 1998, mentre nel 2003, appena cinque anni dopo, lo stesso numero veniva stimato fra 1420 e 2840. Un ulteriore dato contro l’ipotesi di legalizzare la prostituzione viene da un lavoro condotto da ricercatori delle università di Heidelberg, Berlino e Londra (“Does Legalized Prostitution Increase Human Trafficking?”) i quali, esaminando i dati di 161 Paesi fra il 1996 e il 2003, sono giunti alla conclusione che una politica di liberalizzazione della prostituzione comporti e possa comportare un aumento del traffico e dello sfruttamento di persone ridotte a pura merce di scambio. Dinanzi a simili evidenze è facile comprendere come l’oscurantista ddl Spilabotte tenti di rigettare alle ortiche anni di battaglie per il rispetto dei diritti della Persona e in particolare le conquiste nella difesa della dignità della donna.
Per quanto esposto, ritengo più adeguato e in linea con le raccomandazioni UE il ddl dell’Onorevole Alessandro Naccarato (PD) primo firmatario di una proposta di legge dal titolo “Nuove norme per contrastare la prostituzione” assegnato all’esame della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. “Qualsiasi tentativo di contrastare la prostituzione deve considerare non solo l’offerta, ma anche la domanda di prestazioni sessuali. Infatti prevedere misure legislative per contrastare l’esercizio della prostituzione senza occuparsi di quanti si avvalgono delle prestazioni rischia di essere un approccio superficiale, carico di ipocrisia ma, soprattutto, inefficace e inadeguato”. “Nella legislazione sulla prostituzione”, spiega Naccarato, “deve essere superato e accantonato il punto di vista di chi vorrebbe difendere la libertà di coloro che si avvalgono del sesso a pagamento. Infatti deve essere affermato con forza che queste presunte “libertà” sono esercitate nei confronti di persone che libere non sono. Si tratta di soggetti deboli, a volte poco più che adolescenti, privati spesso dei documenti, sradicati dal loro Paese, non in grado di difendersi e di reagire; donne in alcuni casi vendute ripetutamente come oggetti, a volte costrette con la forza o “esportate” con l’inganno”. “Il cliente agisce, forse perfino conoscendo questa situazione, e diventa lui stesso uno sfruttatore poichè induce con la sua domanda quel traffico di donne che porta con sé delinquenza e criminalità . È necessario perciò affrontare il problema del contrasto alla prostituzione anche dal punto di vista del cliente-sfruttatore, attraverso l’inasprimento delle pene di carattere penale e pecuniario a suo carico e prevedendo l’aumento della pena in caso di reiterazione di comportamenti illeciti”. Inoltre il ddl Naccarato è prevede un sostegno ai Governi locali per la prevenzione e per il recupero sociale nell’ambito della lotta alla prostituzione. L’ammontare complessivo degli introiti derivanti dall’applicazione delle sanzioni pecuniarie per i reati previsti è destinato all’incremento del Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui all’articolo 20 della legge 8 novembre 2000, n. 328, ed è espressamente finalizzato a sostenere le iniziative promosse sul territorio dagli enti locali per la prevenzione e per il recupero sociale nell’ambito della lotta alla prostituzione.
*Avv. Sonia Sirizzotti – Legale Sportello a sostegno vittime di violenza AUSER del Frusinate
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