Lo “schema Pomigliano” non c’è più. La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 5581 depositata l’11 marzo 2014 ha messo “il suggello finale alla complessa vicenda processuale originata dal tentativo della Fiat di estromettere la Fiom dallo stabilimento di Pomigliano, anche attraverso l’odiosa discriminazione a danno dei suoi iscritti”. Lo diciamo con le parole di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil. “Infatti, la Cassazione, con la sentenza numero 5581 depositata oggi, accogliendo l’eccezione sollevata dalla Fiom, ha dichiarato l’inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso proposto da Fabbrica Italia Pomigliano contro la nota ordinanza ‘antidiscriminatoria’ emessa dalla Corte d’Appello di Roma. A seguito di tale pronuncia, diviene così definitiva l’ordinanza della Corte d’Appello che ha accertato la discriminazione nelle assunzioni presso lo stabilimento di Pomigliano verso gli iscritti della Fiom, ha ordinato di cessare tale comportamento, di rimuoverne gli effetti e di procedere con l’assunzione di 145 iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil”. La Corte di appello di Roma nel 2012 aveva stabilito che la decisione del Lingotto di tenere fuori dalle linee tutte le tute blu Cgil configurasse un comportamento discriminatorio, il verdetto della suprema corte depositato ieri poggia su un dato di fatto: il ricorso dell’azienda è inammissibile. Gli operai avevano un contratto Fga, cioè della società Fiat Group Automobiles*, ma nel 2010 Sergio Marchionne decise di convertirla in Fip, Fabbrica Italia Pomigliano**. Al momento del passaggio circa metà della forza lavoro è finita in cassa integrazione, in particolare tutti quelli con la tessera Fiom. Il piano Marchionne ha fatto una nuova piroetta nel 2013, con il ritorno dell’impianto a “Fga*”. Nel mezzo c’erano stati i ricorsi Fiom. Infatti, secondo la Suprema Corte, la “Fip**” “non essendo più proprietaria dello stabilimento presso il quale avrebbero dovuto essere effettuate le ulteriori assunzioni di affiliati alla Fiom, ovvero presso il quale già siano state effettuate le assunzioni dei lavoratori nominativamente indicati, non ha più alcun concreto e attuale interesse alla rimozione delle statuizioni rese nell’ordinanza impugnata”. Le spese legali andranno divise tra le parti. Restano ancora i problemi per i circa 1.200 operai, da quattro anni in cassa e non ancora rientrano sulle linee in cui si produce la Panda. Tutto quello che hanno raccattato è qualche settimana di lavoro nei settori B e C. Per loro la Fiat ha chiesto un nuovo anno di cassa e ancora il rientro nel cerchio magico del settore A si allontana. In ogni caso, ci sembra una buona notizia che una discriminazione sia stata cancellata, mentre le statistiche sembrano bollettini di guerra e ci dicono che nel 2013, l’Italia ha perso 478 mila occupati, pari a 1.311 posti di lavoro in meno al giorno, il numero dei disoccupati è aumentato di 369mila unità, pari al 13,4% in più in 1 anno, e di questi 158mila sono giovani tra 15 e 34 anni. Ignazio Mazzoli – Frosinone 13 marzo 2014
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