di Ignazio Mazzoli – Già nei mesi scorsi il PD ha dato un’immagine nuova con i volti di Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Giuseppe Civati. Ora Matteo Renzi ha vinto con una percentuale di voti davvero elevata. Le settimane e mesi prossimi diranno come si sia materializzato questo risultato, cioè se è figlio di una promozione mediatica senza risparmio di mezzi economici e tecnici o di una votazione aperta a tutti oppure di queste due cose insieme. Francamente questa totale apertura a chiunque volesse votare è poco comprensibile nella scelta del massimo dirigente di un partito che dovrebbe essere selezionato solo da quelli che con lui condividono idee e attività politiche e organizzative. «Le primarie del Pd – dice Giulio Sapelli – è un fenomeno solo italiano. Votano per i tre candidati in corsa tutti quelli che vogliono, dopo aver versato una piccola somma. È la prima volta nella storia mondiale dei partiti in cui un segretario di partito viene eletto da iscritti e non iscritti, financo da persone che non condividono le idee dei candidati.» (da ilsussidiario.net nell’articolo “I poteri forti hanno trovato il nuovo Berlusconi”).
A prima vista in questo voto si sommano motivazioni diverse. Certamente c’è tutto il malessere accumulato in molti anni per il disagio sociale subito, le delusioni e le grandi ingiustizie che ci vengono inflitte. L’unico che sa parlare il giusto linguaggio contro questo stato di cose è solo Papa Francesco. Non manca certamente anche la voglia d’interferire nelle logiche interne del Partito democratico per cercare di liquidare quel che resta della tradizione comunista (Pci). Dei miei cugini, che per una vita hanno votato Msi, Allenza Nazionale e poi Pdl mi hanno telefonato dicendo che andavano a votare Renzi. Quanti avranno scelto questo ruolo di guastatori? Non solo, anche vecchi militanti del Pci hanno scelto di votare Renzi nella speranza che qualcosa cambi e soprattutto nella speranza di liquidare un gruppo di dirigenti che hanno dilapidato il ricco e nobile patrimonio di attendibilità, di elaborazione e di buona politica che il Pci di Togliatti e Berlinguer ci aveva lasciato. Frosinone e la sua provincia sono fra i migliori testimoni di come si sia fatto strame di questo lascito abbandonandosi alle clientele, alle camarille, agli inciuci permanenti.
Penso che Renzi centri un problema quando afferma che “Questa è la fine di un gruppo dirigente”, parlando del risultato di ieri. Quell’eredità è stata divorata dalla seconda metà degli anni ’90 ed è proseguita senza ritegno fino ad oggi. Sicuramente la responsabilità prima va ricercata nella frettolosa svolta della Bolognina realizzata senza un’adeguata elaborazione e senza saper indicare cosa cambiare e cosa salvare al punto di dimenticarsi dei deboli, dei lavoratori, delle donne, di una nuova società più equa e più giusta. Sarebbe buona cosa riaprire le pagine del bel libro di Luca Telese “Qualcuno era comunista” edito nel 2009. Una lettura illuminante su ieri ma anche su l’oggi e sul come si è determinato e chi l’ha ispirato.
Va bene voltiamo pagina. Valuteremo scelte e iniziativa del nuovo segretario del PD, restandone dichiaratamente fuori, anche secondo quello che avverrà sul nostro territorio, come abbiamo sempre fatto. Intanto il PD ha avuto la sua grande giornata di partecipazione e di notorietà. Non è cosa da poco in una stagione di lontananza dai partiti e dalla politica. Il numero dei votanti, devo ammetterlo è stata una sorpresa, come lo è stata il 68% del neo segretario. Da come si era svolto il confronto, si poteva pensare ad una minore distanza fra i competitori. Ed io l’ho pensato.
L’accattivante intervento di Matteo Renzi, svolto dopo aver conosciuto i risultati merita qualche attenzione. Ce n’è una in particolare che mi preme cogliere ora a caldo, senza nulla togliere ad un successivo approfondimento. Nelle sue parole non ho trovato alcun riferimento alle cause della crisi che tiene in difficoltà il nostro popolo, ma non solo, intere nazioni.
Ci è parso di cogliere una critica solo all’incapacità degli uomini di governo e alle rappresentanze politiche per la serie “Ai teorici dell’inciucio diciamo: vi è andata male” oppure “Questa non è la fine della sinistra, noi stiamo solo cambiando il gruppo dirigente della sinistra.” In precedenza aveva attaccato Beppe Grillo. “Quarantamila persone si sono raccolte per dire ‘vaffa’”. “Oggi oltre due milioni di persone è andato a votare per la proposta”, aveva scandito. Efficace sicuramente. Come pure il non è possibile “Affidarsi ad una classe politica che in questi anni ha dimostrato di non saper cogliere gli umori della gente”. Bene! Tutto vero, ma il perché di tutto queste resta avvolto nel mistero o se si preferisce nel destino cinico e baro.
E’ giunto il momento che si richiamino le cause della crisi economica e i suoi responsabili perché sono anche i responsabili della crisi della politica, dell’insistente richiesta delle larghe intese, del malcostume e della corruzione che è assolutamente funzionale a quel potere della finanza mondiale. L’assenza di questi riferimenti è preoccupante perché fa temere che le politiche non cambieranno, saranno solo presentate meglio e in questo ciò che preoccupa è il persistere di un’alta tassazione, dell’austerità, dell’attacco ai diritti del lavoro che Renzi non vuole tutelare avendo dichiarato chiaramente nella campagna per le primarie. Altro che superare la Fornero! Ha detto: chi vota per me sa che ci saranno nuove regole nel mondo del lavoro. Quali? Non bastano i danni già fatti e non basta aver calpestato la Costituzione in questo campo? Questi interrogativi si affollano alla mente quando sono in atto le proteste dei “Forconi” che coinvolgendo gli autotrasportatori in un blocco delle merci lanciani sinistri segnali di “cilenismo pinochettiano 1973”. (scusate il neologismo ma quando prendono corpo questo tipo di proteste come dimenticare il Cile di Allende?)
Avremmo gradito sapere anche qual è l’Europa che pensa o immagina. Vedremo in seguito.
Ai suoi concorrenti vorrei lamentare due definizioni che non mi convincono. A Cuperlo, di cui apprezzo il chiaro e determinato schieramento a sinistra, ricordo che la lealtà verso il segretario non è una qualità, è termine che può essere frainteso. La dote vera, invece, è agire dentro le regole che un partito si è dato e dentro quelle regole condurre una vera lotta politica a sostegno delle posizioni di cui si è portatori; a Giuseppe Civati che si rallegra pensando che con questo nuovo gruppo dirigente si vincerà perché è giovane, vorrei ricordare che l’anagrafe da sola non è proposta, non è cultura, non è tattica e tantomeno strategia.
Piuttosto tenete gli occhi aperti per non farvi usare dai poteri forti e abbiate a cuore più di ogni altro bene l’autonomia del vostro partito a cominciare dai finanziamenti. Se vanno via quelli pubblici entrano quelli privati che hanno costi politici altissimi nella libertà di scelta.
Veroli 9 dicembre 2013
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