di Ignazio Mazzoli – Martedì 26 novembre ho incontrato LadyFest Frosinone e mi ha incuriosito subito. In particolare la parola “queer” mi ha messo addosso la voglia di sapere cosa significasse e penso che ora anche ai lettori venga questo desiderio. Ho incontrato, videocamera alla mano, Annalisa Casino, Marta Frixa, Roberta Pietrobono, Jessica Testa e Elena Valeri nel bar Ithaca di via Garibaldi a Frosinone che si distingue continuamente per la varietà delle sue iniziative che vanno dal cinema alla presentazioni dei libri alle lezioni di teatro e tanto altro tanto da farne uno straordinario microcentro di vita in una malinconica area della città dove saracinesche abbassate e persiane serrate la fanno da padrone.
Le giovani donne che si impegnano nella conversazione-intervista richiesta da unoetre.it descrivono ancora una volta la volontà di esserci e di fare che ormai si manifesta in tanti e variegati aggregati di associazionismo come stiamo cercando di documentare nel nostro giornale.
L’associazionismo di oggi è una moderna forma di partecipazione alla vita sociale e non priva di intenzioni a determinare sollecitazioni politiche. Associarsi è anche la risultante dell’espulsione dai partiti della militanza per lasciar posto a meccanismi di delega esasperata, spesso nelle mani di uno solo o comunque di pochi.
Meglio di tante parole il video che segue dimostra come Annalisa, Marta, Roberta e Jessica con un linguaggio semplice e attento illustrano che le molle che le spingono a riunirsi e a incontrarsi sono l’arte e la socialità.
E’ nelle parole di Annalisa che colgo la partola “queer”*. La cerco e imparo che è una teoria. La teoria “queer” sfida la pratica comune di dividere in compartimenti separati le persone perché “entrino” in una o più particolari categorie predefinite. Per intenderci si rifiuta di classificare un comportamento come “naturale” o “innaturale” rispetto al comportamento eterosessuale. La teoria “queer” si sforza di tenere insieme qualsiasi attività o identità sessuale che si voglia far ricadare entro le rigide categorie di “normativo e deviante”. In particolare, la teoria “queer” rigetta la creazione di categorie ed entità-gruppo artificiali e socialmente assegnate basate sulla divisione tra coloro che condividono un’usanza, abitudine o stile di vita e coloro che non lo condividono.
Fate o streghe? Domanda sbagliata, ma certamente testimoni e portatrici di una diversa e nuova manifestazione di femminismo nella realtà di Frosinone. Nelle intenzioni delle organizzatrici c’è una visione “altra” rispetto alle classiche battaglie di genere degli anni ’70, come dev’essere stato dimostrato nell’iniziativa di Alatri (citata nel video) dove si è parlato di contaminazione femminismo-maschilismo.
Ora non resta che guardare e ascoltare il video
*A coniare la formula “teoria queer” fu Teresa de Lauretis (Professore emerito di Storia della Coscienza presso l’Università della California, Santa Cruz, ha conseguito il suo dottorato in Lingue e Letterature Straniere all’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano prima di stabilirsi negli Stati Uniti d’America.), nell’ambito di una conferenza tenutasi all’Università della California, Santa Cruz, nel febbraio 1990.
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