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PDDichiarazione di Ermisio Mazzocchi – Chiarezza nelle scelte per un Partito Democratico sano ed efficiente.
Mi è stato chiesto da alcuni giornali come vorrei che si affrontasse il congresso del mio partito, il PD. La prima e più evidente esigenza è quella di ridare dignità a un partito che è dilaniato da divisioni e scontri violenti che, lo dico subito, non in tutti i casi sono generati solo da pulsioni egoistiche e individuali che purtroppo ci sono. È bene che risulti chiaro che il conflitto, che oggi appare ai più non immediatamente comprensibile, nasce anche dalla ricerca di una linea di progresso democratico che sia in grado di rinnovare la società italiana in alternativa a ogni forma di conservazione comunque mascherata che penalizza chi lavora e tutte le energie oppresse e oggi mortificate nel potere d’acquisto, nel campo dei diritti del lavoro, dei diritti civili e delle aspettative di valorizzazione sociale. Questo è l’unico modo di realizzare un partito aperto alle esigenze dei cittadini.
Ci vuole un nuovo progetto per la rinascita del paese che dia speranza di uscire dalla crisi con più democrazia. Con più posti di lavoro. Con una diversa e più equa redistribuzione del reddito. Questo è ciò che conta per rispondere alla domanda di nuova umanità che viene dal mondo come sta dimostrando l’esperienza di Papa Francesco I.
Costruire un partito con una nuova e efficiente struttura organizzativa capace di ricomporre un legame tra le riforme che diano una sicura prospettiva di vita giusta e soddisfacente a milioni di cittadini e il consenso di sostegno e condivisione dal basso al rinnovamento della società. La sintonia con il paese non può essere affidata a un solo uomo, ma è il risultato di un dispiegamento pieno di tante energie.
Serve un partito che non si riduca a una somma di amministratori e parlamentari, unici portavoce della rappresentanza politica del PD, ma sia una forza coesa dove ciascuno non è chiamato a preparare solo le primarie, ma è coinvolto pienamente nella funzione quotidiana di affermare un partito riformista, progressista e di (centro) sinistra.
Componenti, correnti, fazioni non possono più far parte di uno schema organizzativo che si è dimostrato fallimentare e dannoso. Servono dirigenti politici, non capicorrente che esauriscono ogni margine di dialettica interna vera e democratica. Questo tipo di struttura mortifica la partecipazione e la ricchezza di elaborazione. Non serve a noi, ma tanto meno all’Italia, un partito plebiscitario agli ordini di un capo.
Il congresso deve rintracciare e valutare gli errori del passato, affrontare i contenuti programmatici delle riforme istituzionali ed economiche.
Allo stesso tempo deve introdurre una piattaforma di vita interna in grado di esprimere democraticamente dirigenti ed eletti locali ai quali non sia preclusa la strada dell’accesso a tutti i livelli superiori di direzione come riconoscimento delle proprie capacità di elaborazione, di proposte e di mobilitazione sociale indispensabile a sostenere le prime.
Nello specifico di questa provincia mi è stato chiesto “con chi stai?”. Non sto sicuramente con i responsabili del maggio 2012 e vorrei stare con tutti coloro che senza sfuggire dai reali problemi della provincia di Frosinone, in primo luogo dai drammatici dati sulla disoccupazione, vogliono occuparsi della loro soluzione senza strumentalizzarli per ottenere riconoscimenti e compensi.
Non basta affermare di volere un congresso unitario. Tutti aspirano a realizzare un congresso che si concluda con un ampio consenso. Ma unitario non può e non deve intendersi come un’operazione di vertice predefinita a tavolino.
Un congresso è unitario se è confronto vero di posizioni vere intorno al riconoscimento degli errori compiuti, all’individuazione delle responsabilità, alla ricerca dei modi e degli strumenti per non continuare a commettere quegli stessi errori e in primo luogo è unitario se si condividono obiettivi e metodologie di lavoro in cui il partito, di cui si fa parte e che si vuole dirigere, sia visto come il protagonista di iniziative, di movimenti e di scelte grazie al legame che sa costruire con la società e in primo luogo con chi lavora e con i più deboli.
Non mi interessa un partito che soddisfi le esigenze di potenti e potentati e non riesca a dichiarare e sostenere il suo convinto antagonismo al centrodestra e ai suoi uomini.
Mi interessa soltanto un partito che sappia promuovere le lotte per determinare il cambiamento e lo sappia governare.
Vorrei un confronto non tra schieramenti precostituiti che si demonizzano a vicenda, spesso con ostracismi, ma una libera dialettica sulle prospettive e sul futuro di questa provincia.
Vorrei che costruissimo un partito solido, credibile con chiarezza di collocazione a sinistra, non parolaio ma credibile e sinceramente unitario, capace di contribuire alla realizzazione di un compatto schieramento di centrosinistra.
Voglio un PD amato, rispettato, considerato fonte di progresso e democrazia.
Frosinone 9 settembre 2013

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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