pd inpiazza 225

pd inpiazza 225di Stefania Martini e Ermisio Mazzocchi – La ricomposizione del PD provinciale con l’intesa raggiunta nell’assemblea provinciale di domenica 16 giugno consente a tutto il partito di affrontare con maggiore serenità e convinzione il congresso previsto entro la fine dell’anno. Non ci nascondiamo i limiti contenuti nell’intesa sottoscritta dalle diverse aree del partito, che deve essere considerata una scelta politica volta a evitare una dimostrazione di forza tra le componenti e una spaccatura violenta dell’intero partito. I nostri auspici, più volte annunciati e formalizzati in un documento illustrato all’assemblea, e sostenuti anche da ambienti fuori il PD, di ricercare un percorso condiviso verso il congresso, unico strumento democratico di scelte politiche e organizzative, sono andati a buon fine.

Si apre un nuovo orizzonte in cui nessuno è umiliato né alcuno è privilegiato confermando che non ci sono personaggi che possano considerarsi proprietari di questo partito. Si possono avanzare molte obiezioni alle “nuove regole” approvate dall’assemblea, attenta e sofferente per le sorti del partito. Anche se ha avuto momenti dai toni aspri, e ha subito difficoltà nelle stesse modalità di svolgimento, si è conclusa senza attribuire prevalenze alle volontà di qualcuno, ma al contrario ha definito ulteriormente un livello di equilibrio democratico fra le varie anime del partito che dovranno dare vita alla preparazione ed allo svolgimento del congresso che, sia ben chiaro, dopo la prova di domenica scorsa, ha sempre più come posta in gioco quella di configurarsi per essere organizzazione politico-culturale capace di rispondere alla domanda di cambiamento e di rappresentanza che viene dai cittadini e dai lavoratori.

Davanti a noi rischiavamo di avere “un baratro” senza possibilità di salvezza. Caduta di credibilità del PD nell’opinione pubblica e nei confronti dei partiti del centrosinistra, impotenza a sostenere una lotta per lo sviluppo provinciale, disorientamento degli iscritti, personalizzazione conflittuale delle divisioni interne. Occorreva rimanere dentro i limiti della politica, come sollecitato dal segretario regionale Enrico Gasbarra, e assumere una responsabilità collettiva, invocata da noi ripetutamente e da tempo. La scelta è stata ragionevole anche con tutti gli elementi di pesantezza segnalati, ma incanala tutti in un percorso congressuale dentro un campo aperto senza reti di protezione. Questo non significa la scomparsa delle diverse sensibilità, oggi arricchite da altre correnti di pensiero politico che possono costituire un nuovo contributo al dibattito congressuale e allo stesso tempo offrire un’opportunità per superare una cristallizzazione del partito dentro le tradizionali correnti, rimesse in discussione dai mutamenti avvenuti nel PD dopo le elezioni di febbraio e oltre.
E’ evidente che questa opzione sprona il partito a riflettere sulle modalità dello svolgimento della campagna congressuale, compreso la definizione delle forme di partecipazione e di adesione nel rispetto delle diversità progettuali e dell’interesse dimostrato da quanti non iscritti guardono ora con attenzione al PD, e in particolar modo, non per ultimo, sui contenuti programmatici non incatenati alle aree di appartenenza, ma sulla base di un libero e vero confronto che generi una convinta e personale adesione.
Il segretario provinciale, Sara Battisti, non subisce alcuna sfiducia, grazie ad un’operazione scalzata da saggezza politica e, aggiungiamo, da senso di appartenenza al più grande partito, oggi carico di responsabilità nel Paese e nella Regione Lazio. L’elezione del presidente Antonino Scaccia costituisce non un’operazione di ingegneria politica per un bilanciamento dei poteri di governo del partito, ma il risultato di una convergenza espressa dall’insieme dei dirigenti senza alcuna paternità ed etichettatura. Siamo convinti che in questo quadro organizzativo grazie alle garanzie delle qualità politiche manifestate incontestabilmente dal segretario e dall’esperienza del presidente, il PD ritrova la sua dignità di forza di cambiamento e di progresso. Esprimiamo l’intendimento a svolgere il nostro impegno senza schematismi e posizioni preconcette nel rispetto delle decisioni comuni, aperti al contributo e al confronto per rigenerare, come iscritti e insieme a tutti gli iscritti, una feconda stagione del Partito Democratico.

Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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