paolo borsellino 350 260 mindi Valentino Bettinelli – E’ una calda domenica quella del 19 Luglio 1992 a Palermo. Il giudice Paolo Borsellino, assieme alla sua scorta, si reca in via Mariano D’Amelio per fare visita a sua sorella Rita.

La vita del magistrato scorre su una sottile linea di pericolo a causa delle costanti minacce subite da parte di Cosa Nostra, ma la sua attività non accenna a vacillare. Era estate a Palermo, eppure alle 16:58 il capoluogo siciliano e l’Italia intera si ritrovano sommersi sotto una coltre di ghiaccio bollente. Un gelo dovuto alla paura, quel sentimento che mai aveva sfiorato l’anima di Borsellino.

I brandelli provocati dall’esplosione della Fiat 126 rappresentano simbolicamente la situazione di un Paese che, da quel momento in poi, sarà costretto a vivere in una fitta cortina di fumo e menzogne non ancora chiarite.

A squarciare un silenzio lungo ventisei anni, la sentenza del processo “Borsellino quater”, nella quale è possibile leggere di un coinvolgimento diretto dello Stato nell’opera di depistaggio e insabbiamento del caso. Un “Truman Show in salsa horror” come è stato definito da Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino.

Parlare di Paolo Borsellino significa raccontare la storia di un uomo di Stato formalmente terminata il 23 maggio di quel tragico 1992. Dopo l’attentato all’amico e collega Giovanni Falcone, il giudice Borsellino capì di essere il bersaglio successivo sulla lista di Cosa Nostra. 57 giorni che ci hanno consegnato una persona diversa; i fatti da lui percepiti dal 23 maggio al 19 luglio, le sue valutazioni da quel momento avranno sostanzialmente una misura diversa.

Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Cinque nomi, cinque agenti, cinque persone. Cinque vite immolate, assieme a quella del giudice, in nome della legalità, in nome di uno Stato che non si è rivelato in grado di proteggerli. A questi eroi moderni si unisce la storia del collega Antonio Vullo, unico sopravvissuto di quella strage.

In realtà, tra i “cimeli di Stato” di quell’ annus horribilis manca all’appello un’agenda. Quell’Agenda Rossa da cui il giudice Paolo Borsellino non si separava mai. La sparizione di un oggetto, all’apparenza insignificante, che rappresenta l’inizio della fine di un intero Paese, costretto ancora oggi a ricordare questi terribili eventi, senza conoscere i reali mandanti.

Di Valentino Bettinelli

Valentino Bettinelli, nasce a Frosinone il 19/12/1992. Dottore in Scienze politiche. Vive a Ceccano dove ha svolto il servizio civile presso la Biblioteca comunale di questa città. E' anche responsabile dell'Ufficio stampa Ceccano Calcio

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