assemblea1marzo 460 min

assemblea1marzo 460 mindi Ignazio Mazzoli – Sono le 10 da poco passate e già nel salone della Provincia sono arrivati oltre 90 disoccupati. Hanno risposto alla convocazione dell’assemblea promossa da Cgil, Cisl e Uil. Stamattina è presente con Anselmo Briganti, Enrico Coppotelli, Gabriele Stamegna anche Angelo Paniccia dell’Ugl, che ha partecipato attivamente a tutta la trattativa. Il salone continua riempirsi come nelle grandi occasioni.

I disoccupati leggono alcune dichiarazioni di soddisfazione scritte da rappresentanti istituzionali. “Altri 12 mesi di sostegno al reddito per i lavoratori in mobilità ordinaria o straordinaria dell’area di crisi complessa Anagni-Frosinone. Era l’impegno preso solo pochi giorni fa con gli stessi lavoratori durante un incontro e oggi arriva la risposta decisa della Regione Lazio”.

Il leitmotiv che si ripete è “Ancora una volta la Regione mantiene gli impegni: ora è necessario lo sforzo delle aziende locali per le riassunzioni”. Impossibile equivocare siamo in campagna elettorale e la strumentalizzazione non può mancare come nella dichiarazione del simpatico Presidente della Provincia, Antonio Pompeo, che così pronuncia l’endorsement a sostegno di Nicola Zingaretti “Questo ennesimo provvedimento dimostra come Nicola Zingaretti debba continuare a guidare la Regione Lazio, perché lo sta facendo con autorevolezza e capacità, come sta a testimoniare anche il felice esito della vertenza Ideal Standard: impegni presi e mantenuti, senza illudere nessuno, ma portati a buon fine con la forza delle capacità. Ora bisogna passare alla fase successiva, le politiche attive, per creare buona occupazione”.7

I sindacati presentano l’Accordo

Si mormora ovunque che si tratti di un provvedimento elettorale e con consapevolezza lo dicono molti disoccupati mettendo insieme la data dell’incontro Regione-Sindacati in cui si è firmato l’accordo: il 28 febbraio alla vigilia del voto del 4 marzo e 2 giorni prima del silenzio elettorale dopo 2 rinvii senza motivazione. I mormorii lasciano il posto all’avvio dell’assemblea con l’intervento di Anselmo Briganti (Cgil) che precisa subito come «l’Accordo è con la Giunta regionale e spiega: questo carattere l’abbiamo voluto perché garantisce la ripresa del dialogo e della trattativa dopo il voto con chiunque vinca, trattandosi della decisione di un organo istituzionale.» Basterà questa accortezza?
Enrico Coppotelli (Cisl) illustra i punti salienti dell’Accordo firmato: «- chiunque verrà eletto deve misurarsi con il fatto che la mobilità è prorogata per altri 12 mesi rispetto alla scadenza della prima mobilità percepita. – Questi impegni assunti ieri sono stati firmati anche dalle organizzazioni imprenditoriali. – Invita a guardare con fiducia questo provvedimento perché si tradurrà anche in un “tavolo di monitoraggio” che permetta ad ognuno di avere l’opportunità di trovare nuova occupazione nell’Area di Crisi complessa se qui l’ha persa. – Spiega l’opportunità di 4 finestre per presentare le domande di proroga della mobilità: 30 aprile, 30giugno, 30 settembre, 30 novembre. – Ricorda che le politiche attive sono solo per gli under 60 perché per gli over 60 sono previsti lavori di pubblica utilità fino al pensionamento». Qui non manca una dura critica ai sindaci. Per ultimo annuncia che fra 10 giorni dovrebbe esserci un nuovo incontro con Ministero, Inps, Centri per l’impiego oltre ai sindacati ed agli imprenditori che hanno partecipato a questo del 28 febbraio. l’appuntamento previsto dovrebbe risolvere gli ostacoli burocratici e le inefficienze fino ad ora incontrate.
Un punto dolente che nell’intervento di Cipriani della Man Made viene segnalato con molti precisi dettagli.

Gli interrogativi dei disoccupati

Con saggezza i disoccupati, nell’insieme, dichiarano soddisfazione per l’accordo, perché gli riconoscono che è un impegno istituzionale. Per tutti, però c’è una nota dolente ed è rappresentata dalla mancata certezza delle disponibilità finanziarie.
Gino Rossi (Vertenza Frusinate) l’affronta subito. Per prima cosa chiede di avere il testo dell’accordo quadro. Poi entra nel merito: «l’accordo qui descritto indica un finanziamento di 14 milioni circa che attingono a due Decreti interministeriali, il n° 1 del 12 dicembre 2016 per 10 milioni ed il 2° il n° 12 del 5 aprile 2017 per 4 milioni. Queste somme non assicurano la copertura delle esigenze e si chiede immediatamente: perché ricorrere solo a quelle somme che sono precedenti agli impegni presi al Ministero del Lavoro con la sottosegretaria Biondelli?»
Così ricostruisco con Tiziano Ziroli, uno dei protagonisti dell’incontro del 9 maggio 2017, che mi elenca: «in quel giorno scoprimmo che alla regione Lazio erano stati stanziati circa 19.000.000 di euro, solamente per le casse integrazioni straordinarie. Noi dimostrammo che le casse integrazioni straordinarie sul nostro territorio non c’erano più’. In più scopriamo, sempre in quella riunione per informazione dell’assessore Valente che la Regione Lazio aveva 60.000.000 milioni fermi all’Inps per le aziende che avevano richiesto la cassa integrazione mai rivhiesti e che avrebbero potuto rimanere bloccato anche 10 anni.
Vertenza Frusinate chiese che venissero fatti degli emendamenti per utilizzare quelle somme come suggerito dai direttori generali dei vari enti presenti. Su indicazione del sottosegretario Biondelli furono approvati e successivamente approvati dal Parlamento presentati dal deputato Nazzareno Pilozzi.»
La domanda ora è scontata: perché la regione non pensa di attingere a queste risorse? Rossi subito dopo affronta la questione tirocini. «È un anno che ne parliamo e come si procede? Non ci sono progetti, tutto fallisce come i bonus di 8000 euro alle aziende per assumere, che nulla hanno prodotto. Chi ascolta in assemblea condivide con gli applausi questi interrogativi a cui si aggiunge una domanda diventata ricorrente: Perché i disoccupati non possono partecipare ai tavoli di trattative?»

Briganti replica, subito, sull’assenza dei movimenti ricordando che «nell’estata scorsa si era concordato di comune accordo di sostenere diversi tavoli di richieste dei disoccupati, in nome dello sviluppo di opportune sinergie di lavoro». E qui annuncia un tavolo per l’Ilva nei prossimi giorni. Si coglie la ricerca di sintonia con l’intervento di Nico Evangelista, cha ha lavorato in questa azienda e sollecita i sindacati a rilanciare le vertenze: «ll mio contributo è uno solo noi dobbiamo tornare nelle fabbriche. Far riaprire le fabbriche. Bisogna ragionare sulle singole vertenze per far riaprire le fabbriche. – Dice con passione e prosegue -: tutti i progetti che partono da Frosinone si arenano a Roma». A nessuno sfugge che è una dura sferzata ai rappresentanti politici di questo territorio.

Si alternano altri interventi, Romeo Caruso ritorna sulla «“madre” di tutti i risultati, il famoso 9 maggio ‘17». Non solo, critica la disattenzione dell’informazione. Diffusa, in verità. Ma va detto che non è solo silenzio. Sostenerlo sarebbe ingeneroso. Non si può dimenticare che da 4 anni che due giornali L’Inchiesta e UNOeTRE.it ogni settimana, ininterrottamente, hanno fatto il loro dovere diffondendo notizie, informazioni, costruendo consenso intorno al dramma che era totalmente ignorato e quando raramente veniva affrontato, capitava che se ne parlava deridendo i disoccupati quali smidollati che non avevano voglia di lavorare. Ormai siamo oltre.

Tiziano Ziroli chiede che «fine hanno fatto i tirocini retribuiti che erano un prodotto, anche questo, di quel 9 maggio e che potrebbero esser utili anche a chi è disoccupato pur non avendo perso il posto in fabbrica».

Si conclude con qualche speranza in più

Briganti conclude e rassicura sull’impegno dei sindacati per il rilancio delle vertenze chiesto da Nico Evangelista. Verrà assegnato l’ex sito Videocon forse per  3,8 milioni. Ai disoccupati chiede la mappatura dei non pagati perché i sindacati interverranno all’Inps. Chiedono a Rossi che predisponga un elenco di chi non ha ancora riscosso e anche promemoria degli errori riscontrati. Invita tutti «venite nelle sedi del sindacato facendoci avere tutte le domande in modo che tutte le sigle insieme possano sostenerle».
La rioccupazione dei lavoratori ex Ideal Standard impegnerà 30 milioni ma porterà anche un aumento dell’occupazione. Ci sono alcune ombre da diradare, dice Briganti, «ma mai dimenticare che questo accordo del frusinate è il primo in Italia dopo il Jobs Act». Un altro momento unitario, grazie al movimento che ha dato vita ad un’assemblea molto responsabile, nessun “populismo”, chi lo vede forse ne ha un complesso. Rimane in sospeso un problema: la disoccupazione non è sconfitta, come si organizza stabilmente la difesa dei disoccupati che continueranno ad esserci?

1 marzo 2018

 
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