da Sinistra Italiana – Un nuovo modello di sviluppo per la Valle del Sacco, far diventare le nostre debolezze un punto di forza.
La Provincia di Frosinone è all’87° posto su 110 per la qualità della vita (graduatoria de Il Sole24H).
Basterebbe questo dato a certificare il fallimento del modello di sviluppo che dagli anni 60 fu scelto per la nostra Provincia e per la Valle del Sacco, modello di sviluppo che abbandonò le vocazioni agricoli, culturali e naturali del territorio per puntare esclusivamente sull’industrializzazione.
Oggi abbiamo un reddito medio pro-capite superiore solo ad alcune province del sud, un tasso di disoccupazione di almeno 5 punti superiore alla media nazionale, un consumo di territorio fra i più alti d’Italia, una decrescita demografica ormai stabile e senza inversione, e problemi ambientali che hanno pochi precedenti in tutta Europa:
-il secondo più grande SIN Sito Interesse Nazionale per la bonifica per estensione e numero di contaminazioni;
-lo stato di qualità a livello di scarso o pessimo per i corsi d’acqua del bacino del fiume Sacco, con un rapido depauperamento delle risorse idriche disponibili;
-una qualità dell’aria che vede la Valle del Sacco in una situazione di gravissima criticità, pari a quella delle metropoli di Roma e Milano, con una procedura d’infrazione UE che fra breve si tradurrà in una pesantissima condanna da parte della Commissione Europea;
-una gestione del ciclo dei rifiuti che ha lasciato quasi 100 ex discariche comunali ancora da bonificare, ed oggi vede la Provincia di Frosinone asservita agli interessi ed al fabbisogno di Roma Capitale.
Ancora, il servizio sanitario è stato smontato pezzo per pezzo, non abbiamo più non solo ospedali ma nemmeno presidi sanitari adeguati alle necessità della popolazione.
Eppure non ci si può rassegnare:
-abbiamo un capitale naturale pregiatissimo costituito dai comprensori montani dei Simbruni, degli Ernici, dei Lepini, del versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo;
-abbiamo un capitale di siti monumentali, archeologici, storici e culturali che molti ci invidiano;
-abbiamo ancora, nonostante tutto, una vocazione agricola ed artigianale di eccellenza con grandi possibilità di sviluppo;
-abbiamo aree industriali che vanno ripensate, ristrutturate, riconvertite e rilanciate tendendo ben ferma la direzione della sostenibilità ambientale, cosa che ancora all’attualità non viene fatto.
L’inversione di rotta è possibile, gli asset ci sono tutti.
C’è bisogno, però, di disegnare un nuovo modello di sviluppo per la Valle del Sacco, di provvedimenti non solo regionali ma legislativi a livello nazionale che possano recuperare e rilanciare il nostro territorio.
L’esempio è Pais de Calais, un comprensorio vasto nel cuore della Francia che decenni di sfruttamento scellerato avevano non solo devastato dal punto di vista ambientale, ma depresso economicamente e socialmente.
Utilizzando la leva di fondi europei e nazionali unitamente ad un complesso di provvedimenti legislativi che favorivano l’insediamento di nuove attività industriali compatibili e sostenibili con la situazione ambientale, nonché recuperando le vocazioni autoctone agricole e tradizionali, Pais de Calais è rinata.
La stessa strategia va attuata per la Valle del Sacco, attuando in concreto quanto segue:
1- vanno incrementati i fondi per le bonifiche del SIN e nello stesso tempo avviati i procedimenti per il risarcimento dei danni ambientali nei confronti di chi ha contaminato il nostro territorio: il principio del “chi inquina paga” va applicato senza sconti;
2- il risanamento del territorio, però, non è dato solo dalle bonifiche dei siti contaminati ma anche dal recupero delle criticità idro-geologiche che costituiscono un’occasione d’investimento pubblico attraverso la quale recuperare lavoro e imprese; lo sviluppo economico non si consegue con il consumo di suolo e puntando ancora sull’edilizia deregolamentata ma puntando su opere pubbliche per il risanamento ambientale ed idro-geologico, per la tutela delle risorse idriche, per la gestione delle reti di servizio;
3- del pari, la green economy offre enormi occasioni per una re-industrializzazione solida e sostenibile nella Valle del Sacco; non sono iniziative di re-industrializzazione quelle che .-come nel caso della ex Videocon- si limitano ad una mera vendita immobiliare.
Va creato ed incentivato un nuovo distretto industriale e produttivo destinato all’insediamento di aziende del settore della green economy, dell’innovazione tecnologica, della ricerca e di altri settori produttivi in espansione, ad esempio, biotech e nanotecnologie; recupero, riciclo, impiantistica dei prodotti della raccolta differenziata; risparmio energetico e mobilità elettrica.
Ci vuole maggiore coraggio da parte delle associazioni di categoria: le imprese debbono tornare ad investire sul lavoro e non sulla rendita fondiaria o finanziaria.
4- la vocazione agricola della nostra terra va rilanciata; nonostante tutto abbiamo centinaia di migliaia di ettari di suolo agricolo non adeguatamente sfruttato o abbandonato; vanno incentivate le produzioni di eccellenza anche dei semi-lavorati, e va creata –finalmente!- una filiera che permetta l’inserimento sul mercato delle piccole e piccolissime aziende agricole ed artigianali.
5- la stessa filiera occorre per l’inserimento sul mercato turistico e per la valorizzazione economica del nostro patrimonio culturale.
E’ importante tarare l’offerta turistica tenendo conto della vicinanza dei due poli di Roma e Napoli, città sulle quali si concentra l’attenzione degli operatori del settore.
Non servono piani ambiziosi e irrealizzabili, occorre invece creare una rete capillare che permette di attrarre o creare operatori puntando all’integrazione fra capitale naturale, capitale culturale ed eccellenze enogastronomiche.
6- inoltre, è necessario ristrutturare l’offerta formativa della nostra Provincia che deve seguire le direttive di rilancio del territorio, ovvero se si crea e si sviluppa il distretto produttive della green economy, l’offerta formativa deve essere strutturata a sostegno del nuovo distretto e per soddisfare il conseguente fabbisogno di forza lavoro: i nostri ragazzi debbono studiare, formarsi e lavorare nel nostro territorio, perché per ognuno di loro che migra in altre province ed all’estero non solo si perde un capitale formativo, culturale e demografico, ma una risorsa economica e di sviluppo.
Così per il rilancio dell’agricoltura e del turismo (istituti agrari e professionali dedicati a formare gli occupati in questi settori).
Tutto ciò va attuato attraverso una serie di interventi di carattere legislativo dedicati al territorio della Valle del Sacco, finanziati attraverso l’utilizzo dei fondi e programmi europei nonché dei fondi nazionali disponibili –ad esempio- per il risanamento idro-geologico, per lo sviluppo industriale, ecc.
Va sfatato il luogo comune che le risorse non ci sono: vanno richieste, concentrate ed utilizzate con una precisa strategia e con interventi legislativi adeguati.
Marco Maddalena