di Daniela Mastracci – Uno strano mondo la Scuola!
Hanno tagliato le ore di scuole, hanno tagliato il numero di insegnanti, hanno tagliato il numero di scuole, hanno dato e poi tolto il tempo prolungato e il tempo pieno, hanno dato e poi tolto più maestri e maestre alla scuola elementare, hanno messo in ogni classe un numero spropositato di alunni, le hanno fatte diventare classi pollaio, hanno detto che si potevano tagliare le ore di 10 minuti: si chiama sempre ora, ma dura 50 minuti, calcolando per almeno tre ore al giorno accorciate, abbiamo 30 minuti di lezione in meno ogni giorno dell’anno scolastico: 200 giorni di scuola fa 112 ore di lezione in meno. E anno dopo anno? E le lezioni perse dietro a convegni, lectio magistralis, prove di esodo, assemblee varie, giornate dedicate a educazioni varie ed eventuali, giornate della memoria, presentazioni di libri? Oggi poi tutte le ore per l’alternanza scuola lavoro?
Si dice che “non deve lasciare indietro nessuno”
Insomma insegnanti, genitori, studenti, chiediamoci quante ore effettive di lezione si fanno ogni giorno, ogni anno scolastico? Si dice che si faccia tutto il possibile per recuperare le carenze: come? Con quali finanziamenti? In quali ore?
Si dice che “non deve lasciare indietro nessuno” ma lascia tutti indietro, di un “indietro” ben studiato, compreso appieno come l’esatto contrario della emancipazione.
Si dicono cose in apparenza belle e condivisibili, si ammanta di democratico afflato egualitario. Ma sono solo parole, perché i fatti dicono il contrario.
La scuola forse non lascia indietro nessuno perché lascia tutti esattamente dove li ha trovati.
Pochissimi saranno coinvolti nei corsi di recupero: 10 ore di matematica intensive, mediamente, per recuperare un anno di scuola? No, impossibile. Si dovrà indicare i saperi minimi, le competenze di base, una piccola porzione di programma perché sia compatibile con il numero di ore disponibili, ovvero con i fondi disponibili, che sono irrisori, come lo sarà il corso di recupero, a meno che gli insegnanti, votati alla missione, cercheranno di operare ciò che forse i governi si aspettano: dei veri e propri miracoli. D’altro canto che ne è delle materie che non fanno prestigiosamente parte dell’indirizzo specifico della scuola? Quelle non hanno accesso ad alcun corso di recupero, perché quel poco di finanziamento erogato, deve essere destinato alle materie di indirizzo, nelle modalità dette sopra.
Oppure i consigli di classe decidono la modalità del recupero in itinere, che altro non è, però, se non una verifica in più, qualche tempo dopo quella andata male. Oppure ancora si opta per lo studio individuale, che non è altro se non la volontà, forse ritrovata, dell’alunno di mettersi a studiare per suo conto. Altra scelta disponibile è la “pausa didattica”: questa modalità risolve tutti i problemi perché elimina il problema fondamentale dei soldi che non ci sono. La pausa didattica si fa in orario curriculare, ovvero di mattina al posto, sottolineo al posto, dell’orario e del programma didattico “normale”, e si fa mettendo in stand by le materie per le quali non occorre recupero e le cui ore verranno dirottate su quelle da recuperare. Risultato? Non si fa lezione per una o due settimane, se non per le discipline con maggiori carenze: le scuole fermano l’attività didattica (si chiama pausa appunto), si rimodula l’orario, le classi si scompongono (i bravi restano con i bravi, a fare un qualche non meglio specificato potenziamento), i meno bravi si uniscono e fanno quel po’ di recupero, ma non faranno le altre materie. Se ci guadagnano da un lato, ci perdono inesorabilmente dall’altro. Tutto però senza oneri per lo Stato perché il Miur non deve pagare ore aggiuntive a nessuno. Così si è lavato la coscienza: dice che non deve restare indietro nessuno, e non spende euro di più, ha così trovato la soluzione ideale. Con quale risultato? meno giorni di scuola, meno didattica curriculare, meno materie da studiare, qualche ora sottratta alle materie non da recuperare, che non importa se non si faranno, e il gioco è fatto, opportunamente nascosto dietro la apparente buona causa della “pausa didattica”.
I recuperi fantasmi di una “scuola tagliata” con la “classi pollaio”
L’ultima chance per gli studenti con giudizio sospeso sarà il recupero estivo? Quante ore effettivamente? Le famiglie sono obbligate? La famiglia dell’alunno può decidere di non avvalersi dei corsi di recupero, bensì di risolvere autonomamente (lezioni private -?-)
Il corso di recupero consisterà di poche ore e vi confluiranno alunni che provengono da classi diverse, con percorsi diversi, ed esigenze diverse. Inoltre sarà svolto in fretta, tra gli esami di stato e la metà circa di luglio, quando si sarà già concluso anche l’esame per il recupero e gli scrutini finali.
Tutto finito già a metà luglio perché la legge obbliga così: solo in casi eccezionali, motivati, straordinari, sarà possibile dare più tempo e fare gli esami del recupero all’inizio del settembre successivo: perché in tali date occorrerebbe riconvocare gli insegnanti supplenti, cui è scaduto il contratto a tempo determinato (ad esempio gli insegnanti il cui contratto scade il 31 di agosto). La riconvocazione determinerebbe una spesa aggiuntiva che le scuole non potrebbero giustificare se non, appunto, con straordinarie necessità. Quindi la legge dice che bisogna recuperare le carenze, ma destina fondi ridicoli, non consente tempi di recupero umanamente accettabili e congrui allo scopo, perché non si può spendere di più. La spesa è inferiore in termini assoluti, rispetto a quanto essa dovrebbe consentire per un recupero reale e non solo formale: certifichiamo recuperi sulla modulistica ma la realtà sostanziale soffre comunque gravi carenze. Oppure dobbiamo fermare studenti perché non si è dato loro un margine maggiore entro cui “riallinearsi” ai saperi minimi richiesti. Cosa sostenere di fronte alle famiglie che credono nel recupero, ma che si dovessero sentir dire che il proprio figlio non ce l’ha fatta? Le famiglie dovrebbero sapere che la spesa sociale diretta alla scuola pubblica è insufficiente. Seppure i docenti si spendano faticosamente e senza giusta retribuzione, non possono comunque colmare lacune strutturali dovute a mancanza di fondi, e dovute al numero di studenti che di giorno in giorno ciascun insegnante deve seguire. E’ possibile seguire e non lasciare indietro nessuno quando si devono interrogare 30 alunni? Leggere e correggere 30 elaborati per classe? Le famiglie dovrebbero conoscere l’entità del lavoro reale degli insegnanti e comprendere che senza invertire le scelte prese fino ad ora, non è pensabile che le lezioni siano davvero produttive, né che i recuperi siano compatibili con le necessità. La proposta che andrebbe fatta è: maggior numero di docenti, minor numero di studenti per classe, ovviamente questo implicherebbe finanziamenti maggiori di quel che invece gli ultimi governi sono disposti a fare.
Conclusione? La scuola tagliata, la scuola con le classi pollaio, la scuola con pochissime ore di didattica vera, la scuola con pochissimi fondi, dei recuperi fantasma, pause didattiche che tagliano ulteriormente su materie non di indirizzo (tra le tante, la storia, la geografia, la filosofia, l’arte, la stessa lingua italiana). Tutto questo nella sostanza è scuola che non lascia indietro nessuno? Oppure è scuola che lascia indietro tutti, chi più chi meno?