di Ignazio Mazzoli – «Presentiamo una proposta di legge di iniziativa popolare regionale a proposito di “reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”. Siamo partiti dalla lettura, con la dovuta attenzione e presa di coscienza, della Raccomandazione Europea 441 del 1992, dove l’Unione europea pone all’ordine del giorno il tema dell’esclusione sociale data dalla povertà, ovvero da involontaria mancanza di lavoro. Il documento sottolinea infatti che “Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.”»
«Di fronte al rischio di marginalizzazione ed esclusione sociale, l’Europa individua nel reddito minimo garantito lo strumento adeguato al fine di salvaguardare tutti i cittadini dell’Unione dalla povertà, dalla mancanza di reddito». La Raccomandazione riconosce «il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana, insistendo affinché l’obiettivo centrale dei regimi di sostegno del reddito debba essere quello di far uscire le persone dalla povertà, consentendo loro di vivere dignitosamente».
La presentazione di Romeo Caruso
Con queste parole, Romeo Caruso, portavoce del comitato promotore per una legge di iniziativa popolare (LIP) regionale per un “reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro” ha avviato la conferenza stampa per il lancio della raccolta delle 10.000 firme necessario perché la LIP approdi in Consiglio Regionale e venga discussa e . approvata nella primavera del 2018. Depositata in Regione il 18 settembre scorso è stata abilitata alla raccolta delle firme il 4 ottobre successivo.
Nella saletta messa gentilmente a disposizione dalla Amministrazione Provinciale erano presenti anche gli altri quattro presentatori della proposta in Regione Lazio: Bruno Barbona, Anna Rosa Frate, Angelino Loffredi e Daniela Mastracci.
Avviare la raccolta di firme ha per il Comitato promotore, composta da cittadini come richiede la legge, un grande significato, sottolineato dalla presenza di una folta rappresentanza di Vertenza Frusinate, di Paolo Ceccano segretario della Federazione del PRC insieme a Giuseppe Di Pede e di Marco Maddalena, segretario di Sinistra Italiana.
La raccolta delle firme
Romeo Caruso ha sottolineato con forza come «la raccolta di firme sarà una importante occasione di dialogo con i frusinati per presentare il testo di legge, elaborato anche con il contributo di esperti.» Non solo dice Caruso, «ma è anche una grande opportunità per reagire al tentativo di oscurare queste iniziative popolari e di base, che molta parte della stampa locale volutamente da troppo tempo ignora.» A conferma riferisce del silenzio che ha circondato la trattativa al Ministero del Lavoro che ha visto impegnati direttamente i disoccupati di Vertenza Frusinate il 9 maggio scorso quando ottennero uno straordinario risultato per la prima volta in Italia. Infatti «un movimento dal basso ha lanciato proposte che le Istituzioni si sono rese disponibili ad accogliere. In quella occasione, dice ancora Caruso «abbiamo fatto i conti in tasca alla Regione trovando i soldi, oltre 60milioni di euro che erano bloccati all’Inps, inutilizzati essendo destinati a casse integrazioni straordinarie non andate a buon fine. Una risorsa imponente che potrà essere rintracciata anche in altre realtà dando speranze concrete alle 14 aree di crisi complessa che sono presenti in Italia. Politiche attive da sole erano un fallimento. Abbiamo mostrato la strada giusta legando insieme e nell’ordine: assicurare il reddito, poi la formazione e infine attuare le politiche attive operanti nel nostro Paese.» La finalità del progetto è una risposta concreta e non retorica ai bisogni dei senza lavoro indifesi. È ispirato all’Art. 38 della Costituzione.
Anna Rosa Frate motiva la sostenibilità economica della proposta
La praticabilità della proposta è delineata bene da Anna Rosa Frate, che ha indicato come la proposta è finanziariamente coperta. «Oltre ai fondi sociali Europei regionali e nazionali previsti per il reddito minimo, è indicato un impegno della regione Lazio per 10 milioni in uno stanziamento nuovo creato tagliando questa cifra dai servizi generali e di gestione della pubblicità e rappresentanza della Regione senza toglierli dai servizi sociali». La Frate ha fatto notare come questa soluzione «è innovativa e non ricalca affatto le scelte operate dal governo in occasione della legge di inclusione e contro la povertà che stanzia 1.704 milioni prelevandolo da SIA (Sostegno per l’inclusione attiva) e ASDI (Assegno di disoccupazione) che vengono cancellati con il risultato di togliere dei contributi e dare vita ad una carta da spendere per un’area in realtà molto ridotta di cittadini non abbienti».
Peccato davvero che questa prima volta di una LIP che nasce nel Frusinate non sia stata seguita come merita, perché ad eccezione di Emiliano Papillo de Il Messaggero e di chi scrive, per conto de L’Inchiesta e di UNOeTRE.it, nessun altro seguiva questa interessante illustrazione. Infatti le novità introdotte nella proposta sono diverse: «l’importo previso per ora non supera i 600 euro mensili ma neppure può essere inferiore a 500». Bruno Barbona precisa che «in ogni caso già ora il Consiglio Regionale deve prevedere in bilancio le somme necessarie, (10.000 milioni di euro) nel caso la legge venga approvata (come i promotori sperano), perché l’impegno riguarderebbe già l’annualità 2018-19». E, «fatto ancora più importante – precisa ancora Anna Rosa Frate – la valutazione delle richieste terrà conto del reddito personale e non di quello familiare che è penalizzante, come avviene con il reddito Isee che genera contributi insufficienti e per pochissimi».
Ci sono ancora da assolvere ad alcuni compiti burocratici, e forse qualche difficoltà da affrontare, ma subito dopo parte la raccolta delle firme per la quali i promotori hanno chiesto un impegno, nel territorio, a tutti i partiti, i sindacati, le associazioni di solidarietà e promuoveranno l’iniziativa anche nel resto del Lazio, area nella quale ci sono ben 384 000 disoccupati.
Il Comitato, a conclusione, ha ringraziato tutti quei partiti che hanno dichiarato, anche con la presenza fisica, il loro impegno per la raccolta. È previsto un tavolo operativo, aperto a tutte le buone volontà per lanciare i banchetti. Vertenza Frusinate, che raccoglie donne e uomini di vario orientamento politico ha dichiarato un impegno di tutte le sue energie consapevole di essere fortemente rappresentativa.
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