diritti 350 260

diritti 350 260di Daniela Mastracci – Di fascismo, di razzismo, di rimozione della storia si muore. Di Costituzione, di Diritti, di Legalità, di Riconoscimento si vive.
La Scuola Pubblica Costituzionale è il contributo più grande che la cittadinanza può dare alle nuove generazioni per la formazione di una “cittadinanza attiva” perché può insegnare e trasmettere i valori fondanti di un’Italia che abbia sempre a cuore la democrazia, la partecipazione attiva e consapevole, il rispetto dell’altro, la pluralità delle opinioni, e tutto quanto significhi libertà e diritti per tutti, indistintamente. Così come formare alla solidarietà, al rispetto dei beni comuni, all’accoglienza, all’incontro. Ma non basterebbe spalmare trasversalmente e astrattamente l’insegnamento della nostra Costituzione per essere certi che i suoi valori universali, sì proprio universali, siano compresi e fatti propri dai ragazzi delle scuole. Ma purtroppo, a oggi, dobbiamo riconoscere che parlare di Cittadinanza attiva e Costituzione nelle scuole italiane non riguarda più una materia a sè, qualcosa che abbia un voto distinto, uno spazio autonomo. Appunto, ciò che accade, se accade, è che questa deve essere fatta da qualche anno, invece, “trasversalmente” a tutte le materie.
Trasversalmente. Escamotage fantastico nel caso qualcuno ritenesse inutile farla. Allora chiediamoci, prendendo spunto dai social, come dai quotidiani, da certi politici, come da giornalisti o quotidianamente da chi pesta rabbioso sulla tastiera e sfoga una violenza crescente, abominio linguistico, rabbia contro chi sia “diverso”, abbia opinioni diverse, creda in un altro Dio, vesta in altro modo, abbia il colore della pelle diverso dal nostro bianco (ambrato, in verità), ecco, prendendo spunto ad esempio da quanto accade contro la presidente della Camera, così come è accaduto a Roma con violenze gratuite contro minori, e tutto il resto che tanto abbiamo letto e purtroppo visto, chiediamoci: se non crediamo abbastanza nella Scuola, se non insegniamo la Costituzione e i suoi valori, formiamo cittadini consapevoli così? cittadini liberi e democratici? Formiamo cittadini informati? Edotti sulla struttura dello Stato del quale poi sono chiamati a 18 anni a decidere le sorti andando a votare? Consci, soprattutto, del disvalore terribile della recrudescenza fascista e razzista?
E, ulteriore domanda, li rendiamo consapevoli proprio di questo “andare a votare”? Gliene trasmettiamo il valore prezioso, l’essere frutto del sangue e del sacrificio di quelli che per loro e per permetterlo a tutti noi, sono morti ammazzati? magari proprio su quei monti, quelle valli, dove Calamandrei scriveva trovarsi appunto le fondamenta del nostro stato democratico e antifascista? Allora, caro Ministra Fedeli, cari parlamentari, cari tutti quelli che possono avere voce in capitolo in questo campo così come noi semplici cittadini, iniziamo a dire che di Costituzione, di Repubblica e di democrazia non se ne può parlare solo “trasversalmente e se capita” a scuola!

 

Iniziamo a farglieli amare davvero a scuola i valori fondanti della nostra Costituzione! Iniziamo a parlargli del “perché” mantenere e preservarli. Perché non siano parole vuote ma vita quotidiana anzi, metro di qualità della nostra vita quotidiana. Andiamo oltre le chiacchiere da tastiera. Andiamo oltre il Salvini di turno, che offende un parroco nella sua missione pastorale, oltre il giornalista (sich!) che augura un tumore come risoluzione di problemi politici, oltre ogni esaltato amante del fascismo, le cui esternazioni non sono più, semmai lo sono state, folclore, ma diventano una proposta accettata, fra le altre, e anche seguita.
Chiediamo percorsi formativi per i nostri ragazzi, chiediamo che vengano sostenuti e creati i modi per ricordare a scuola chi siamo e da dove veniamo come Repubblica e come Italia, antifascista prima di tutto.
Chiediamo che sia obbligatorio a scuola un percorso così e sosteniamo chi, con fatica sempre maggiore, si impegna a farlo anche se e quando non sarebbe possibile. Insomma chiediamo che certi valori entrino di diritto e dalla porta principale nelle nostre scuole e non “trasversalmente” e se capita.
Ai ragazzi nelle scuole Antonino Caponnetto diceva:
“Riappropriatevi del vostro passato: del vostro passato di fierezza, del vostro passato di cultura, del vostro passato di civiltà. E fatelo diventare avvenire… Credere in questi valori… I valori che non cambiano mai, i valori che finiranno col prevalere sui disvalori della illegalità, sui disvalori della mafia… sui disvalori della criminalità politica e affaristica…”.
La deriva nazionalista, razzista, omofoba, fascista, sessista, criminale, illegale, si dissolve davanti a queste parole. Appaiono, allora, i volti di cui ho scritto prima. Quelli degli insegnanti che si impegnano, che fanno quel di più che li rende “partigiani dei valori” (come li chiamava sempre Caponnetto) in una scuola che forse, a oggi, neanche merita tutto questo loro impegno. Ecco, così possiamo arginare quella deriva, dare una spinta controcorrente e riportare la navigazione non più a vista, contingente, emergenziale (emergenze dietro cui s’annida proprio la deriva stessa), ma con il progetto costituzionale come timone, come orizzonte, come quell’idea regolatrice quale essa, Costituzione, è. E possiamo farlo tutti insieme lottando anche per questo modo di fare scuola. Lottando con gli insegnanti che piantano ogni giorno, silenziosamente, bandiere di democrazia, giustizia e onestà nei cuori dei nostri figli. Basta con tutto questo parlar male dei docenti, basta anche con tutto il livore sociale che si alza ovunque. Basta con il deprezzare la Scuola Pubblica. E’ ora che i governi prendano coscienza che senza la Scuola, il passato muore e con esso i valori che fondano questa Repubblica. Siamo stanchi di odio. Siamo stanchi di pregiudizi. Siamo stanchi di tagli e di parole ambigue. I docenti non devono essere “stanati”. Ai docenti occorre riconoscere il valore sociale e democratico che sono chiamati a mostrare e insegnare. Questo non è un costo per le casse dello stato. Questa è la più grande risorsa di uno Stato che creda ancora alla democrazia. Al contrario, l’ignoranza, se resta, è proprio il terreno dove più alligna una “pancia” che non riflette più.

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.