InceneritoreMarangoni 350 260

InceneritoreMarangoni 350 260di Valerio AscenziIl Palio di Anagni. Una competizione in cui i fantini dei rioni si sfidano in una gara con una lancia con cui devono centrare un anello, che ad ogni round diventa sempre più piccolo. Con una decisione della commissione sicurezza del Comune di Anagni, è stato disposto lo spostamento del Palio nello stadio comunale. Decisione questa che ha sollevato numerose polemiche, che molti considerano strumentali. Secondo noi invece, al di là del fatto che il palio si debba o non si debba fare in un contesto medioevale, quello che ci interessa di più è poter sapere che si stia muovendo qualcosa in merito al ricorso che il Comune ha annunciato contro la Marangoni. Speriamo che non faccia la fine dell’annunciata – e rimasta tale – querela del sottosegretario di Stato Maria Elena Boschi al giornalista Ferruccio De Bortoli.
Non ci sono i presupposti per mantenere la sicurezza in base alle ultime normative varate dal Governo, dopo i fatti del 3 giugno scorso a Torino. Non sono stati individuati luoghi con idonee vie di fuga nel centro storico per spettatori e cavalli. Questi ultimi, secondo il parere di molti, il vero pericolo, nel caso imbizzarriscano. Non si potrà fare in piazza Innocenzo III, come da copione, né in piazza Cavour e allora si farà allo stadio comunale.

Noi stessi abbiamo ironizzato su facebook sulla decisione che sembra alquanto strana: è ormai una tradizione, circa vent’anni, farlo fuori sarebbe una sciocchezza, come lo è farlo sul prato di uno stadio che ha ospitato anche le nazionali di calcio, sempre a nostro avviso. In merito a quest’ultima considerazione ci è stato risposto da un consigliere comunale, attraverso i social: “tanto il campo si deve rifare”. Comunque c’è una commissione sulla sicurezza, c’è una normativa da rispettare. È stata presa questa decisione, se ne prende atto e si va avanti, anche perché sulla questione cultura e sulle manifestazioni in costume medioevale sarebbe da aprire un capitolo a parte.
Al di là di tutto ci interessa una cosa: che nel prossimo futuro si possa continuare a polemizzare su questioni che riguardano solo ed esclusivamente le iniziative culturali e il turismo. Questi potranno essere i problemi più importanti di questa città solo se Anagni e il suo territorio conserveranno quel minimo di salubrità, a livello ecologico, recuperata con lo spegnimento dell’inceneritore della Marangoni. Salubrità che potrebbe aumentare con l’inizio delle operazioni di bonifica, promesse dai decreti del Governo. Quindi quel che ci chiediamo è: il Comune di Anagni, ha iniziato questo benedetto ricorso o no? A noi non importa altro.

Per quel che riguarda la cultura ad Anagni, abbiamo appurato che questa amministrazione stenta a concepirla come qualcosa di plurale, come qualcosa da realizzare perseguendo criteri oggettivi e realizzando iniziative attraverso le migliori competenze rintracciabili sul territorio. Ma questo è un dettaglio, sono decisioni che gli amministratori hanno scelto di prendere sulle quali noi, ora, possiamo anche sorvolare, perché a noi interessa principalmente una cosa, e cioè la salute dei cittadini. Riguardo alle decisioni da prendere in merito alle iniziative culturali, saranno i cittadini tra qualche anno a valutare se questa amministrazione ha saputo trasformare i beni culturali della città in una nuova economia.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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