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matteorenzi 350 260di Ivano Alteri – Se ci ostinassimo ad interpretare le azioni di Renzi come quelle di un vero capo partito, molte di esse continuerebbero a risultarci incomprensibili. Quasi tutte, infatti, hanno portato e portano l’organizzazione politica da lui guidata a sbattere contro un muro; che è esattamente l’opposto di ciò che un capo partito dovrebbe fare. Solo per citarne qualche esempio, la scellerata e cosiddetta “Buona Scuola” che ha allontanato dal Pd un’intera categoria, per di più la meglio “dotata di mezzi” per preparare le battaglie future, come quella degli insegnanti. Oppure le inopinate aggressioni al diritto del lavoro, che hanno umiliato e offeso milioni di cittadini italiani, dipendenti pubblici e privati, giovani e vecchi, anche quelli meno legati alle tradizioni sindacali o della sinistra; e persino tutti quei professionisti che si occupano quotidianamente di supportare gli imprenditori dando al loro lavoro razionalità e organizzazione, scaraventati nell’impossibilità di fornire risposte sicure ai propri clienti, viste le incredibili e dilettantesche approssimazioni delle cosiddette riforme del diritto del lavoro. Per non parlare della (sempre cosiddetta!) riforma costituzionale, che è riuscita a spazientire anche i santi e a portare alle urne, ovviamente a votare No in massa, anche i più riluttanti al voto.

Tutto ciò ha alienato al Pd milioni e milioni di voti, facendogli perdere elezioni a raffica; messo a parte, infatti, quel famoso quaranta per cento delle europee del 2014, sulla cui paternità ci sarebbe tra l’altro molto da discutere, non ne ha mai più vinta una. Anzi, per evitare di compromettere il poco lavoro politico che pur si realizza sui territori, Renzi è costretto a scomparire mediaticamente dalle campagne elettorali, con un certo sollievo dei suoi amici aspiranti sindaci e candidati vari. Essendo questa la situazione, perciò, il Renzi capo partito dovrebbe essere tornato già da molto tempo a casuccia sua, a intrecciare merletti all’uncinetto col gatto sulle ginocchia. Invece resta capo partito, supportato da un imbarazzante codazzo di dilettanti allo sbaraglio, privi di scrupoli e dal quadro clinico assai complesso. E tutto ciò è davvero del tutto incomprensibile. Forse.

Forse non lo sarebbe, però, se cambiassimo ottica e attribuissimo a Renzi compiti meno appariscenti di quello di capo partito, e anche meno gravosi per lui; forse allora riusciremmo ad adocchiare qualche flebile lume, in questa tenebra grottesca, e a dare spiegazione anche a ciò che appare altrimenti inspiegabile. Utilizzando i nostri consueti schemini, che usiamo spesso per capire anche noi quel che diciamo, noi dunque la vediamo così: Renzi aveva il compito primario di allontanare il Pd dalla sinistra e la sinistra dal Pd, per disarmarla e renderla definitivamente inerme. Tutto il resto, per esempio governare il Paese o fare le famigerate riforme, per chi gli ha affidato l’incarico non era necessariamente compito suo.

Da questo nuovo punto di vista, Renzi non ne ha sbagliata una. Anche l’esito per lui più disastroso, la rinuncia alla presidenza del consiglio dopo la sconfitta referendaria, non costituisce fallimento alcuno, rispetto a quell’obiettivo principale. Anzi, da mero segretario del Pd, eletto alla grande ma dopo aver già scacciato dall’interno quasi tutti quelli che non lo avrebbero mai votato e chiamato a votarlo dall’esterno tutti gli acerrimi nemici del Pd “di sinistra”, può assolvere egregiamente a quel compito come e forse meglio di prima. Certo a lui dispiace e scalpita per tornare a Palazzo Chigi; ma può farlo senza smettere di svolgere il compito che gli è stato assegnato; che non è necessariamente quello di governare, appunto, ma assolutamente quello d’impedire che qualcuno lo faccia con lo sguardo del novantanove per cento della popolazione.

“Menti raffinatissime”, tramando nell’ombra, hanno offerto a migliaia di ambiziosi senza arte né parte come lui, l’opportunità irripetibile di essere qualcosa più di niente, mettendoli in competizione per la conquista di postazioni gratificanti, e facendoli illudere che siano loro a detenere il potere che ne deriva. In questa corsa, la mancanza di scrupoli è assolutamente essenziale; e Renzi ha abbondantemente dimostrato in tal senso di non essere secondo a nessuno. Ed allora è chiaro che, in quella che si usa definire efficacemente Servitù d’Alto Rango, egli aspiri senza requie a ricoprire l’ambitissimo ruolo di Maggiordomo, e niente di meno. Certo, questo compito richiederebbe qualche talento in più rispetto a quello dello sfasciacarrozze (con tutto il rispetto per gli sfasciacarrozze veri); ma pensare ai propri limiti procura dispiacere, e Renzi e i suoi simili il dispiacere preferiscono lasciarlo tutto agli altri.

Possiamo perciò concludere che, nonostante le sue manifeste idiosincrasie col ruolo di capo partito, Renzi il suo compito vero lo stia già svolgendo con gran cura e successo, anche se, bisogna dirlo, non senza l’incredibile e assiduo soccorso della stessa incredibile sinistra. Può quindi continuare tranquillamente e legittimamente ad ambire senza remore, con tenacia e abnegazione alla felice scalata gerarchica di quell’Alto Servaggio.

Frosinone 7 luglio 2017

 
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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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