di Antonella Necci – Mi ricordo bene la domanda che posi al sindaco Bassetta il giorno della conferenza di fine anno, quel 29 dicembre 2016.
Quella scuola media che mi avevano descritto quella sera di fine agosto, mentre mi avventuravo nei vicoli del centro storico, era rimasta nella mia testa. Mi sembrò a prima vista una chiesa abbandonata.
Un signore li nei pressi, mi disse, invece, che si trattava della storica scuola media di Anagni, che era stata fatta sgomberare dopo le infiltrazioni d’acqua piovana e le lesioni causate da varie scosse del terremoto del 2009.
La sua collocazione a precipizio su una valle, mi faceva pensare ad un convento, con chiesa annessa. Mi spiegarono che lo era stato, nei tempi passati.
Una scuola così, i cui interni dovevano essere totalmente messi in sicurezza e restaurati, costerebbe al comune circa tre milioni di euro. Una spesa esorbitante in proporzione alle poche classi all’interno.
Che farne, dunque?
Un museo?
Un hotel?
Una casa della cultura?
Alla mia domanda l’amministrazione rispose che ci stava pensando e che stava vagliando una serie di proposte.
Oggi, la stampa provinciale, getta in pasto la possibilità che in tale luogo ci si possa costruire un Bed and Breakfast. Inorriditi tutti gli statici e immobili benpensanti locali.
Allibiti di fronte a tale possibile evento.
Qualcuno spara a zero su Bassetta. La colpa è sua. L’hotel non si farà. Nè ora, nè mai.
Il particolare da considerare che non emerge nel groviglio del gossip diffuso dagli immobilisti radicali, è che se quell’immobile non subirà una privatizzazione, resterà così fatiscente da qui alla prossima eternità.
Non volete l’hotel? Allora scuotetevi dal vostro grande sonno e fatevi venire un’idea valida. Una casa della cultura potrebbe essere un’idea. Magari una scuola privata. Magari spremete le meningi e ragionate.
Magari finitela di parlare solo per esprimere le critiche e per spalleggiare chi rema contro ad ogni costo, per interessi non proprio idealistici.
Magari smettetela di intraprendere la competizione con gli “Indifferenti” di Moravia.
Magari…… se solo i giochi avessero regole diverse!
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