di Loredana ferri – Elogio alla casa.
Per via di un’esplosione, o forse un’alluvione… anzi no, un incendio… ma che dico… una voragine… ecco sì, adesso ricordo: un terremoto.
Fatto sta che in quel vicolo in pochi minuti ho perso la mia casa, il suo numero civico e… me stesso.
Lo so, lo so; è irriconoscibile direi trasfigurata. Non sapevo che fosse cosi fragile!
Una fragilità che si riconosce soltanto negli esseri umani. Le tegole del tetto e i pavimenti sono una cosa sola. La vasca da bagno è in salotto, vicino al divano rosso, e un mobile della cucina è finito sopra un materasso. Una ruspa, questa mattina, ha accantonato in un angolo della piazza le sue macerie. Incredibile: ho sempre sognato una casa nella piazza del paese accanto alla chiesa. In quel vicolo cieco non vedevo passare mai nessuno. Ma che importa ora: la chiesa non c’è più. In quell’ammasso astratto riconosco e sento ancora miei alcuni oggetti: una sedia del tavolo del soggiorno e la cornice che conteneva lo specchio dell’ingresso. Sotto un termosifone, l’uscio di casa.
Quell’ “involucro di pietra”
Di colpo quell’involucro di pietra che proteggeva la mia famiglia diventa un ricordo lontano, il passato che diventa un sogno.
Sicuramente, per chi è rimasto, sara’ un doloroso e lento ricominciare da capo.
Nelle sere d’inverno, quando rincasavo, entravo da quella porta, appendevo il cappotto e mi specchiavo in quello specchio nell’ingresso. Riconoscevo il mio viso rosso dal freddo e dicevo tra me e me guardandomi negli occhi: ecco, adesso sono a casa al sicuro e mi andavo a riscaldare le mani sul termosifone.
Dentro quella vasca da bagno mi nascondevo da bambino quando giocavo a nascondino con i miei fratelli. Invece sul tavolo del soggiorno facevo i compiti e svogliatamente imparavo le poesie. Sempre lì ho festeggiato tutti i miei compleanni e l’anno scorso a Natale mio padre era seduto accanto a me su quella sedia.
Ma quando il respiro e le forze mi vengono a mancare e non mi rendo conto se sono vivo o morto, sento dei passi e dei cani che abbaiano sopra di me.
Poi una luce accecante, una mano che mi afferra il braccio e in attimo sono salvo, al sicuro, come quando rientravo a casa nelle sere d’inverno.
I due quadri sono di Benardo Bellotto detto il Canaletto e rappresentano Vecchia chiesa della Croce a Dresda (il vecchio Kreuzkirche); prima (dipinta nel 1750) e dopo il crollo della guerra dei sette anni nel 1765. Questa chiesa era già stata distrutta da un grande incendio e poi ricostruita nel 1499. Nel 1895 un altro incendio ne rovinò una parte e ancora nel 1945 durante il bombardamento di Dresda.
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