di Tiziano Ziroli – Era sabato 21gennaio, quando nel pomeriggio mi arriva una notifica sul mio telefono che cita testualmente: “Marangoni, vende tutti i macchinari, e torna la tensione all’Ilva di Patrica”…leggo l’articolo con attenzione e scopro con rammarico, anzi con molta rabbia che Marangoni ha venduto ad una società dello Sri Lanka tutti i macchinari che erano situati nello stabilimento di Anagni.
Leggo anche che la vendita del gruppo Ilva verrà spostato da febbraio a settembre, e che quindi anche lo stabilimento di Patrica vedrà spostare il suo futuro a settembre, se tutto andrà bene.
Queste due notizie, elencate così, forse possono con sembrare notizie catastrofiche, ma vi assicuro che lo sono, sia per i lavoratori e sia per tutto il territorio ciociaro. Ho aspettato sino ad oggi per poter esprimere un mio pensiero obbiettivo e razionale…ho dovuto digerire la notizia, mandare giù il rospo, come si suol dire.
vorrei spiegarvi, ora, obbiettivamente perché queste due notizie sono catastrofiche per il nostro territorio.
Parliamo della Marangoni
I lavoratori della Marangoni di Anagni è da agosto del 2013 che sono stati sbattuti fuori dalla fabbrica, ricordo a tutti che trovarono, al ritorno dalle ferie di agosto la fabbrica chiusa. Nel dicembre 2014 firmarono l’accordo per andare, in circa 500 lavoratori, tutti in mobilità…che tra l’altro finirà per tutti… o quasi a dicembre 2017.
Nel 2015, se non erro, ebbero la speranza che una società finlandese fosse interessata al sito di Anagni e che assicurava il reintegro di tutti i lavoratori.
Ora arriviamo a gennaio 2017 ed ecco la doccia gelata, i circa 500 lavoratori vedono così svanire la speranza di poter riprendere il loro posto di lavoro, i macchinari verranno spediti in Sri Lanka, quindi è oramai sicuro che Marangoni non ha nessuna intenzione di far ripartire il sito, ora sorge spontanea una domanda: la politica cosa ha fatto sin d’ora?…si poteva forse “costringere” Marangoni a far sì che vendesse il sito in blocco?…. Ora cosa ci sarà per i lavoratori ex Marangoni?…forse qualcuno avrà ritrovato lavoro, ma chi a dicembre finirà la mobilità cosa farà?…come sfamerà la propria famiglia?…a tutte queste domande, chiedo io, chi deve dare risposte, la politica? il sindacato?.. Io non lo so, ma penso che qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di rispondere e di prendersi carico dei 500 lavoratori che rimarranno anche senza ammortizzatori sociali.
Parliamo ora dell’Ilva di Patrica
Il possibile spostamento della vendita del gruppo Ilva da febbraio a settembre è un assoluto disastro e assoluta negligenza della politica locale. Ricordo che il gruppo Ilva è commissariato dal governo e che per assurdo il sito di Pratica da tempo ha un acquirente italiano e del territorio, che sta facendo di tutto per farsi dare il sito…da ultimo ha anche avanzato una sua richiesta di poterlo intanto affittare per poter iniziare a lavorare e cosi riassorbire i lavoratori.
Permessi sin ora negati, proprio perché il governo ancora sta decidendo se vendere in blocco o a pezzi. Intanto però chi subisce tutto questo sono i lavoratori che a giugno di questo anno finiranno tutti, e ripeto tutti, gli ammortizzatori sociali che sino ad ora permettono almeno di sopravvivere.
I lavoratori dell’Ilva sono circa 70… 70 famiglie lasciate sole. Se la vendita sarà effettuata a settembre per i lavoratori dell’Ilva si vedrà sfumare la possibilità di essere ricollocati, visto che finiranno gli ammortizzatori sociali a giugno.
Circa 500 lavoratori della Marangoni, più circa 70 lavoratori dell’Ilva fanno in totale circa 600 famiglie che in base a delle scelte politiche o a delle non scelte politiche, verranno totalmente abbandonate al proprio destino.
i due siti erano delle eccellenze per il nostro territorio, ora qualcuno dovrà e deve prendersi la responsabilità di risolvere il problema a queste famiglie.
Come ho scritto in un mio post appena letta la notizia…”queste sono le cose che mi fanno inca….e!!!”. Spero e mi auguro che oltre che “studiare” come poter fare accordi per vincere le elezioni, si diano da fare per risolvere il problema reale della disoccupazione nella nostra provincia. Un problema che sta portando migliaia e migliaia di famiglie in povertà assoluta, con perdita di reddito, di casa e soprattutto della dignità.
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