di Ignazio Mazzoli – «Dalla protesta alla proposta per fronteggiare la perdita ancora di 11000 posti, il crollo dei prestiti alle imprese ed un turismo che stenta a decollare anche se possiede tutti i presupposti per produrre reddito». Cosi, Oreste Della Posta segretario della federazione di Frosinone del Pci, avvia la sua illustrazione della situazione drammatica della provincia all’attivo del suo partito che si svolge il 19 gennaio, nel pomeriggio presso la sede di viale Napoli.
Sembra una riproposizione della fotografia che tutti conosciamo, o almeno che conoscono quelli che sono consapevoli della reale situazione di questo territorio in termini di disagi sociali che si chiamano disoccupazione, rapina delle risorse idriche, privatizzazione della sanità, ambiente avvelenato dall’inquinamento. Non sarà così.
Della Posta vuole concentrare l’impegno del suo partito nella battaglia per creare nuovo lavoro. «A fronte di bassi investimenti, fenomeno che ricorda a tutti una imprenditoria che da sempre è prevalentemente assistita e la bassa qualità del livello delle infrastrutture che le forze di governo hanno finora assicurato. È necessario produrre una svolta: urge ripristinare e rilanciare l’investimento pubblico».
Non ci sarà ripresa senza “soldi pubblici”, volendo rendere chiaro il problema. Per fare cosa? Ecco le proposte: risanamento dei centri storici, nel momento in cui «non esiste più edilizia né pubblica né privata, riciclaggio dei rifiuti, risanamento idrogeologico e ambientale. Si tratta di saper trovare più soluzioni, «è un’idiozia pensare che basti individuare una sola ipotesi di soluzione». Fra le scelte da compiere si tratta di stimolare le piccole e medie imprese senza le quali non c’è prospettiva di una nuova politica industriale.
Oggi affrontare subito l’emergenza
Tutto ciò richiede tempo e oggi occorre affrontare l’emergenza. «C’è un strumento principe in questo caso: istituire il reddito di cittadinanza o minimo», per il quale l’Italia è in ritardo anche rispetto alla “Raccomandazione del Consiglio UE, del 24 giugno 1992 n. 441, in cui si definirono i criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale” (24 anni fa e ancora nel maggio 2006 alcuni quotidiani titolavano così “Il reddito minimo deve diventare un diritto sociale dell’Unione europea”. Non solo, c’è anche da riprendere con convinzione, il documento firmato da 74 sindaci della provincia in cui sono previsti fra gli altri i “lavori socialmente utili”. Utili per chi non ha lavoro e utili alle amministrazioni comunali che non hanno dipendenti in numero sufficiente. «Il primo interlocutore è la Regione Lazio che non può continuare a fare orecchie da mercante. – continua Della Posta – Troveremo tutte le forme opportune per infrangere la sua mortificante sordità».
Un documento nei prossimi giorni raccoglierà queste scelte d’iniziativa e sarà la base per un convegno, nelle prossime settimane, con Piergiovanni Alleva Consigliere della Regione Emilia-Romagna, la quale già approvato una legge di Reddito minimo.
Il tema dell’emergenza sempre più all’ordine del giorno ha trovato voci attente a partire da quelle di Gino Rossi e di Tiziano Ziroli che ha posto così il problema «dobbiamo assicurare un piatto di pasta sul tavolo e un tetto sulla testa a chi non ha lavoro».
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Gino Rossi ha rappresentato tutte le difficoltà che s’incontrano «per guadagnarsi un ascolto, dal Prefetto alle rappresentanze delle istituzioni fino ai sindacati che non dialogano con i partiti, come è avvenuto con il Pci, alla cui richiesta d’incontro neppure hanno risposto». Impensabile, per un sindacalista come lui. Non solo denuncia però, ha avanzato richieste precise: «Aiutare a protestare. Saper far conoscere quanto è duro per chi è disoccupato affrontare la vita quotidiana e riuscire a costruire una nuova qualità della lotta che almeno trovi uniti tutti i partiti della sinistra che giudicano il lavoro e i suoi diritti le questioni principali da affrontare».
Insomma, è un dovere urgente, insieme alle indispensabili proposte programmatiche saper affrontare l’emergenza prima di ogni altra cosa.
Il documento che è stato anticipato conterrà questi obiettivi, Della Posta ha detto che porrà nei prossimi incontri questi temi alle altre forze di sinistra. «Occorre sicuramente un sussulto dei partiti che si dichiarano di sinistra di fronte al problema dell’occupazione che dall’agenda delle forze di governo sembra assente come dimostrano i provvedimenti che hanno tolto diritti, quale il Jobs Act e l’assenza di scelte per il rilancio produttivo e la ripresa. Oggi le forze di destra si occupano della disoccupazione, di questa grave sofferenza sociale, anche se spesso viene utilizzata solo per ostacolare l’accoglienza degli immigrati. Il lupo perde il pelo ma non il vizio: fomentare la guerra fra poveri. Siamo arrivati ad un punto oltre il quale non si può e non si deve andare, nella confusione fra le forze politiche fra chi si definisce di destra e di sinistra. Ripristiniamo le identità gioverà anche al dibattito democratico ed a ricostruire la fiducia fra rappresentanti ed elettori. È un dovere».
Il voto del 4 dicembre, la valanga dei NO, ha supplito il vuoto della protesta sociale. Se quel risultato si vuole rispettare e correttamente interpretare bisogna dare voce al disagio. Aiutare a protestare. Quel voto chiede uno sbocco politico. Speriamo di essere difronte ad una svolta nell’iniziativa dei partiti, in particolare quelli che si dichiarano di sinistra. È urgente ripudiare un politicismo sfrenato. Autoreferente. Senza regole e privo di ogni dignità. Finalizzato ad un presenzialismo esasperato senza obiettivi come anche di recente si è reso palese nella farsa delle elezioni provinciali.
Obiettivi concreti, lottare per raggiungerli ed ottenerli, questo oggi occorre per uscire dalle drammatiche difficoltà di questo territorio e non solo. Perché non provare anche a creare simpatia e solidarietà verso chi lotta in nome dei bisogni creando un’associazione degli Amici dei disoccupati e dei precari?