immigrati 350 260

immigrati 350 260di Antonella Necci – Li contatto casualmente sabato scorso. Passeggiavano lungo la parte più buia del paese. In gruppo, tutti uniti, attenti a non oltrepassare la linea di demarcazione tra i nativi di Anagni e loro, gli estranei, i ” possibili pericoli” all’incolumità dei cittadini.
Li fermo con un sorriso e chiedo di poter parlare con loro. Mi guardano e chiedono “Perché?”. Rispondo che sono una giornalista e che vorrei intervistarli. E qui la prima risposta che mi suona stonata: hanno il divieto di comunicare con il mondo esterno. Se voglio parlare con qualcuno, devo andare all’hotel Santoro e chiedere ai responsabili dell’associazione.
Decido di far passare una settimana. Poi, stasera, parto alla volta dell’Hotel Santoro.
Nell’incamminarmi lungo le strade deserte di questo paese privo di esseri umani, se non in punti strategici, mi vengono alla mente le parole senza senso pronunciate da qualche estremista in vena di ammazzare la noia di un afoso pomeriggio di inizio settembre.
Che i ragazzi alloggiati nell’hotel Santoro rappresentino un pericolo per gli abitanti della zona mi sembra poco probabile. Non solo perchè la zona appare spettrale, priva di vita e nemmeno tanto popolata da auto come in altre parti del paese, ma anche perchè la vita, alle nove di sera, potrebbe anche essere caratterizzata dall’odore buono della cucina ciociara, che invece è totalmente assente.

Davanti all’hotel Santoro

Mi consolo pensando che anche gli anagnini sono passati al cibo in scatola, come i popoli occidentali più evoluti. E non ci penso più. Sono davvero vicina all’Hotel e i ragazzi sono seduti fuori a chiacchierare. Si fermano e mi guardano incuriositi. Si alzano e vengono a salutarmi. Rimango ferma sul ciglio della strada. Sono diventata stranamente timida e rispettosa,ma mi presento e chiedo i loro nomi. Si presentano anche loro e cominciamo a chiacchierare.partita immigrati ultrasbiancorossi
Abdul parla inglese, Madè parla francese. Gli altri ascoltano incuriositi e a tratti commentano quello che io e Abdul ci diciamo.
Sono interessati alla novità di dialogare con qualcuno diverso da loro. Abdul frequentava una scuola di calcio in Guinea. Era un semi professionista. Gli racconto del mio ex alunno che ha la sua stessa passione e che ora è stato ingaggiato in una squadra londinese e frequenta la Westminster University a Londra. Abdul è interessato. Anche a lui piacerebbe la carriera sportiva, solo che lui è relegato in questo hotel, gli è proibito comunicare con il mondo esterno, se non “a comando ” e su ordine dell’associazione, di cui ancora non riesco a sapere il nome, mentre in mio alunno sta facendo la sua tanto desiderata “bella vita” rivestendo i panni del calciatore semi-inglese! Penso che i ragazzi sono gli stessi, in ogni parte del mondo, e sognano le stesse cose. Solo che c’è chi è più fortunato e riesce a prendere il destino per le corna, e chi cade nella rete di qualche associazione italiana dagli intenti non chiari e che usa gli individui in difficoltà, impedendo loro una vera vita.

E se facessimo una partita di calcio?

Questi giovani hanno uno sprint e una voglia di fare che supererebbero senza difficoltà tanti pigri rampolli-bene di tante piccole o grandi città. Ma sono costretti a stare fermi, forse aspettando il lavoro che una fantomatica associazione potrebbe procurare loro e che potrebbe essere solo fonte di un’ulteriore sfruttamento. Il dubbio è legittimo?
Quindi addio ai bei sogni di diventare un grande calciatore. Sogni che, come Abdul, hanno altri ragazzi che si trovano in questa struttura.
Addio? No. Forse no. Mi viene in mente un’idea e la comunico al ragazzo che si trova nella struttura, incaricato di badare ai migranti. “E se organizzassimo una bella partita di calcio tra voi e altri giovani di Anagni?”
I ragazzi sorridono. Una partita di calcio? Si, dicono. Molti giocano e sono anche molto bravi, aggiunge Abdul. Ci sarebbe il numero per formare una squadra di calcio.
Mi riprometto di scrivere e di esortare l’amministrazione comunale ad organizzare qualcosa del genere. Penso che il diversivo non sarebbe solo un mezzo, per i ragazzi del Santoro, per evadere dalla noia di stare fermi qui, ma anche un bel mezzo per fare qualcosa di interessante in queste giornate morte di inizi di ottobre. Non credo che la noia sia solo dei ragazzi dell’hotel Santoro. Anche i pochi giovani che bighellonano per Anagni stasera, non scherzano.

 
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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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