disoccupazione precariato 350 260

disoccupazione precariato 350 260Donato Galeone* Questa prima quindicina di settembre ci sembra aperta a riflettere sui nuovi fatti sociali-sindacali e politici nazionali (lettera del 1° settembre al Governo sottoscritta unitariamente da Confindustria-CGIL-CISL-UIL; l’annuncio di 500 Euro quale sostegno immediato al reddito; l’anticipo pensionistico a 63 anni di età) che sono in tanta parte connessi ai territori laziali in sofferenza sociale, non esclusa la provincia di Frosinone.

Così come tre anni fa le attese per il riconoscimento di “area di crisi Frosinone-Anagni-Fiuggi” e dal 14 settembre 2016 anche il riconoscimento di “area di crisi complessa della provincia di Frosinone” nei Sistemi Locali del Lavoro (SLL) in attuazione della legislazione n.181 del 1989 e successive integrazioni, per il rilancio aree di crisi industriale.

Si dice che questi riconoscimenti dovrebbero alimentare le dovute responsabilità, con impegni solidali, per trasformarsi in “opportunità d’oro” come dice Zingaretti, mediante interventi programmati e condivisi tra parti sociali e comunità locali, per creare impatti socio-economici significativi, positivi e visibili sullo sviluppo dei territori e della occupazione – incentivati dallo Stato e dalle Regioni – sia nelle aree di crisi complessa dei 44 Comuni della Provincia di Rieti già riconosciuti nel 2014 e sia nelle riconosciute aree comunali di crisi complessa della Ciociaria, favorendo l’attivazione di “progetti di riconversione e riqualificazione industriale delle aree (SLL) finalizzate alla salvaguardia e consolidamento delle imprese nel territorio, dell’attrazione di nuove iniziative imprenditoriali ed al sostegno del reimpiego dei lavoratori esplulsi dal mercato del lavoro”.

Un po’ di cifre

Ad oggi leggiamo e rileviamo dai siti ufficiali del Ministero Sviluppo Economico (INVITALIA) che le risorse disponibili (30+10 milioni di euro) e le domande presentate dopo l’Accordo di Programma area di Frosinone-Anagni sottoscritto nell’agosto 2013 (risorse disponibili 40.000.000 e quattro domande presentate) sono state ammesse in graduatoria due domande:
1- della Spa SANOFI-Aventis : contributo in conto capitale richiesto e assegnato € 5.690.200; finanziamento agevolato richiesto e assegnato € 13.266.200.
2- della Spa ACS Dobfar : contributo in conto capitale richiesto e assegnato € 5.733.000; finaziamento agevolato richiesto € 24.500.00 e assegnato € 16.733.800.
Si conoscono e si leggono soltanto l’ammontare dei contributi in conto capitale richiesti e assegnati ed anche il totale dei finanziamenti agevolati assegnati (€ 13.266.200 +€ 16.733.800 = € 30.000.000).
Nessuna traccia viene indicata sulla “riqualificazione-ristrutturazione o consolidamento produttivo” delle due imprese e alcuna indicazione sui livelli occupazionali e neppure sulla “nuova occupazione”.

Per l’area di crisi industriale complessa di Rieti riconosciuta nel 2014 (risorse disponibili Regione Lazio 10.000.000 e sei domande presentate) sono state avviate in istruttoria due domande:
impresa programma investimento nuova occupazione agevolazioni richiesta
(€) (unità) (€)
GAIA TECH srl 3.327.500 79 1.996.500
ELEXOS spa 12.628.632 34 7.371.474
15.956.132 113 9.367.974
Le 113 nuove unità lavoro dovrebbero incidere su un programma di investimento pari a circa 16 milioni di euro. Per ogni posto di lavoro agevolato da finaziamento pubblico per l’area di Rieti si richiedono circa 141.204 € di cui circa 82.902 € cofinanziato con denaro pubblico. L’agevolazione richiesta per i due programmi di investimento è di oltre il 58,71% che è maggiore del 40% previsto dal PSR Lazio per i progetti dei programmi di investimento in agricoltura.
A me pare giusto, doveroso e corretto conoscere, che è cultura, per validare l’uso sui territori delle risorse private e pubbliche.
E ancora di più oggi per quanto ci viene indicato dalle aree di crisi laziali nell’ultimo trienno – tra agosto 2013 e agosto 2016 – per sostenere con forza e unità l’iniziativa unitaria della CGIL-CISL-UIL-Confindustria del 1° settembre verso il Governo “su come affrontare e governare i processi di transizione industriale con politiche attive e passive del lavoro”.

Si tratta di fronteggiare tanto nelle imprese con esuberi di lavoratori in cassa intregrazione, definendo “piani di ricollocazione” in un lavoro vero anche mediante l’adeguamento formativo per un’ occupazione certa con l’utlizzo dei fondi interprofessionali, quanto intervenendo sui Tempi non brevitempi e le modalità degli investimenti nelle “aree industraili in crisi” con un adeguato sostegno al reddito mediante ammortizzatori sociali, nel contesto di un possibile e graduale rilancio produttivo verso domande di beni e servizi, privati e pubblci, in un auspicabile e regolato mercato interno ed estero.

Tempi non brevi

Tempi prevedibili non a breve scadenza per gli inteventi da bandire e programmare nelle aree di crisi da coniugare, finalmente, con l’attesa notizia di una “boccata di ossigeno” nell’ambito dell’annuciato “Piano di Governo su lavoro e previdenza” verso chi è rimasto senza lavoro e senza indennità di sostegno al reddito, mediante la erogazione di una misura minima di 500 €/mese, limitata nel tempo di 12 mesi e condizionata alla disponibilità di ricollocamento del lavoratore beneficiario di quel minimo sussidio, protempore, nell’attesa della ricollocazione a lavoro.

E con la ripresa del confronto Governo-Sindacati in tema di “lavoro e previdenza” viene condiviso il prevedere un discutibile “anticipo persionistico” che potrà essere liberamente richiesto al compimento dell’età di 63 anni. Continuerà la discussione tra dieci giorni sia sulle modalità della sperimentazione biennale annunciata che sui costi mensili dell’anticipata pensione, ammortizzabili mensilmente, da chi ha un lavoro e “rendere esente” chi il lavoro non lo ha, fino all’importo netto di pensione non superiore a 1.200 euro/mesili.

Le vittime dal 2007 e le loro sofferenze

Mi sono permesso, dopo la fase estiva, di richiamare i quattro fatti di questa prima quidicina di settembre già divulgati dal Governo e Sindacati e che sono all’attenzione delle parti sociali e rappresentanze politiche e ammnistrative di ogni livello. E’ doveroso ma non sufficiente – a mio avviso – perchè la crisi in atto dal 2007 ha dimostrato che le sue vittime continuano ad essere i ceti medi produttivi e i lavoratori dipendenti e autonomi di questa società reale e vera che è composta di gruppi sociali sia di lavoratori (sindacati) e imprese (preferibilmente associate) che di cittadini e loro comunità (partiti democratici e associazioni) dai quali- ancor più in momenti di crisi – deve passare l’esperienza della condivisione non corporativa ma di “coordinamento economicamente valido” tra le diverse attività di produzione e lavoro e non alimentare dispersioni o frantumazioni individualistiche solo perchè, ad esempio, la grande impresa multinazionale dell’auto a Cassinoo o la farmaceutuca ad Anagni tendono a produrre processi di “esternalizazzione per distribuire il rischio imprenditoriale” su aree economiche sempre più vaste, comprese le aree di crisi socio-economniche complesse e non. Tendenza di subordinazione rischiosa in estensione da approfondire!
Massima attenzione e tanta riflessione, quindi, sulle cosiddette illusorie “opportunità d’oro” che potrebbero tradursi in programmi d’investimento unicamente rapportati al criterio contabile di “costi e benefici” mentre appare necessario, proprio per superare il momento di crisi complessa, la urgenza di mettere in campo una estesa alternativa culturale di conoscenze e non arrestarsi sulla soglia dell’altrettanto cosiddetto “regno delle leggi economiche” che si presentano anche in Ciociaria come leggi naturali.
Anche perchè, concludendo queste mie riflessioni, sappiamo che si produce per un mercato e vendere ma il “mercato che si autoregola è una falsità” ancor di più in tempi di crisi quando milioni di persone non riescono neppure ad affacciarsi al mercato per offrire se stessi come lavoratori.

* ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 
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