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camera deputatidi Ignazio Mazzoli – Alle 13,30 circa di oggi 30 marzo il Presidente della Repubblica ha comunicato al Paese le sue determinazioni. Pier Luigi Bersani dopo 36 ore di riserbo ha dichiarato, che «In un passaggio molto difficile il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scelto di dare all’Italia e al mondo un segnale di stabilità e di continuità delle nostre Istituzioni. Per quello che sta a noi, siamo pronti ad accompagnare responsabilmente il percorso che il Capo dello Stato ha indicato». Precisando che «Un governo di cambiamento e una convenzione per le riforme restano per noi l’asse sul quale ricercare il contributo più largo delle forze parlamentari».
Che dire di questo quadro ad un mese circa dal voto di fine febbraio? Quali novità, che non fossero state esplorate prima, sono contenute nella risoluzione di Giorgio Napolitano? I due gruppi di 10 “saggi”, 4 per le riforme istituzionali e 6 per l’economia che proposte debbono elaborare?
Francamente tutto appare fumoso e a nulla vale, come fanno alcuni giornali, richiamare pretese analogie con l’esperienza olandese che richiese 44 giorni (ci siamo quasi) per dare un governo a quel Paese. Vale qui la pena di richiamare per cenni il quadro che ci hanno lasciato le elezioni. Quando si insiste a dire e scrivere, come hanno fatto gran parte dei mezzi d’informazione, che circa l’80% del Parlamento è composto da 3 schieramenti che si equivalgono si fa solo una lettura aritmetica e non si entra nel significato di cosa esprimono quei tre spezzoni di Camera e Senato. Il Parlamento eletto il 24 e 25 febbraio esprime una domanda di cambiamento con una forza che che si avvicina al 55%.
Infatti il voto al PD ed al M5S contiene voti di protesta contro i previlegi, contro la disguaglianza sociale alimentata dal governo Monti e prima e più ancora dai governi Berlusconi. Se si guarda solo alle dichiarazioni dei leader si fa un’operazione burocratica e strumentale che non tiene conto degli elettori e della sofferenza che c’è nella società. Non solo l’elettorato della coalizione “Italia BeneComune” (PD,Psi,Sel ed altri), ma anche quello del M5S hanno scelto queste due formazioni per chiedere un cambiamento e sperando che si avverasse.
La proposta di Pier Luigi Bersani ha avuto il pregio di cogliere questa domanda e di parlare al Paese dicendogli che aveva capito la richiesta. Negli 8 punti da lui proposti c’è il segno chiaro del cambiamento sul piano dei costi della politica, della morale, dell’equità sociale ed economica e della giustizia.
Contro questa manifestazione di comprensione e di accoglimento si è scatenata un’operazione di pressione politica e propagandistica che ha impegnato giornali e televisioni per giustificare e sostenere il gioco dei divieti.
Nonostante le molteplici apertura del PD, Grillo e dirigenti grillini non hanno cambiato idea su nulla. Si sono trincerati dietro l’attacco di insulti a tutti i partiti dimostrando di non aver capito o non aver voluto capire che l’ombra del Pdl di Berlusconi incombe ancora sul panorama politico italiano. Rispecchiano perfettamente quel vecchio proverbio che recita: “Ogni grillo grilla a sé, a proposito di chi chiacchiera a vuoto o di chi trae da sé stesso i motivi della propria contentezza”. Infatti l’unica cosa che i grillini grillano è il solito ritornello, ovvero quello di formare un governo 5 Stelle, perchè loro non si fidano di nessuno. Ma proprio di nessuno. L’incognita è con quale maggioranza il M5S otterrebbe l’improbabile fiducia. Possibile che i grillini si rifiutino di appoggiare un governo Pd, mentre il Pd dovrebbe farlo incondizionatamente? Sono forse più bravi, belli e intelligenti degli altri? Può darsi, anche se alla luce dei fatti la risposta avrebbe bisogno di una lunga riflessione. Filippo Facci in un suo articolo è molto duro a questo proprosito: “C’era da prendere il valium, ieri, nell’ascoltare la ragazzina (la capogruppo del M5S alla Camera ndr) che distribuiva patenti di credibilità dall’alto del suo non-essere, che delegittimava le persone in quanto partiti. E’ quanto di più ideologico possa essere espresso in questo secolo”. (vai all’articolo di Facci)
D’altro canto Berlusconi ha continuato a pensare solo alle sue sorti personali. Tutti hanno capito e dichiarato che Berlusconi voleva e vuole solo la certezza di un “lasciapassare” che lo salvasse dai sui guai giudiziari. Lo hanno scritto fior di giornali e lo hanno sostenuto le maggiori testate televisive. ma i suoi niet sono diventati così “autorevoli” da far smarrire il buon senso. Lo possiamo capire che contino per certi uonimi del suo Pdl, ma che pesino anche per il presidente Napoolitano facciamo fatica a comprenderlo.
Cerchiamo di capirci: Che cosa proponeva il Presidente del pre-incarico (? – questa definizione contiene già in sè un espediente negativo): un programma di riforme istituzionali e di interventi economici di 8 punti da esporre in Parlamento e, in Senato, solo in Senato, doveva cercare i voti necessari che sostenessero il governo di quegli 8 punti. Si è detto ed urlato che era impossibile trovare i voti. I numeri non ci sono è stato sentenziato. E lo stesso Presidente della Repubblica ha fatto sapere urbi ot Orbi che bisognava conoscere i numeri prima e chiedeva alleanze certe e dichiarate. Dopo tutto questo battage massacrante, Napolitano fa una sua ricognizione, ci riflette su una notte e poi annuncia di aver pensato a due gruppi di lavoro che avanzino delle proposte per le riforme istituzionali e gli interventi in economia. Ma guarda un pò!!! E con questi elaborati che cosa ci si dovrebbe fare? Non è stato dichiarato, ma si può pensare che servano a fare un governo.
E dove sono i numeri certi e le alleanze dichiarate? Si va in Parlamento presumiamo. Eh forse si! Ma già un altro aveva detto qualche giorno addietro una cosa analoga, anzi molto simile. Non è così? O ci sbagliamo? In quegli 8 punti c’era chiaro il segno del cambiamento, ma ora cosa ci sarà?
Il Presidente inoltre ci ha fatto sapere che resterà in carica fino all’ultimo giorno del suo mandato, dopo aver egli stesso preso in considerazione l’eventualità di dimettersi qualche giorno prima della scadenza. Che avrebbe significato? Qualche analogia con il gesto di Benedetto XII? Chissà? Ma ora che resta fino al 15 aprile cosa cambia? Andiamo per ordine.
Un considerazione è interessante fare. Perche tanto accanimento nella ricerca del governissimo con alleanze dichiarate quando poi si deve arrivare a scopiazzare l’ipotesi proposta dal segretario del PD senza che abbia l’imprimatur del consenso espresso da una intera coalizione? In questa insistenza per il governissmo che cancellerebbe qualunque memoria dei disastri compiuti da Berlusconi in 15 e più anni e dal governo Monti leggiamo l’ossequio ad un teorizzazione delle centrali finanziarie mondiali, delle agenzie di rating e delle banche che come hanno preteso il pareggio di bilancio per tutti gli stati; le stesse sostengono anche che nell’era della globalizzazione i governi dei Paesi devono essere sorretti da grandi e grandissime coalizioni guidate da banchieri o da uomini di fiducia del mondo finanaziario. Presidente Napolitano oggi tu a tutti noi appari il garante della normalizzazione capitalistica o, se non ti piace questo nome, per farti piacere possiamo chiamarla normalizzazione voluta dal potere finanziario.
I numeri non c’erano per un governo Bersani. I numeri non sappiamo se ci saranno anche per un altro governo che dovrebbe nascere con le modalità stesse che proponeva Bersani. Ma allora perchè Bersani e il centrosinistra non potevano provarci? Ci viene il dubbio che il dichiarato antiliberismo di questa coalizione sia la ragine della discriminazione. Non dimentichiamo che una politica antiliberista è un’esigenza di tutta l’europa. C’e qulcuno che vuole isolare Hollande? Dopo il voto italiano che succederà in Germania, ci sarà una nuova Merkel? Non si vuole proprio un’altra Europa che sia dei popoli e non delle banche?
Il voto italiano insegna che bisogna scegliere. Chiede che si scelga senza tentennamenti di uscire dalla morsa dei diktat della finanza mondiale ed europea e dalle politiche imposte dalle banche. Ormai, intanto fra un gruppo di esperti e l’altro si arriverà al 15 aprile ed un governo forse nascerà dopo che il Parlamento del 24 e 25 febbraio avrà eletto un nuovo Presidente della Repubblica.
Una ultima cosa. Insieme ai nostri lettori abbiamo apprezzato la fermezza del Pd e della coalizione Italia BeneComune nel dire no a qualunque governo con il Pdl. Bravi, bravissimi. Ma in tutta questa fase del tentativo di Bersani dove sono stati i partiti della coalizione? Dov’erano mentre Berlusconi aizzava i più bassi istinti della pancia del suo partito? Non era possibile che ci fossero iniziative democratiche e garbate e festose per informare gli italiani su che cosa sono gli 8 punti chiarendo i loro contenuti e quanto utili sarebbero state le misure in essi previste per la ripresa economica e per ridurre l’occupazione?
Caro PD, cari partiti del centrosinistra e della sinistra non si può continuare così. Ci vuole un partito unitario, di massa, democratico, forte e organizzato sul territorio e nella società come nei posti di lavoro. Senza questo partito chi vive del proprio lavoro e le parti più deboli della società sono inesorabilmente indifesi.

1) Il professor Valerio Onida, il senatore Mario Mauro (Scelta civica), il senatore Gaetano Quagliariello (Pdl) e il professor Luciano Violante (Pd); per il secondo, il professor Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, il professor Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), il dottor Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, l’onorevole Giancarlo Giorgetti (Lega Nord) e il senatore Filippo Bubbico (Pd), presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato, e il ministro Enzo Moavero Milanesi.
2) Normalizzare: vuol dire mettere a norma. Norma stabilita da chi? Dal potere finanziario, certamente, sembra di capire. Ne deduciamo che non è una una norma condivisa e quindi ferisce pesantemente la democrazia.

dalla vecchia edizione di unoetre.it 30 Marzo 2013 21:51 Visite: 1190

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