bandiere rosse a piazza del popolo 350 260

bandiere rosse a piazza del popolo 350 260di Ivano Alteri – In un articolo di Ilvo Diamanti sulla Repubblica di qualche giorno fa, l’autore avanzava un’analisi sulla situazione istituzionale del nostro Paese, introducendo un neologismo per spiegarne la scarsa dinamicità, ovvero l’incapacità dei rispettivi “poteri” di assumere decisioni incisive: la “Tiranno-fobia”.

Secondo Diamanti, proprio dalla “paura del tiranno” emergerebbero molte nostre anomalie e lentezze nazionali. Essa – dice Diamanti riprendendo costrutti di Pierre Rosanvallon – “alimentata dall’esperienza del fascismo, ha contribuito, in fase costituente, a rafforzare i poteri di controllo”, facendo dell’Italia una “contro-democrazia”; “che non significa anti-democrazia, ma ‘democrazia della sorveglianza’. Dove la sfiducia si traduce in controllo democratico. Esercitata dai magistrati, ma anche da movimenti, comitati e dagli stessi cittadini. Soprattutto dopo l’avvento di Internet, che è divenuto un canale di controllo e denuncia largamente accessibile e frequentato”. Perché – continua l’autore ricordando invece le parole Benjamin Costant – “ogni buona costituzione è un atto di sfiducia nei confronti del potere”.

Condividiamo in massima parte l’analisi di Diamanti, ritenendo, tuttavia, che manchi un ulteriore passo, per individuare un ulteriore elemento frenante, anch’esso causa, a nostro parere, di uno sviluppo “istituzionale” rachitico, ma nel senso opposto: la “Demo-fobia”.

Infatti, se da una parte la tiranno-fobia avrebbe indotto i costituenti ad erigere una rete eccessiva di poteri e contro poteri a protezione dal tiranno, causando l’asserita scarsa dinamicità del sistema, dall’altra la demo-fobia, pensiamo noi, li ha frenati eccessivamente nella costruzione di una rete di diffusi canali di accesso al potere, a protezione dal demo, limitandone così la partecipazione. Mentre pativano il timore che un nuovo tiranno potesse ancora conculcare la e le libertà altrui, infatti, forse riponevano anche una scarsa fiducia nell’azione extrapartitica del popolo, il cui agire massificato era, ed è, tacciato spesso di “irrazionalità”; nonché un’eccessiva fiducia nelle capacità dei partiti di costituire, da sé, tutto quanto necessario al funzionamento democratico del Paese.

La Partecipazione che essi hanno concepito e immesso nelle norme costituzionali, quindi, è prevista tutta all’interno delle strutture dei partiti, fatta eccezione per il referendum “abrogativo”, temendo che senza di essi il popolo non avrebbe potuto affatto partecipare o che avrebbe distorto pericolosamente tale partecipazione. Ed il primo timore era senz’altro fondato: oggi che i partiti non esistono più vediamo quanto poco incisiva sia l’azione dei cittadini, per quanto massiccia e organizzata, nelle scelte della politica.

Ma, ci chiediamo noi, una più diffusa partecipazione, una partecipazione anche extra-partitica ma chiaramente istituzionalizzata, non avrebbe potuto anche prefigurare una più evoluta e diffusa cultura politica, tale da rendere viepiù meno “irrazionale” la partecipazione democratica diretta? Perché non considerare quella partitica, dunque, soltanto come “partecipazione minima”? Non sarebbe stata, anche quella extra-partitica, una eccellente difesa dal tiranno? E sarebbero oggi scomparsi i partiti, se fossero stati considerati necessari ma non sufficienti, e intorno a loro e fuori di loro si fosse sviluppata una maggiore partecipazione? Avremmo oggi un Renzi che decide “da solo”, senza alcun consenso popolare? I cittadini sarebbero così ridotti alla marginalità politica?

Insomma, a pensarci meglio, forse è vero che la democrazia italiana sarebbe stata più “dinamica”, se i costituenti fossero stati meno tiranno-fobici; ma probabilmente sarebbe stata, in nuce, la democrazia del futuro, se fossero stati meno demo-fobici e avessero elaborato meglio e di più le istituzioni democratiche della partecipazione. Ma forse la realizzazione di quest’opera sarà compito della nostra generazione e di quelle che ci seguiranno.

Frosinone 7 novembre 2015

 

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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