di Redazione – Un vero e proprio “arrembaggio”, come lo definisce il Guardian, di Shaeuble e Merkel contro Tsipras. A una settimana dal “No” dei Greci all’austerità la Germania cambia completamente il tavolo e tra minacce di Grexit e condizioni più dure imposte con l’arma del ricatto costringe il leader greco alla via della capitolazione.
L’Eurosummit dopo sedici ore di riunione (concluso alle nove di questa mattina) ha prodotto un’Europa completamente stravolta nei connotati. I tedeschi hanno imposto nella discussione il ritorno della Troika, che verificherà ogni passo del Governo, la reintroduzione dei licenziamenti collettivi, l’abolizione della contrattazione collettiva, la creazione di un fondo di 50 miliardi di asset greci, a garanzia del debito, da stabilire in Lussemburgo. Non solo, l’adozione del Codice di Procedura civile, la creazione del ‘Fiscal Council’ previsto dal Fiscal Compact per controllare i bilanci e la direttiva per la ‘risoluzione’ delle banche, che mette fine ai salvataggi statali. Insomma, il programma delineato da Schaeuble due giorni fa, che sembra un modo per buttare fuori la Grecia senza assumersene la responsabilità, costringendola a rifiutare la polpetta avvelenata.
Tsipras, che ha annunciato di voler restare al tavolo delle trattative “per tutelare la dignità del mio Paese”, non avrà nemmeno il tempo di tornare a casa e spiegare il perché‚ di un piano molto più duro dell’ultima offerta, visto che, in base alla proposta, deve far approvare dal Parlamento entro mercoledì il primo set di riforme, tra cui Iva e pensioni. L’Eurosummit intanto, secondo fonti Ue, starebbe valutando un prestito ponte attraverso aiuti bilaterali e il ricorso alle dotazioni dell’Efsf, il primo fondo salva-Stati, in attesa della definizione e del varo del programma di aiuti triennale del’Esm. L’accordo prevede la creazione di un fondo che “privatizzerà asset di Stato per realizzare profitti, e servirà ad abbattere il debito e alla ricapitalizzazione delle banche”, illustra Dijsselbloem. Il premier greco Alexis Tsipras dovrà far passare in Parlamento riforme durissime entro mercoledì. “Non c’è bisogno di un piano B per la Grexit perché è stata trovata l’intesa sul piano A”, riassume Merkel in conferenza stampa, aggiungendo che “la strada sarà lunga e difficile”. Poco dopo parla anche il premier Alexis Tsipras. “Siamo riusciti a ristrutturare il debito. Siamo riusciti ad assicurare finanziamenti a medio termine […].
La Grecia continuerà a lottare per essere in grado di tornare a crescere”. Dopo il Fmi anche la Germania (come testimonia il quotidiano Bild) esce allo scoperto e chiede il suo pedaggio in questa surreale crisi greca: la testa di Alexis Tsipras. E’quello lo scalpo che due terzi dei creditori internazionali, più di avanzi primari e rimodulazione di piani, pretendono sul tavolo di un europoker che potrebbe ancora trasformarsi in Grexit. Governo di unità nazionale ora ed elezioni in autunno, scrive la testata tedesca. Il passo politico sarebbe, per metà, già compiuto: dentro i centristi di Potami guidati dal giornalista televisivo Stavros Theodorakis, nuovo uomo senza cravatta e protetto dal mondo degli oligarchi ellenici, rimpasto ministeriale con tecnocrati come fatto nel 2011 con Lukas Papademos, uomo Goldman Sachs. Il tutto per decretare la fine dell’esperienza syrizea, così come hanno lasciato intendere, pochi giorni fa, le parole dell’arcigno Schauble: la moneta più preziosa è la fiducia e Tsipras se l’è giocata.
In Italia non ci fecero votare nel novembre 2011 e c’imposero Monti, qui tutto è più sfacciato, ma tuttavia è una riedizione di comportamenti già visti e tutt’ora operanti. A che serve votare, potrebbe chiedersi qualcuno? Serve, serve comunque, continuare a dire che a questo gioco al massacro non ci vogliamo stare.
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