di Valerio Ascenzi – E se il 5 maggio, accadesse qualcosa di epocale anche nelle piazze italiane? Se oltre a scioperare con i lavoratori del comparto istruzione e ricerca, si unissero anche i disoccupati, i precari e i lavoratori di altri comparti? Accadrebbe qualcosa che non si vede in Italia da almeno quarant’anni.
Ogni lavoratore, o aspirante tale, dovrebbe dare il proprio contributo alla protesta contro questo governo, per il solo fatto che il pinocchio fiorentino si è proposto come salvatore di una patria che non salverà, mantenendo lo status quo della meritocrazia dei lacchè e della mediocrità. L’Italia non è questo, l’Italia merita un altro governo, ma soprattutto il lavoro merita dignità.
Dignità che può essere raggiunta solo attraverso criteri oggettivi, fino ad oggi garantiti dalle contrattazioni. I contratti di lavoro, concertati tra datori di lavoro e sindacati, potranno anche essere sbagliati – ma si possono correggere – però non possono essere bruciati in nome della faciloneria con la quale questo governo vuol portare il Paese nell’oblio.
La scuola è un nodo cruciale: lo scopo è quello di creare sempre più nuove generazioni di incapaci e incompetenti. Il cittadino critico, loro, non lo vogliono: puntano ad allargare il consenso abbassando la cultura di questo Paese. Cosa che l’Italia, nazione dal patrimonio artistico, storico e culturale inestimabile non merita. La scuola italiana, ultimo esempio di democrazia e partecipazione, rischia di essere smantellata da un governicchio di mediocri, uomini e donne, di finta sinistra.
L’opinione pubblica è contro i lavoratori della scuola, ma nessuno si rende conto che l’opinione pubblica è teleguidata come quando era in carica Berlusconi. Parla di scuola sempre chi di scuola, purtroppo non sa nulla. Vi basti pensare che il sottosegretario all’Istruzione è un tizio che per compiere gli studi universitari, facendo politica (e quindi un bel niente, considerati gli “scienziati” che il Pd produce) ha impiegato decenni. Ha finanziato l’università italiana per anni, restando fuori corso nell’attesa della tanto agognata poltroncina. Non ha mai messo piede in una scuola da vent’anni e pretende di capire qualcosa.
Si sta scientificamente smantellando la scuola, per portarla alla privatizzazione: non si parla più dei docenti delle scuole dell’infanzia, anzi si sono lasciati scappare che potrebbero dare alle Regioni (che non hanno soldi e quindi faranno classi di 40 ragazzini per risparmiare) la possibilità di gestire il personale docente di quel settore, inoltre il disegno di legge sembra far riferimento al tempo antimeridiano per la scuola dell’infanzia, con la possibilità di prolungamento in orario pomeridiano, solo grazie agli appalti dati ad associazioni e cooperative. E se i presidi, perché verranno retrocessi a presidi e non più a dirigenti come sono ora, prenderanno il potere che il bischero vuol dar loro, faranno il bello e il cattivo tempo.
Non è una riforma, è la mannaia definitiva sulla scuola: chi pensa, tra il personale di ruolo, di essere tutelato, sta sbagliando di grosso. Istituiranno quello che viene definito “il girone infernale”, o la bolgia dantesca: un albo degli insegnanti, da cui i presidi attingeranno per chiamare i docenti. Fossimo in Germani, o Inghilterra, in Francia o in Danimarca, la morale rigorosa che c’è in questi paesi, metterebbe i presidi nelle condizioni di applicare criteri oggettivi. In Italia, la patria del nepotismo, del clientelismo e del leccaculismo, questo non potrebbe avvenire. Anzi: avverrebbe che i docenti antipatici a qualche preside (e ce ne sono, considerato che nelle scuola, troppi insegnanti invece di applicare le regole del contratto, chiacchierano solo a vanvera, mettendo in cattiva luce i colleghi più puntigliosi) diverrebbero oggetto delle angherie del preside incazzato di turno.
Il 5 maggio è una data che ricorda parecchi eventi: la morte di Napoleone nel 1821 a Sant’Elena durante l’esilio. La liberazione di Gandhi dal carcere. La liberazione del campo di concentramento di Mauthausen e la librazione di Amsterdam dall’occupazione nazista, nel 1945. La costituzione del Consiglio d’Europa nel 1949. Lo sciopero generale del 5 maggio 2015 è una data epocale già di suo: il bischero è riuscito dove anche Berlusconi aveva fallito qualche anno fa, cioè nel ricompattare i sindacati confederati, ma nel far aderire allo stesso sciopero anche chi non ha mai aderito allo sciopero insieme ai confederati. Infatti oltre a Flc-Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, ci saranno Gilda-Unams, Snals-Confsal e anche gli studenti della Uds e della Rete studenti medi. Sarebbe ancor più importante far capire alle famiglie che questa manifestazione è importante e il suo impatto sul governo garantirà la conservazione di quella che ad oggi non è affatto una cattiva scuola. Per questo anche i lavoratori di altri comparti e i precari e disoccupati dovrebbero unirsi. Il solo sospetto che sarà uno sciopero partecipato sta già facendo retrocedere il bischero su alcuni provvedimenti, come i pieni poteri ai presidi.
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