sciopero 5 maggio 350 260

sciopero 5 maggio 350 260di Valerio Ascenzi – E se il 5 maggio, accadesse qualcosa di epocale anche nelle piazze italiane? Se oltre a scioperare con i lavoratori del comparto istruzione e ricerca, si unissero anche i disoccupati, i precari e i lavoratori di altri comparti? Accadrebbe qualcosa che non si vede in Italia da almeno quarant’anni.
Ogni lavoratore, o aspirante tale, dovrebbe dare il proprio contributo alla protesta contro questo governo, per il solo fatto che il pinocchio fiorentino si è proposto come salvatore di una patria che non salverà, mantenendo lo status quo della meritocrazia dei lacchè e della mediocrità. L’Italia non è questo, l’Italia merita un altro governo, ma soprattutto il lavoro merita dignità.
Dignità che può essere raggiunta solo attraverso criteri oggettivi, fino ad oggi garantiti dalle contrattazioni. I contratti di lavoro, concertati tra datori di lavoro e sindacati, potranno anche essere sbagliati – ma si possono correggere – però non possono essere bruciati in nome della faciloneria con la quale questo governo vuol portare il Paese nell’oblio.
La scuola è un nodo cruciale: lo scopo è quello di creare sempre più nuove generazioni di incapaci e incompetenti. Il cittadino critico, loro, non lo vogliono: puntano ad allargare il consenso abbassando la cultura di questo Paese. Cosa che l’Italia, nazione dal patrimonio artistico, storico e culturale inestimabile non merita. La scuola italiana, ultimo esempio di democrazia e partecipazione, rischia di essere smantellata da un governicchio di mediocri, uomini e donne, di finta sinistra.
L’opinione pubblica è contro i lavoratori della scuola, ma nessuno si rende conto che l’opinione pubblica è teleguidata come quando era in carica Berlusconi. Parla di scuola sempre chi di scuola, purtroppo non sa nulla. Vi basti pensare che il sottosegretario all’Istruzione è un tizio che per compiere gli studi universitari, facendo politica (e quindi un bel niente, considerati gli “scienziati” che il Pd produce) ha impiegato decenni. Ha finanziato l’università italiana per anni, restando fuori corso nell’attesa della tanto agognata poltroncina. Non ha mai messo piede in una scuola da vent’anni e pretende di capire qualcosa.
Si sta scientificamente smantellando la scuola, per portarla alla privatizzazione: non si parla più dei docenti delle scuole dell’infanzia, anzi si sono lasciati scappare che potrebbero dare alle Regioni (che non hanno soldi e quindi faranno classi di 40 ragazzini per risparmiare) la possibilità di gestire il personale docente di quel settore, inoltre il disegno di legge sembra far riferimento al tempo antimeridiano per la scuola dell’infanzia, con la possibilità di prolungamento in orario pomeridiano, solo grazie agli appalti dati ad associazioni e cooperative. E se i presidi, perché verranno retrocessi a presidi e non più a dirigenti come sono ora, prenderanno il potere che il bischero vuol dar loro, faranno il bello e il cattivo tempo.
Non è una riforma, è la mannaia definitiva sulla scuola: chi pensa, tra il personale di ruolo, di essere tutelato, sta sbagliando di grosso. Istituiranno quello che viene definito “il girone infernale”, o la bolgia dantesca: un albo degli insegnanti, da cui i presidi attingeranno per chiamare i docenti. Fossimo in Germani, o Inghilterra, in Francia o in Danimarca, la morale rigorosa che c’è in questi paesi, metterebbe i presidi nelle condizioni di applicare criteri oggettivi. In Italia, la patria del nepotismo, del clientelismo e del leccaculismo, questo non potrebbe avvenire. Anzi: avverrebbe che i docenti antipatici a qualche preside (e ce ne sono, considerato che nelle scuola, troppi insegnanti invece di applicare le regole del contratto, chiacchierano solo a vanvera, mettendo in cattiva luce i colleghi più puntigliosi) diverrebbero oggetto delle angherie del preside incazzato di turno.
Il 5 maggio è una data che ricorda parecchi eventi: la morte di Napoleone nel 1821 a Sant’Elena durante l’esilio. La liberazione di Gandhi dal carcere. La liberazione del campo di concentramento di Mauthausen e la librazione di Amsterdam dall’occupazione nazista, nel 1945. La costituzione del Consiglio d’Europa nel 1949. Lo sciopero generale del 5 maggio 2015 è una data epocale già di suo: il bischero è riuscito dove anche Berlusconi aveva fallito qualche anno fa, cioè nel ricompattare i sindacati confederati, ma nel far aderire allo stesso sciopero anche chi non ha mai aderito allo sciopero insieme ai confederati. Infatti oltre a Flc-Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, ci saranno Gilda-Unams, Snals-Confsal e anche gli studenti della Uds e della Rete studenti medi. Sarebbe ancor più importante far capire alle famiglie che questa manifestazione è importante e il suo impatto sul governo garantirà la conservazione di quella che ad oggi non è affatto una cattiva scuola. Per questo anche i lavoratori di altri comparti e i precari e disoccupati dovrebbero unirsi. Il solo sospetto che sarà uno sciopero partecipato sta già facendo retrocedere il bischero su alcuni provvedimenti, come i pieni poteri ai presidi.

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.