8marzo2015 350 260

8marzo2015 350 260di Maria Luigia Pietrobono – Mi piacerebbe che gli osservatori politici( quanto meno quelli locali) ,dedicassero una qualche attenzione alla evoluzione del pensiero di molti ex PCI -PDS- DS in epoca Renzi. Molti di essi, infatti, difendono con forza l’operato del nostro Presidente del Consiglio, nonché segretario, senza se e senza ma. Perché :” basta con quelli che c’ erano prima”; “con lui finalmente possiamo vincere”, “le riforme sono giuste”.
Peccato, però, e io lo ricordo, siano gli stessi che un tempo si battevano contro quanto si sta facendo oggi. Tra i politici di lungo corso quello che amano di meno (è un eufemismo) e su cui convergono i loro strali è Massimo D’Alema. Il personaggio ha, per essi, molti peccati capitali per cui “oggi” dicono in tono ultimativo “faccia le conferenze” . Ma perché tanto astio e tanta acredine verso colui che, nel bene e nel male, ha contribuito a costruire quel pozzo da cui, come dice Bersani, oggi attingiamo acqua?
Altro atteggiamento inspiegabile è che, D’Alema dirigente, gli attuali renziani d’assalto avevano la tessera e operavano nel partito; oggi,che tutto è cambiato secondo i loro sogni, non prendono più la tessera e il partito lo fuggono.
Misteri dell’animo umano?
Io, al contrario, prendo la tessera, contesto ma non disprezzo, nel partito opero nella sfera che mi è più congeniale” con le donne , per le donne”. La battaglia per le politiche al femminile è sempre molto interessante nella sua evoluzione; se un tempo ci siamo battute per le quote che ci hanno permesso di portare in Parlamento una percentuale di donne pari al 40% oggi ci dedichiamo alla completa realizzazione di una democrazia paritaria.
In una società formata da uomini e donne,è giusto che queste ultime abbiano gli stessi diritti e le stesse possibilità di realizzarsi dell’altra metà del genere umano.
Sembra questa una ovvietà ma purtroppo non è così perché ancora forti sono le resistenze e la tendenza a caricare sulle donne il doppio peso della famiglia e del lavoro.
La battaglia più forte l’abbiamo sostenuta e vinta quando il Parlamento ha approvato la Convenzione di Istanbul.
Ora,però, non possiamo fermarci alla repressione dei reati; altre sono le conquiste ancora da raggiungere e riguardano il lavoro,la conciliazione dei tempi, il supporto alla maternità che non può e non deve essere visto come ” un tempo rubato al lavoro” ma come ” un tempo dedicato all’intera società” e come tale trattato economicamente.
Allora non solo 8 Marzo, questa bella tradizione che ci viene dal passato, ma un intero anno dedicato all’universo femminile con quattro appuntamenti che si svolgeranno in Primavera,Estate,Autunno,Inverno.
Organizzeremo dibattiti pubblici in cui daremo ampio spazio non solo ai riferimenti istituzionali ma a tutte le categorie operanti sul territorio.
Promuoveremo uno scambio di esperienze e le metteremo in relazione con quanto sia la Regione che il Governo potranno mettere in campo e stimoleremo entrambi a fare sempre di più e meglio.

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