
di Nadeia De Gasperis – Entro nel perimetro della piazza principale della città e sono pervasa da un senso di inquietudine. Uno striscione incombe dal palazzo dei portici sulla piazza, recitando “Una giustizia esemplare per Gilberta Palleschi”. Sarà la scelta dei caratteri, sarà il carattere della scelta, ma sono invasa da un senso di insicurezza, come ogni volta mi imbatto in uno slogan un po’ estremista. Sarà forse che lo striscione si cala dalla scuola di musica a rendere il suo stampo un po’ “strumentale” o forse saranno i precedenti proclama di stampo destrorso a inquinare la mia buona fede.
La manifestazione della mia identità femminile non si è mai avvalsa di slogan, e in questo caso lo “slogan” in questione sembra avere lo stesso etimo di una slogatura, una visione un po’ “distorta” delle cose. Da quando è avvenuto questo orribile omicidio, ho sentito la reazione di una parte della mia città come una offesa alla onestà intellettuale delle donne, prima che una sterile battaglia a colpi di “parole grosse” che non hanno nulla da invidiare ai richiami all’ordine di forza nuova. Entrare in un bar, per esempio e ascoltare il ragazzo di turno che elenca le sevizie che infliggerebbe al carnefice, mentre poco prima, fuori dal bar mi aveva importunata con imbarazzanti richiami alla sua persona.
Sarà questa parola “esemplare” che richiama a una guerra di genere, non maschile, non femminile, ma un po’ “animale”. La battaglia contro la violenza alle donne si dovrebbe combattere fianco a fianco, con una assunzione di responsabilità da parte degli uomini e delle donne che non si manifesti in slogan da stadio, ma gesti concreti.
In Turchia, la morte della studentessa ventenne Ozgecan Aslan, uccisa e data alle fiamme dal conducente di un minibus nella città di Mersin dopo aver resistito a uno stupro ha scatenato un’ondata di indignazione da parte della popolazione civile, sfociata, poi, in cortei di protesta guidati da uomini vestiti con indumenti femminili, come una minigonna, e accompagnati da un importante messaggio, comparso sul profilo Facebook di uno dei manifestanti:
“Se questo indumento è il responsabile di tutto, se basta indossare un abito più corto per essere immorali, se una donna che indossa una minigonna manda dei segnali sessuali e provoca quello che poi è successo a Ozgecan, allora anche noi mandiamo questi segnali” Proprio oggi, il magistrato ha decretato che l’ uomo che ha ucciso Gilberta palleschi venga giudicato con il rito immediato. Proprio oggi, passando sulla Piazza Santa Restituta, ho notato che nella notte lo striscione in questione si è ripiegato sulla propria vergogna, forse le intenzioni sono state rimescolate da una “forza nuova” del vento, forse a indicare che non la piega giusta fosse un’altra.
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