anagni presidio ospedaliero

anagni presidio ospedalierodi Valerio Ascenzi – Un consiglio comunale aperto, sul tema dell’atto aziendale approvato dal Comune di Anagni, voluto dalle opposizioni che non ha prodotto alcuna proposta concreta da parte delle minoranze consiliari, ma neanche da parte di chi non siede in consiglio comunale. Non è mancato lo spettacolo – di cattivo gusto – con il conseguente allontanamento di chi continuava a richiedere, urlando e in maniera palesemente demagogica, risposte sull’assenza di un pronto soccorso ad Anagni. Forse l’atto azienda non è perfetto. Forse le promesse della Asl Frusinate rimarranno tali. L’unica cosa da fare è non ragionare in maniera campanilistica e pensare alla sanità in un’ottica provinciale, di una rete di strutture sanitarie dislocate sul territorio.
Sarebbe il caso di tornare di qualche anno in dietro a quando la Giunta Polverini chiuse definitivamente, l’ospedale di Anagni, o quel che ne restava. Sono anni che i cittadini, riuniti in comitati, si battono contro il progressivo depotenziamento dell’ospedale. Un impoverimento in termini di risorse umane e di apparecchiature, che ha portato poi alla chiusura definitiva. La struttura, per chi non lo avesse ancora capito, è di fatto chiusa. Resta aperta, ma senza personale, grazie ad una sentenza del Tar, conseguente ai ricorsi fatti dai comitati cittadini. Ma di fatto, quello di Anagni, fino alla prossima attuazione del piano aziendale, è e sarà una scatola vuota.
Secondo quanto è accaduto lunedì, dai banchi dell’opposizione, il consigliere Daniele Natalia, ha rivolto un appello alla maggioranza, con il quale non intendeva rievocare il passato, ma stimolare a guardare al futuro. Però poi ha chiesto lumi sulla mancanza di un pronto soccorso ad Anagni nel nuovo atto aziendale, lasciando intendere che sarebbe il caso di rivendicarlo. Certo, non guardiamo al passato, perché il dubbio potrebbe venire spontaneo: ma quando c’era Fiorito in Regione Lazio, perché certe richieste non sono state fatte direttamente a lui? Era difficile parlare con Fiorito allora? Troppo comodo, con la scusa del guardare al futuro, avanzare richieste a chi si è insediato da pochi mesi al Comune di Anagni e può fare realmente poco per cercare di cambiare le sorti della sanità provinciale. Ci vuole veramente coraggio a fare richieste del genere, tanto coraggio… diciamo così.
Dalle opposizioni si sono levati commenti il cui succo era: se non c’è almeno un pronto soccorso, tanto vale chiudere. Non sono mancati poi spettacoli di cattivo gusto, da parte di chi non siede in consiglio comunale.
Forse questi signori, visto che intendono la politica come qualcosa di elitario, come una investitura cavalleresca da parte di qualche signorotto, vedono la sanità nello stesso modo: quindi forse non si non mai fatti curare neanche il raffreddore ad Anagni: tanto loro, chissà, possono permettersi cure in strutture private (magari anche convenzionate, ma fuoriporta).
Demagogia e assurdo campanilismo nelle richieste di chi si presenta dal pubblico – perché alcune forze non rappresentate in consiglio comunale sono, in effetti, pubblico – e contesta l’atto aziendale in base alle linee guida del Ministero della salute o addirittura (niente popò di meno che) in base alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. C’è qualcosa che ci siam persi? Ma la sanità del Lazio è, o non è, commissariata? Se guardiamo quello che è stato promesso ad Anagni dalla Asl di Frosinone, forse qualcuno, come dicono ad Anagni, farebbe bene ad andare “alla Santissima a piedi” (in pellegrinaggio al Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra). Ad Anagni non c’è nulla, ma nel 2015 verrà riattivato un Day Hospital e un Day Surgery, un posto di primo intervento e altri servizi ambulatoriali. Ora non c’è niente, bocciando l’atto aziendale Anagni avrebbe ottenuto il nulla.
Se non c’è demagogia, deve esserci allora o ignoranza, o voglia di buttare tutto “in caciara” e addossare le colpe a chi non le ha. I guai della sanità del Lazio, sappiamo tutti da dove derivano, sarebbe il caso di smetterla di pensare ad Anagni come se fosse il fulcro dell’universo. Tutti quelli che in un certo qual modo speculano parlando della sanità cittadina, chiudono gli occhi agli anagnini inducendoli a pensare che si potrebbe avere un ospedale con chissà quali e quante specializzazioni, ma per chissà quale arcano motivo, non si può ottenere. Si è parlato in passato, addirittura di un nuovo ospedale, nella zona pianeggiante del territorio comunale di Anagni, vicino il casello dell’autostrada. Ma si è trattato solo di chiacchiere.
Crediamo che la sanità provinciale si possa risollevare solo pensando alla costituzione di una rete tra le strutture ospedaliere esistenti, in raccordo con Frosinone, se questa struttura diverrà un Dea di secondo livello.
Continuare a guardare alla sanità in un’ottica campanilistica è anacronistico e poco corretto nei confronti dei cittadini. La loro intelligenza viene quotidianamente offesa da chi pensa di poter far leva sul mal di pancia generale causato dai continui tagli alla sanità.
La questione si potrà risolvere se la Regione Lazio riuscirà ad uscire dal commissariamento che impone il blocco delle assunzioni di personale di ruolo, come medici e infermieri. I maggiori problemi nascono da questa situazione: molte strutture sono chiuse per assenza di personale. Uscendo dal commissariamento si potrebbe uscire da questa situazione di stallo.
Ma nel frattempo tutte le forze politiche che hanno sostenuto questo atto aziendale – che prevede il Dea di Secondo livello allo Spaziani di Frosinone – devono sollecitare la Asl e incalzare le forze politiche affinché questo atto produca una evoluzione dell’offerta sanitaria: fare in modo che non restino solo programmi. Il rischio potrebbe esserci: potrebbero essere solo promesse, come sospettano i comitati a tutela della sanità provinciale. Per questo non si deve abbassare la guardia. Questa provincia, deturpata a livello ambientale, gravata da condizioni di salute della popolazione sempre più gravi, ha bisogno di una riorganizzazione prima, e di un ampliamento poi dell’offerta sanitaria.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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