medici sanita 350 260

medici sanita 350-260di Valerio Ascenzi – La sanità continua ad essere il tallone d’Achille della provincia di Frosinone e quello delle giunte regionali. In questi giorni la discussione è sul piano aziendale, sul quale il Coordinamento provinciale per la Sanità si è espresso negativamente. Alcuni sindaci della provincia invece lo hanno approvato, scatenando l’amplificarsi della polemica. Una cosa è sicura: la sanità provinciale stenta a risollevarsi e la Giunta Zingaretti non sta mostrando inversioni di tendenza.

La Sanità laziale risente, ancora pesantemente dei danni fatti dalla Giunta Storace, si dice. Le gestioni che si sono susseguite non hanno portato miglioramenti. Quando il Lazio ha eletto Renata Polverini, grazie soprattutto al rastrellamento di voti nelle province, sono stati effettuati nuovi drastici tagli alle strutture sanitarie: la stessa ex presidente della Regione, aveva dichiarato il contrario, che avrebbe salvaguardato gli ospedali di Frosinone. Forse il suo continuo ricordare alla stampa “Ci metto la faccia, io!”, stava a significare proprio che lei era l’unica a prendersi la responsabilità dei tagli alla sanità. Speriamo tutti ne sia orgogliosa.

In quel periodo gli eletti del suo schieramento su questo territorio, latitavano. Una situazione simile l’abbiamo anche oggi: in un incontro richiesto dal Coordinamento sanità Frosinone con la Regione Lazio, mancavano proprio gli eletti nel Pd e nelle liste collegate. Tale incontro si è svolto lo scorso giovedì 13 novembre, alla Pisana. Gli esponenti del coordinamento affermano di aver esposto per due ore e mezza la situazione di gravità in cui versa la sanità ciociara, ma di aver parlato solo con esponenti di Sel, M5s e Centro Democratico. Quindi era assenti il Partito che ormai Governa per la gran parte dei comuni della provincia di Frosinone e che, ancora non si è capito chiaramente, probabilmente è al governo della Provincia stessa.

Il coordinamento contesta l’approvazione del nuovo Piano aziendale della Asl, definito “atto aziendale truffa […] scellerato ed in perfetta linea con quelli passati”. Rigettarlo tutti in blocco sarebbe stata una grande occasione per riavere nuovamente livelli di efficienza nella sanità ciociara. Secondo il coordinamento andava difeso l’ospedale San Benedetto di Alatri, per farlo divenire comprimario di Frosinone, che pare sia sempre super affollato. L’accusa è la solita, mai smentita: la realtà politica provinciale “prona ai desideri ed alle volontà di Roma, ladrona dei nostri diritti alla Salute e della nostra Acqua”. Decisioni politiche che ripagherebbero il territorio “la moneta della loro immondizia da smaltirgli (ovvero quella proveniente dalla capitale, ndr) e dei fumi venefici dei loro inceneritori”.

Che dire… Da anni assistiamo al ciclico ripetersi di fatti del genere. E la speranza che qualcosa possa cambiare, ad ogni tornata elettorale, svanisce poi nel giro di qualche anno: dobbiamo constatare che le decisioni politiche perverse effettuate con spregio dei diritti dalle destre, lasciano comunque il segno.

Accade a livello regionale, ma anche a livello nazionale. Avete visto per caso l’abolizione della riforma Gelmini nella scuola, da quando non c’è più Berlusconi? Cosa significa, allora? Che la scuola così com’è ora sta bene a tutti? E per la sanità? Avete visto inversioni di rotta? Qua pare di vedere che le cose restano più o meno le stesse.

I fatti non sono chiari: oggi abbiamo una scarsa incisività della Giunta Zingaretti nel cercare di ripristinare quanto fatto (male!) dalla Polverini, in una logica di tagli e calcoli della serva, che tengono conto del fatto che la Capitale, per ogni quartiere ha più cittadini di una provincia laziale, ma non tiene conto del fatto che Frosinone ha 91 comuni, dislocati sul territorio in maniera da non esser collegati agevolmente. Questo per loro non è mai stato un problema, perché in verità, a parte farsi vedere sotto campagna elettorale nel comune capoluogo, non si sono mai sognati di andare a vedere in quale stato sono i collegamenti tra il
capoluogo e, ad esempio, Anitrella o Campoli Appennino, Vallerotonda o Viticuso. Che ne sanno di quanto tempo ci vuole da Anagni ad Alatri, per recarsi in ospedale e di quale e quanta strada devono fare? Tanto a Roma c’è la tangenziale (del resto sempre bloccata). Chissà forse nel loro immaginario 91 comuni sono tutti appiccicati l’uno all’altro come quelli dell’hinterland al di fuori del Grande Raccordo Anulare: basta entrare sul raccordo e sei a Roma, no? Purtroppo la provincia di Frosinone non è affatto strutturata così.

A chi vuol ribadire dei danni sulla Sanità della Giunta Storace, c’è anche da dire che nel 2009 la Corte dei Conti, con una sentenza ha espresso un giudizio positivo sulla politica sanitaria della giunta Storace, ritenendo che «nessun abuso è stato commesso nella ristrutturazione del debito della regione Lazio”. A chi credere dunque? Come abbiamo detto: i fatti sono poco chiari. Qua sembra che non sia mai colpa di nessuno se gli ospedali chiudono, e i fatti mostrano che chiunque provi a mettere mano sulla sanità provinciale, poi riscuota cali di consenso. Sono dati di fatto. Inoltre nessuna Giunta regionale, finora ha mai governato per due mandati consecutivi nel Lazio.

Torniamo alla contestazione da parte del Coordinamento sanità Frosinone, sul voto favorevole all’atto aziendale della. Hanno votato a favore: Amaseno, Anagni, Arce, Atina, Belmonte Castello, Cassino, Castelliri, Ceprano, Cervaro, Colle San Magno, Ferentino, Fiuggi, Frosinone, Isola del Liri, Picinisco, Piedimonte San Germano, Posta Fibreno, Rocca D’Arce, Sant’Andrea del Garigliano, Sora, Terelle, Villa Santo Stefano. Il voto favorevole all’atto proposto dal direttore Asl, Isabella Mastrobuono, dovrebbe derivare dall’impegno dei vertici aziendali a recepire ed attuare le richieste dei sindaci, avanzate prima dell’incontro avvenuto tra il Coordinamento Sanità Frosinone del 13 novembre. Cosa chiedono i sindaci? Miglioramento della programmazione sanitaria, facendo partire quattro alte specializzazioni – si parla di unità neuro vascolare, chirurgia vascolare, neurochirurgia, radiologia interventistica – per l’ospedale Spaziani di Frosinone, entro il 2015; formalizzare subito dopo la richiesta per il Dea di II livello, considerato pura fantasia fino a qualche
settimana fa.

Che dire anche qui… staremo a vedere. Resta da comprendere cosa accade nei comuni che possedevano un ospedale. Per quel che concerne Anagni e il nord della Ciociaria, pare ci sia un impegno a migliorare le condizioni dell’offerta sanitaria, con un piano di riorganizzazione di attività, prestazioni e servizi. Magari sfruttando peculiarità che ci sono o c’erano. Si parla di: laboratorio analisi per le emergenze; radiologia dotata di sistemi di teleconsulto e telediagnosi; poliambulatorio specialistico; postazione per gli screening oncologici; centro dialisi; attivazione del day service e day surgery, chirurgia ambulatoriale; un punto di primo intervento aperto 24 ore su 24, con posti letto di Osservazione breve intensiva (Obi); un centro per la sorveglianza sanitaria ed epidemiologica sulle problematiche della Valle del Sacco.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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