di Stefano Balassone – Il 6.6% di share ottenuto nella puntata d’esordio marca una perdita di circa tre punti rispetto all’anno passato: uno spettatore su tre. Anche Crozza ha pagato l’affermazione del PdR, il Partito di Renzi che ha spiazzato le vecchie passioni politiche. Il 6.6% di share ottenuto nella puntata d’esordio marca una perdita di circa tre punti rispetto all’anno passato: uno spettatore su tre. Il che rallegra né Crozza né La7.
Però siamo andati a guardare il dato della cosiddetta “permanenza d’ascolto”, che indica quanta parte del programma intero se ne è visto in media chi in qualche modo ci si è affacciato. Ed è stato il 36%, che è molto per un programma in diretta, che tanti riescono ad acciuffare solo parzialmente.
La deduzione è che il pubblico è sì diminuito, ma anche che, a chi l’ha visto, il programma è piaciuto. Come è accaduto a noi, a partire dalla rossiniana congiura della minoranza del Pd, ridotta a complottare alla fioca luce di stanche lanterne di scena. Per non dire del duetto fra i flintstone sindacali (Camusso e Landini) e il “precario”, la versione moderna dell’eterna maschera teatrale del giovane spiantato, ma stavolta (aggiornamento dei tempi) privo anche delle “belle speranze”.
Dunque ci pare che la causa della flessione non stia nel programma e nel talento di Crozza&C, e che dobbiamo semmai ricercarla nell’ammanco di spettatori che guardavano al Crozza Show come alla prosecuzione con altri mezzi del talk show politico. Attirati più dalla politica che dall’arte in scena. E che, arte per arte, sospettiamo siano restati sul più digestivo Tale e Quale di Raiuno (compendio di astuzie non teatrali, ma totalmente televisive) che ha confermato infatti gli spettatori della settimana precedente senza cederne alcuno al sopravvenuto Crozza.
A confermare il sospetto di una stanchezza o tepidezza (degli spettatori) tutta politica è venuto subito dopo Bersaglio Mobile, il talk “due camere e cucina” condotto da Mentana per farti capire quel che sta succedendo a Palazzo. Ma poi capita, sta capitando, che gran parte del pubblico (anche noi, lo confessiamo) pensi di aver capito quel che c’era da capire e aspetti solo di vedere se le riforme costituzionali ed elettorali completeranno il cammino e se quelle struttural-sociali prenderanno corpo. Se sì applausi, se no, elezioni.
Cosa vuoi stare a spaccare il capello in quattro con Franco Bechis, informatissimo sì. Ma di quel che già tutti sanno, e cioè che Renzi usa i voti di Berlusconi?. Tant’è che gli spettatori sono stati, al contrario che con Crozza, numerosi, ma fugaci, in media vedendosi una quindicina di minuti sulle due ore che è durato il tutto, perché evidentemente dopo l’assaggio erano già sazi.
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