di Antonella Necci – E’ questo che avranno pensato, innanzitutto i Francesi, che hanno dovuto incoronare a denti stretti un Italiano come Campione del Tour de France.
In molti scriveranno osannando le gesta del ciclista Vincenzo Nibali, classe 1984, messinese di nascita e toscano di adozione. Del resto è sempre stato così anche nel Calcio. Quando si batte la Francia, la gioia è sempre più elevata di quando si fa fuori la Germania. E’ un’antipatia atavica, che risale di sicuro all’epoca Medioevale, passando attraverso la Corte Francese, ai suoi fasti e alle manie di grandezza, che ci hanno sempre fatto vedere questo popolo come un po’ ridicolo nei suoi eccessi, mentre noi eravamo tacciati, al contrario, di profondo provincialismo. E la vittoria degli Italiani ha quel sapore della vittoria della provinciale ingenuità e faciloneria sulla sofisticata attitudine di un popolo vagamente presuntuoso.
I Francesi ci hanno provato in tutti i modi a far fuori Nibali durante il Tour, sottoponendolo a controlli continui pur di trovarlo positivo ai test antidoping. Ma i tempi del grande Pantani e dei suoi eccessi sono lontani anni luce dal mondo del ciclismo. Oggi le regole sono ferree, non si può trasgredire o si rischia di perdere per sempre il sogno di correre in bicicletta, che è poi la vera grande ambizione di questi atleti.
Oggi i ciclisti sono super controllati per evitare di infangare, con droghe o altri gesti eccessivi, la nobiltà di questo sport “puro”, dove la fatica e la resistenza fisica sono fondamentali.
Le biciclette saranno di sicuro più leggere, ma i chilometri che i ciclisti devono affrontare in ogni tappa sono veri e,soprattutto nel Tour de France,sono immersi nelle impervie e meravigliose zone di un paese ricco di contrasti climatici e fisici.
La vittoria di un Campione come Nibali mi ha fatto ripensare a Marco Pantani, maglia rosa (Giro d’Italia) e maglia gialla (Tour de France) contemporaneamente, morto a 35 anni per overdose.
Nibali è un grande ammiratore di Pantani e conserva gelosamente la sua maglia, che la mamma di Marco gli ha regalato. Chiunque, del resto, non può non pensare a Pantani in questi momenti e al genio e alla sregolatezza che hanno caratterizzato la sua vita.
E ci hanno pensato anche i Francesi, con la loro cattiveria a ricordare i momenti bui di quel grande campione. Per fortuna alla fine Nibali ne ha vendicato la memoria con la sua grande impresa, scatenando la gioia dei suoi amici,” i cannibali”, durante la premiazione. E noi siamo con lui, perché noi Italiani siamo tutti un po’ Can… Nibali, quando si tratta di vendicare un nostro amico!
27 Luglio 2014
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