alunni scuola professore 350

alunni-scuola-professore 350La scuola al primo posto. Ma forse non quella pubblica. Era questo uno degli annunci di Renzi. Sappiamo bene chi ha inventato la politica degli annunci. Sappiamo bene chi annunciando una cosa, ne faceva un’altra. Il vero problema italiano, sta nel fatto che Berlusconi non va via per colpa delle sue politiche completamente sconnesse con quello che la società italiana richiedeva, ma è andato via per colpa dei processi, degli scandali. Per questo le politiche di Renzi, uguali a quelle di Berlusconi, non destano alcuno stupore tra la gente che ha votato Pd. Ci guardiamo bene dal dire: “hanno votato Renzi”, perché il Matteo nazionale, non è mai stato eletto in parlamento, non ha concorso alle europee.
Renzi, mentre da una parte cerca di accattivarsi le simpatie del ceto medio, degli insegnanti (solo perché sua moglie è insegnate), dall’altra non dice che il suo governo si prepara a tagliare un miliardo e mezzo di euro alla scuola pubblica.

Gli 80 euro: un trucco – Tra il lavoratori del pubblico impiego e della scuola, in pochi hanno capito che l’operazione degli 80 euro non è una bene. Ma hanno votato Pd, pensando di votare Renzi. Se a fine anno, con quegli ottanta euro in più aumenterà l’aliquota in busta paga, sono attesi numerosi conguagli fiscali che faranno dimagrire le buste paga del mese di febbraio. Visto che nel settore privato i conti se li sono fatti, per alcune fasce di reddito, molti privati hanno detto ai dipendenti: «Non vi diamo 80 euro in più, perché tanto a Febbraio dovremmo toglierveli».
Gli 80 euro non producono nulla perché non sono un ritocco del contratto, non rappresentano scatti di anzianità e non producono nulla in termini di trattamento di fine rapporto. Per alcuni potrebbero rappresentare semplicemente la possibilità di aumentare il potere di acquisto di alcune famiglie, ma considerata la crisi, molte famiglie continuano a tenere stretta la cinghia.
Questa operazione ha però garantito a Renzi percentuali storiche per il suo partito. Tolti però gli effimeri vantaggi che scaturiscono da questi 80 euro, bisogna sottolineare che non si parla più dell’assunzione dei precari della scuola (ne erano previste diverse decine di migliaia quest’anno). Non si parla neanche di turn over per gli insegnanti che vanno in pensione.
Gli insegnanti che si sono bevuti le storielle di Renzi, con le nuove tasse sulla casa e con il conguaglio fiscale in arrivo, probabilmente cambieranno idea.

Il settore ricercaIn questi giorni stiamo parlando spesso di scuola, di insegnanti, tralasciando quelli che nelle università lavorano quasi gratis. Abbiamo una situazione di precarizzazione nelle università italiane, spaventosa. Sotto attacco era il sistema di reclutamento di questi assistenti, ricercatori e professori. Probabilmente sarebbero dovute cambiare le regole del reclutamento: concorsi seri, e non ad hoc per alcuni. Ma di questo non si parla più.
Non si parla di ricerca, intesa come quella struttura delle università italiane che svolge un lavoro di ricerca in quei settori in cui non si è mai approfondito lo studio. Lo Stato italiano, non investe più, non dà più fondi alla ricerca per uno studio che inizia da zero.
Il risultato oggi è che le giovani menti prodotte dal sistema universitario italiano, scappano per trovare un modo per lavorare all’estero. Tra qualche anno però, l’Italia non avrà neanche più le giovani menti in grado di portare avanti laboratori, ricerche scientifiche nei più svariati settori.
È uno scenario apocalittico che ci accingiamo a vivere, dove ai ricercatori rimasti, viene chiesto di andare ad insegnare al posto dei docenti universitari: invece di risolvere la questione dei baronati, si vuol probabilmente togliere la figura del docente universitario.

Politiche di destraSono sempre di più quelli che in passato hanno votato per Berlusconi, e che oggi voterebbero Renzi. Sono gli stessi che dicono di averlo votato alle europee. Attenzione: non il Pd, o questo o quell’altro partito. Ma Renzi. Ex elettori di centrodestra che commentano sui social network, che chiamano trasmissioni radiofoniche, e manifestano approvazione nei confronti delle politiche renziane, volte a distruggere scuola pubblica, pubblico impiego, contrattazioni nazionali di altre categorie.
Assistiamo allo spostamento politico dell’asse della denuncia: chi fa notare quelli che sono i mali di questa nazione, sono coloro i quali li hanno creati, votando Berlusconi prima, e ora sostenendo Renzi. Il premier non è il Pd, ma il partito è complice di queste politiche: non esiste attualmente una vera struttura partito, se c’è è tutt’altro che forte, ed è attualmente incapace di contrastare al suo interno, anche solo mediaticamente Renzi. Il risultato sono i continui mal di pancia della base, che iniziano a dubitare realmente dell’operato.
Renzi ha preso voti, per le Europee, tra gli impiegati del pubblico impiego, tra gli insegnanti. Diciamo tra quelli che possono, probabilmente, ancora definirsi ceto medio. Ma è proprio a loro, che con l’annuncio di riforma della scuola sta per andare contro. Le scelte che il ministro Giannini – montiana di Scelta Civica – sono le medesime della Gelmini. Quest’ultima però aveva almeno il pudore di chiamare i tagli con il loro nome. Stavolta i tagli vengono definiti risparmi: ogni centesimo investito sulla scuola è una risorsa. Ciò che dovrebbe indignare di più i docenti è il fatto che l’attacco alla scuola pubblica, è un attacco alla Costituzione democratica.

36 e 24 oreNei giorni scorsi abbiamo sentito parlare di aumento dell’orario scolastico fino a 36 ore. Ma è solo per la scuola primaria, per la secondaria saranno 24. Un terzo in più dicono, senza però contate che un terzo per i lavoratori della scuola primaria sarebbe un delirio.
Siamo alle solite: l’annuncio di una legge, diviene prima “legge nella mente dell’opinione pubblica”. Il pensiero della massa, poi, può giustificare una normativa che distruggerà qualcosa che è stato realizzato in decenni di lavoro, di lotte sui diritti, di conquiste. Nel frattempo si cerca di delegittimare il ruolo di chi fa mediazione, di chi lavora per la tutela dei lavoratori.
Ma cosa significa lavorare di più, stare più tempo a scuola? Significherebbe anche apportare modifiche alle condizioni di lavoro dei docenti: immaginate un docente davanti ad un pc, con le sedie delle cattedre. Un docente costretto a fare orario d’ufficio, dopo le ore frontali, dovrebbe avere la possibilità di avere un ufficio e una sedia che rispettano norme di sicurezza. Non dovrebbe stare davanti ad un pc, personale ma attribuitogli dalla scuola, per un periodo limitato di tempo, secondo le norme sulla sicurezza dei lavoratori che ci sono anche nel privato.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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