CGIL-CISL-UIL
Sindacati difronte al nuovo bilancio in discussione
di Donato Galeone*
Una settimana prima del 25 settembre 2022 – elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano – la CISL nella giornata del 13, la CGIL del 14 e la UIL il 15 di settembre inviano ai Partiti, in competizione politica per la elezione delle rappresentanze parlamentari, “specifici punti prioritari” da programmare per il “rilancio del lavoro e investimenti, inclusione e politiche sociali, contrattazione e partecipazione mirate, tutte, allo sviluppo del Paese e alle crescenti disuguaglianze territoriali e sociali con riguardo particolare al Mezzogiorno”.
Dopo il 25 settembre – con il Governo costituito – le stesse Confederazioni Sindacali dei Lavoratori, tra le parti sociali e quali organizzazioni rappresentative intermedie del mondo del lavoro – propriamente mediante quei “punti specifici prioritari”– hanno inteso sottolineare di “contribuire alla costruzione di una società più equa e con più certezze” (CGIL) assicurando tutele a tutte le persone che lavorano e a coloro che cercano lavoro con un patto tra Governo, organizzazioni rappresentative dei lavoratori e datori di lavoro, valorizzando il ruolo della contrattazione collettiva (CISL) e riducendo le disuguaglianze sociali(UIL)”.
Dal 13 al 15 ottobre ultimo – al XVIII Congresso UIL di Bologna – è stato richiamato il rapporto “ridotto al lumicino” con la CISL dopo lo strappo dello sciopero generale CGIL e UIL del 16 dicembre 2021 contro il Governo Draghi ed è riconfermato – anche – “l’impegno verso una strada comune che ripensi il modello economico di sviluppo” mentre Landini e la CGIL ribadisce e ritiene necessario uno sforzo unitario di azioni che partano dal basso, dai territori e dai luoghi di lavoro imposto da quel 40%, di astenuti – anch’essi lavoratori – che evidentemente non hanno trovato nessuna rappresentanza e, per questo, da conquistare al Sindacato.
Il Sindacato – per la CISL – é stato e continua a essere, inequivocabilmente, un “soggetto sociale e politico associato di lavoratori e lavoratrici” che in piena autonomia ha inteso e intende sempre – “dialogare proporre e lottare” per definire universali mondi vitali alle persone, sollecitando il Governo nazionale – nella dimensione europea – accelerando il cammino lungo un percorso di democrazia partecipata politica ed economica delle persone – informandole, consultandole coinvolgendole – nei luoghi di lavoro e verso la inclusione sociale nei territori a ogni livello di persone, tutte e tutti, quali comunità di viventi cittadini italiani ed europei.
Ma oggi a distanza di appena un anno da quel 16 dicembre 2021 ( sciopero generale CGIL e UIL di 8 ore e la manifestazione nazionale di Roma oltre alle iniziative interregionali nelle 4 città di Bari, Cagliari,Milano e Palermo ) è la stessa Confederazione Sindacale CGIL che pur unita alla CISL nei contenuti proposti al Governo è divisiva nelle forme delle azioni sindacali – pratica e replica con la UIL analoga forma di azione sindacale – “con scioperi e manifestazioni regionali dal 12 al 16 dicembre 2022” motivandola, complessivamente, con un “giudizio negativo”sulla legge di Bilancio al termine dell’incontro del 7 dicembre tra Governo e Sindacati e critiche conosciute e ripetute anche da Landini, in particolare, sul potere di acquisto delle famiglie, sui salari che non aumentano e la pressione fiscale sulle buste paghe dei lavoratori che vivono con meno di 35.000 euro lordi l’anno, affermando – non dettagliando – che “nulla è cambiato rispetto a prima” per confermare, chiaramente, le divisive mobilitazioni regionali CGIL già annunciate fino al 16 dicembre.
Come lo scorso dicembre 2021 dopo l’incontro con il Governo Draghi anche il secondo incontro con il nuovo Governo Meloni il giudizio della CISL – con Sbarra – è stato ed è, oggettivamente, articolato mediante apprezzamento sulla “manovra di bilancio rilvolta a dare continuità e a consolidare i sostegni a lavoratori, pensionati, famiglie, imprese colpiti dal caro energia e dall’inflazione, congiunta, alle nostre proposte di innalzamento a 15.000 euro dell’ISEE per estendere i bonus sociali sulle bollette a un maggiore nunmero di famiglie”.
Queste positività non sono sufficienti, considerando che il sostegno alle emergenze, da rafforzare, non può non essere coniugato nella “visione di uno sviluppo dell’economia e del lavoro” tanto qualificato quanto finalizzato alla massima occupazione, integrando risorse nazionali rimaste inutilizzate, quelle dei fondi europei e “incrementando il prelievo fìscale sui denominati extraprofitti – estendendolo – ai settori della logistica e dell’economia digitale”.
Esemplificando, è stata ribadita la richiesta “della piena indicizzazione delle pensioni tra quattro e sette volte il minimo, perchè il taglio deciso dal Governo colpisce in questo caso non le pensioni d’oro ma gli assegni dai 1600-1700 euro al mese” sui quali incide – anche a mio avviso – una sproporzionata Irpef da ridurre, rilevando, altresi, che la scelte annunciate in materia tributaria non sono il linea con i principi di “equità e progressività” e, conseguentemente, sono penalizzanti per i lavoratori, pensionati e ceti deboli.
Così come “non convince” la stretta su opzione donna in quanto bisogna prorogare gli attuali requisiti mentre – sul “fronte lavoro” – sono dannose le misure che estendono l’uso dei “voucher” perchè destrutturano il sistema contrattuale mettendo in discussione i diritti dei lavoratori pur sapendo che i voucher sono già regolati dalla legge come “lavoro accessorio e limitati a studenti, pensionati e percettori di ammortizzatori sociali”.
Ed è proprio il “fronte del lavoro la questione centrale sociale” non certo da affrontare con decreto legge ma con normative e pratiche cogenti di tutela della salute e sicurezza delle persone che cercano un lavoro o che lo perdono – in ogni luogo e territorio – per ricostruire un condiviso percorso formativo continuo e di “cambiamento partecipato” tanto con investimenti produttivi intersettoriali ed energeticici di medio e lungo termine quanto mediante “politiche attive per il lavoro” – completate di fiscalità progressiva e garanzie previdenziali pensionistiche contro le crescenti povertà – “confrontando e definendo specifici contenuti riformatori e innovativi nelle manovre di Bilancio dello Stato, contrattando, incisivi miglioramenti”.
Su questo percorso di “democrazia partecipata” – sindacale e politica insieme – cammina e avanza la CISL dal 5 dicembre – con un messaggio sociale mobilitativo nazionale impegnato sia informativo che propositivo verso gruppi parlamentari e forze politiche – coinvolgendo territori e luoghi di lavoro – per “MIGLIORARE LA MANOVRA E CONTRATTARE LE RIFORME” e riprendere, responsabilmente, il confronto istituzionale nelle sedi ministeriali e di Governo già annunciato e fissato il 12 e il 19 gennaio prossimo per continuare le trattative tanto sulla “sanità e sicurezza che sulla complessa riforma delle pensioni”.
La mobiltazione dei lavoratori – con la CISL e loro rappresentanze – avviata nel Paese i primi giorni dell’ultimo mese dell’anno 2022 – si concluderà a Roma “il 15 dicembre nell’ Assemblea Nazionale di oltre mille Delegate e Delegati” che, rappresentando la base sociale di migliaia di persone dai territori e luoghi di lavoro, chiedono una legge di Bilancio dello Stato aperta non solo alle emergenze ma che avvia – nel contempo – un percorso unitario e condiviso di “cambiamento partecipato” per costruire “un nuovo modello di sviluppo capace di conuigare con il lavoro solidarietà, crescita, coesione e corresponsabiltà sociale” in un momento di tensione e difficoltà nella vita delle persone, più volte richiamate dalla CISL alla CGIL e UIL, anche, in queste giornate di mobilitazione sindacale nazionale.
(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 12 dicembre 2022
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