PROTAGONISTI
L’indebolirsi del tessuto sociale e il moltiplicarsi di chi vive per le strade. L’esclusione e il disagio sociale nelle condizioni precarie del lavoro operaio
di Pierciro Galeone*
Caro Direttore, anche il giornale da lei diretto ha ricordato Don Luigi Di Liegro in occasione del 25° anniversario della sua morte, il 12 ottobre 1997. In questa occasione la Fondazione a lui intitolata gli ha dedicato, in Campidoglio, un convegno sulla attualità della sua visione e sul permanere dei segni che la sua azione ha lasciato ben al di là della città di Roma.
Don Luigi ha vissuto sulla frontiera delle attese di carità e giustizia. Una frontiera mobile spinta dalle trasformazioni economiche e sociali che ad ondate hanno attraversato l’Italia: l’immigrazione interna nelle periferie del boom economico e poi l’arrivo dei migranti stranieri; l’indebolirsi del tessuto sociale e il moltiplicarsi di chi vive per le strade; l’eredità della lotta armata su una generazione di giovani; la povertà come carenza di mezzi economici ma anche come mancanza di relazioni umane.
Come parroco di periferia o come primo direttore della Caritas romana, di fronte alle fragilità umane don Luigi ha sempre cercato di dare una risposta che fosse insieme dono personale, vocazione della comunità ecclesiale e servizio per cambiare la vita pubblica della città. Per lui, che pur non ha mai preso partito, la carità assumeva una ineludibile dimensione politica. Questo legame tra la dimensione del dono e la sfera pubblica è uno dei tratti distintivi della sua esperienza. Per questo il volontariato non deve diventare succedaneo del servizio pubblico, il diritto non va confuso con l’elemosina, l’analisi accurata della realtà deve prendere il posto dei comodi pregiudizi, la ricerca della giustizia diventare lavoro sulle fonti del dominio del più forte.
Don Luigi ha richiamato – a volte anche in modo ruvido – i reggitori delle istituzioni alle loro responsabilità e lo ha fatto con l’autorevolezza di chi parla innanzitutto attraverso la propria vita. Ma non è mai stato tentato dalla antipolitica. Anzi ha incoraggiato la partecipazione alla vita pubblica a partire dai livelli più prossimi: gli allora nascenti istituti di decentramento. Così come ha promosso la formazione politica in particolare dei giovani volontari.
Oggi alcuni riprendono il tema della presenza dei cattolici nella vita politica. La visione che don Luigi ci ha lasciato contiene utili insegnamenti. Innanzitutto, sulla motivazione dell’impegno politico: non si agisce per segnare una presenza o affermare una identità; si agisce se e perché si è utili al benessere collettivo e allo sviluppo civile della comunità, nazionale o locale che sia.
Inoltre, l’autorevolezza politica si alimenta della volontà e dalla capacità di fare, di indicare soluzioni e perseguire progetti concreti; si parla con le azioni. Infine, la politica è l’apertura al dialogo con tutti, è una relazione tra le coscienze, un richiamo alle responsabilità di ciascuno; così può comporre interessi contrastanti e valori in conflitto. In definitiva, la domanda che i cattolici dovrebbero porsi non è come conquistare spazi ma quale contributo originale e autorevole possono dare per rispondere alle attese del Paese e per rianimare autentiche comunità politiche. E farlo sapendo di non essere perfetti, ma di essere pronti, come diceva don Luigi, a “sporcarsi le mani”.
*Vicepresidente della Fondazione Di Liegro
Già pubblicato sul quotidiano “Avvenire” del 18.10.2022
Testimonianza di Donato Galeone anno 1962
(San Leone al Quartiere Prenestino di Roma)
Con don Luigi Di Liegro – circa dieci anni prima – degli incontri conclusivi delle Commissioni Diocesane (in area est, ovest, sud e nord della Città di Roma) in preparazione del “CONVEGNO DIOCESANO” promosso dal Vicariato in San Giovanni Laterano dal 12 al 15 febbraio 1974 su “ La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità nella Diocesi di Roma”.
Giugno 1962: don Luigi – mi dice Enrico Ziantoni – desidera incontrare persone del Sindacato (CISL) e del movimento lavoratori cristiani (ACLI) per proporre e condividere il “COME” affrontare – partendo dai quartieri Prenestino, Centocelle e Tuscolano – la “esclusione e il disagio sociale nelle condizioni precarie del lavoro operaio”.
Ci incontriamo a San Leone e don Luigi ci offre – orgoglioso del suo albero vegetante nell’orto parrocchiale – i fichi freschi raccolti per noi e inizia a motivare le ragioni dell’invito.
Don Luigi ci dice che intende promuovere un “CENTRO CULTURA OPERAIA” sottolineando che “fede e iniziative sociali con le opere devono combinarsi nei territori” mediante specifici incontri (serali o settimanali) tra giovani e meno giovani lavoratori.
Importante – aggiunge – che con “indagine/inchieste” si conoscano le situazioni negli ambienti di lavoro: divulgarle con manifestazioni operaie e pubblicazione di “quaderni informativi” e alla “divulgazione informativa e formativa operaia” devono seguire i “SERVIZI” che indica in cinque azioni:
1- un “centro” per l’assistenza sociale verso l’orientamento professionale mediante addestramento e apprendistato;
2- luogo di incontri di base e specifici per la “educazione popolare e sociale dei lavoratori e dei quadri del mondo del lavoro”;
3- un “centro medico sociale”per l’assistenza sanitaria e salvaguardia della salute dei giovani e meno giovani lavoratori;
4- un “centro di arte e turismo” per l’organizzazione di manifestazioni artistiche e di turismo sociale;
5- un “Foyer”per l’accoglienza di giovani e meno giovani lavoratori.
Osservazione e considerazione
Osservo che il 15 giugno 1997 al Divino Amore – quattro mesi prima dell’improvviso ritorno al Padre di don Luigi – nell’incontro degli Operatori della Caritas di Roma è Padre Piersandro Vanzana che sottolinea il pensiero e le iniziate molteplici di don Luigi definite e vissute quale continuo “intreccio tra fede ed opere” sempre mirate a cambiare le cause del disagio sociale ( ingiustizie) con proposte e progetti di iniziative socioculturali.
Considerare che il Cardinale Camillo Ruini – il 15 ottobre 1997 – presiedendo il solenne funerale in San Giovanni Laterano legge il telegramma inviato dal Papa e nell’omelia conferma e sottolinea con forza che l’impegno di don Luigi è stato di “un ministero coraggioso e instancabile”.
Donato Galeone
Via V. Morello,36 -Roma –
Annotazione:
Allego documento di conferma testimonianza del 7 luglio 1962
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