Faccendieri indaffarati 390 glistatigenarali min

VOTO 2022

Decaduti, ora cacciatori d’incarichi all’opera

di Mario Costa
Faccendieri indaffarati 390 glistatigenarali minRieccoli! Puntuali come le traumatizzanti attuali bollette energetiche in scadenza, si sono già posizionati in bella vista tra la cerchia del candidato favorito dai pronostici nella tornata elettorale politica alle porte. Sono lì, speranzosi, con furbesca vista lunga focalizzata anche alle successive regionali o, in via subordinata, a qualche futuro incarico di peso in uno degli Enti della fertile prateria dell’amministrazione pubblica dal “pascolo” sempreverde (per loro); oppure in qualcuno dei Consorzi del territorio, croce e disperazione degli avviliti contribuenti.

Si aggirano, taluni con fare vagamente furtivo, tal altri in maniera disinvoltamente sfacciata, sorridenti e giulivi, finanche in prima fila tra i supporters di questo o di quel candidato. Colpevoli però, quest’ultimi, di non tenerli prudentemente alla larga. Sì, perché avendoli visti all’opera in posti di comando e di responsabilità, dai quali sono stati (gradualmente in qualche caso, bruscamente in altri) opportunamente allontanati, è probabile che si ravvivi negli elettori, così come si è ravvivato, nitido, in noi, il ricordo della assai allegra loro gestione del potere e delle casse pubbliche. All’insegna del mai archiviato e assai noto: “Tanto paga Pantalone”.

Ci riferiamo a certi impareggiabili “utilizzatori finali” (ci si passi il termine). Ci spingiamo a chiamarli così, prendendo in prestito le stesse due parole (girate però al plurale) cui fece ricorso il povero avvocato Ghedini nella disperata difesa dell’irrequieto Berlusconi durante il processo riguardante il presunto o effettivo “utilizzo” delle vispe Olgettine. Lì l’ex Cavaliere, come si ricorderà, era, poverino, “l’utilizzatore finale”. No, qui, con “utilizzatori finali” si vuole indicare cosa diversa. Cioè taluni ex potenti i quali, quando stazionavano da par loro nei posti di comando, le somme a disposizione nei lauti bilanci preventivi (rimborsi spese per missioni e trasferte, buoni pasto, consulenze, studi, incarichi, stampa, libri, riviste, acquisto e noleggio cellulari, dotazioni informatiche, spese logistiche, contributi per sagre paesane e via discorrendo) le utilizzavano sino ad arrivare alla “fine” (da qui “utilizzatori finali”) del fondo loro assegnato, cui potevano attingere a briglia sciolta. Ricorrendo finanche, in qualche caso, come è capitato anni addietro in occasione di una delle rarissime nevicate a Roma, all’acquisto di un fuoristrada. Sì, di un fuoristrada, giustificato con la necessità impellente di raggiungere la sede del Palazzo e da lì poter sovrintendere alle operazioni necessarie in quel momento storico ad alleviare le sofferenze dei Romani per via del manto nevoso depositatosi copioso sulla Città Eterna.

Insomma, vogliamo ricordare che quanto a capacità nel non far rimanere in cassa neppure un euro, costoro non temevano e non temono confronti. Ma proprio per tale “virtù” di cui sono portatori, a scialacquatori di tal fatta, andrebbe impedito, a tutela dell’interesse generale, l’accesso in posti dove circola danaro pubblico; impedita, cioè, la gestione della pecunia che richiede ben altre virtù. Una soluzione potrebbe essere trovata nell’applicazione nei loro confronti di una sorta di salutare Daspo. La sigla, ben nota nell’ambito sportivo, indica, come si sa, il divieto a chi è colpito dal provvedimento di avvicinarsi, per il periodo indicato dal Questore, agli stadi o ad altri luoghi in cui si svolgono competizioni.

Il divieto di avvicinamento ai luoghi di gestione della cosa pubblica (però a tempo indeterminato) per costoro, “gli utilizzatori finali”, molto probabilmente risolverebbe il problema dello sperpero di denaro. Soluzione opportuna e sicuramente efficace, dunque. Peccato sia alquanto discutibile sul piano della legittimazione democratica della quale si dev’essere ossequiosi osservanti. Sempre e comunque.

 

 

 

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