
IL PARTITO CHE NON C’E’
Il partito che non c’è è un’esigenza profonda per i tanti che non si sentono rappresentati*
De Magistris a Santoro: mettiamo insieme persone credibili, chi le cose le ha fatte. Tu sei un punto di riferimento e siamo in tanti a non mollare mai.
Luigi de Magistris, portavoce di UNIONE POPOLARE è stato tra i primi a commentare il post su Facebook di Michele Santoro dal titolo “Chi uccide la speranza ?“
“Caro Michele, mettiamo insieme persone credibili, non allineate al sistema, pacifisti, ambientalisti, chi lotta per i diritti e libertà civili, contro torsioni autoritarie, chi ha combattuto corruzione e mafie, chi vuole attuare la Costituzione, per il salario minimo e sanità pubblica, istruzione e ricerca pubblica, cultura e reddito per i più poveri” scrive de Magistris
“Mettiamo insieme chi le cose le ha fatte, pensiamo ad esempio all’acqua pubblica e i beni comuni a Napoli. Tu sei un punto di riferimento. E come te siamo in tante e tanti che non molliamo mai e non ci sediamo al tavolo del compromesso morale.” conclude l’ex sindaco di Napoli
*Chi uccide la Speranza?
di Michele Santoro
Grazie per la partecipazione e per l’attenzione. La mia intervista a Repubblica ha generato un interesse superiore alle aspettative, portando alla luce un’enorme incertezza sul presente e sul futuro.
C’è chi ha ironizzato sull’importanza che continuo ad attribuire alla guerra in Ucraina. È in corso un braccio di ferro mondiale che in apparenza ha come protagonisti la Russia e gli Stati Uniti: in realtà sono gli americani e la Cina che gonfiano i muscoli allo spasimo. Il destino del mondo dipende dall’esito di questa sfida. Negli Stati Uniti l’inflazione minaccia di raggiungere le due cifre e si annuncia la recessione, anche in Germania compare il segno meno nello sbigottimento generale, il dollaro si apprezza fino a superare l’euro, la Cina non cresce più. Qualcosa dovrà accadere per porre fine al braccio di ferro: o che si trovi pacificamente un nuovo equilibrio senza un vero vincitore o che si provi a risolvere la contesa con la forza mettendo a repentaglio l’esistenza della specie umana e del mondo. Stavamo in queste condizioni alla vigilia delle due grandi guerre mondiali ma senza la bomba atomica. A mio parere il pericolo della catastrofe nucleare e climatica dovrebbe dominare il dibattito politico che invece si sta interrogando sulle mosse di Calenda e sulle sue ricette da ufficio studi della Confindustria anni settanta.
Il titolo dell’intervista di Repubblica ha spaventato Cacciari che, come spesso gli capita, si è affrettato a commentare senza avere la pazienza di leggere. Ho detto chiaramente che, come sa per fallimentari esperienze personali, un partito non nasce in maniera velleitaria da una persona o da un gruppo di persone. Deve avere precisi valori di riferimento, un sistema di regole democratiche per regolare la sua vita interna, una presenza importante di giovani nel gruppo dirigente. Non mi piacciono i partiti personali. Riguardo ai principi, il socialismo e l’ecologia sono importanti ma vanno accompagnati da una analisi dell’autoritarismo diventata impellente con la Pandemia. Occorre infine scegliersi compagni di strada che amino la libertà: non tutti quelli che parlano del cielo ci andranno. Allo stesso modo non tutti quelli che sventolano bandiere rosse e invocano ritorni al passato meritano il paradiso della libertà.
Il partito che non c’è è un’esigenza profonda per i tanti che non si sentono rappresentati. Non nascerà frettolosamente dall’illusione di conquistare qualche seggio. Le decisioni del Presidente Mattarella, giustamente angosciato dalla crisi della democrazia, di aprire la campagna elettorale con tutti gli italiani in vacanza, contrastano le sue preoccupazioni. Favoriscono i partiti in campo, che ci stanno accompagnando verso il tracollo economico e civile, spingendoci in una guerra senza soluzioni. Raccogliere le firme per una nuova formazione, con la deliberata esclusione di quelle digitali, in un lasso di tempo così breve, è impresa disperata e rappresenta uno scandalo.
In vista di un percorso futuro che intendo compiere, mi sono offerto di dare una mano a chi si fosse impegnato da subito a intraprendere un percorso nuovo. La sordità del Partito Democratico e la chiusura a ogni dialogo con chi è contro la guerra, mi ha portato a rivolgermi a Giuseppe Conte, leader incerto e claudicante, a Sinistra Italiana e ai Verdi. Mi sono reso disponibile in qualsiasi forma e senza chiedere niente in cambio, augurandomi che aprissero le loro liste e agissero unitariamente. Ho precisato soltanto che non avrei recitato la parte del candidato indipendente di copertura. Il Movimento Cinque Stelle ha deciso di arroccarsi in una inutile difesa identitaria. Gli altri sono prigionieri delle estenuanti trattative di Enrico Letta per una piccola ammucchiata. Conte ha taciuto e Fratoianni e Bonelli se ne sono stati nella sala d’attesa del PD in attesa del visto d’ingresso in una alleanza del nulla. Capisco che in questa situazione sia un rebus e una sofferenza cercare di capire chi votare. Se non vogliamo prolungarla domani, dobbiamo renderci disponibili a sporcarci le mani per costruire l’alternativa al presente. Non basta chattare per elencare ciò che non va. Vogliamo continuare a starcene a guardare, scattando fotografie e a commentare mentre c’è chi uccide la speranza?
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