BANDIERE PD 350 260

ELEZIONI 2022

Approfondimenno dell’analisi del voto al PD nel Capoluogo

di Ermisio Mazzocchi
BANDIERE PD 350 260Il recente turno amministrativo con il buon risultato del PD e del centrosinistra nella sua versione civica ci porta a una valutazione di più ampio raggio di quanto sia stato fatto sui risultati ottenuti nel capoluogo della provincia di Frosinone.
La coalizione, formatasi a sostegno di Marzi composta da civiche e dal PD, ha un risultato positivo ma ha mostrato dei limiti e la sua sconfitta ha radici lontane e profonde.

Il PD risulta essere a Frosinone il primo partito con il 12,4%, percentuale che lo mette in posizione di preminenza rispetto al PD di Rieti con l’11,2% e di Viterbo con il 10,7%
Il che fa del PD del Circolo di Frosinone il più rappresentativo tra i capoluoghi della regione Lazio.
Un risultato significativo che deve essere interpretato come una potenziale ripresa di un suo ruolo nello scenario socio-economico della città come per l’intera provincia.

Non si può in ogni caso non rilevare che la competizione elettorale si è conclusa con la sconfitta della coalizione formatasi intorno al PD.
L’architrave politico su cui si è poggiata la coalizione è stato il PD, ma questo non è stato sufficiente a evitare la vittoria del centrodestra.
E’ interessante sottolineare che la coalizione del PD con il 39,4% ottiene a Frosinone risultati migliori rispetto agli altri due capoluoghi.
A Rieti la coalizione di centrosinistra arriva al 37, 6% e a Viterbo al 28,3%.
Il centrodestra a Frosinone con il suo 42,2% non è primo tra i tre capoluoghi, in quanto a Rieti con 5 liste civiche più 3 partiti arriva al 52,2% e a Viterbo con solo 6 liste ottiene al primo turno il 32,8% e al secondo il 64,9%.

Una considerazione particolare merita il Movimento 5S.
A Viterbo ottiene l’1,4% mentre nelle precedenti comunali del 2018 aveva il 6,7%. Non è presente a Rieti. A Frosinone ha scelto di essere nella coalizione con il PD. Con una lista formata da solo 22 candidati su 32, raggiunge scarsissimi risultati con 307 voti pari all’1,3%. Nella precedente consultazione del 2017 aveva ottenuto 1.523 voti pari al 5,8%. Una perdita secca di 1.216 voti e del 4,5%.

I crudi numeri designano una realtà politica che richiede da parte del PD una riflessione attenta e accurata e un impegno costante per correggere gli errori commessi e per impostare una qualificata politica capace di ricevere consensi e sconfiggere il centrodestra.

Le ragioni della sconfitta sono molteplici.
Tuttavia possono essere ricondotte ad alcuni aspetti fondamentali per comprendere quanto è avvenuto e per avere uno spaccato in profondità dell’orientamento dell’elettorato.
Il PD è arrivato troppo tardi a designare un suo candidato a sindaco perdendo prezioso tempo intorno a fumose candidature e a procedure che per logica e realismo politico non si sarebbero mai potute realizzare.
Il che ha comportato la caduta di un impegno costante tale da allentare un rapporto stretto del partito con parti della società e non solo di quelle più deboli, ma anche di quelle di un ceto impiegatizio, professionale, imprenditoriale che non è stato possibile recuperare in tempi molto ridotti per l’avvicinarsi della scadenza elettorale.
In sostanza il PD a Frosinone non è riuscito a consolidare una sua credibilità nei confronti della diverse articolazioni della società.
E’ prevalso uno schema errato sia per la incertezza nella scelta del candidato a sindaco sia per le alleanze.
Schema che a poco a poco è stato bocciato dalle diverse articolazione del partito.

La condizione per un fronte comune delle sinistre, in particolare con il PSI, si è infranto per antiche divergenze rimaste insanabili.
Queste hanno prodotto una riduzione del consenso alla coalizione del PD da parte di quell’elettorato di sinistra che in parte ha riconfermato il suo sostegno al PSI, il quale sostanzialmente mantiene la sua forza elettorale (nel 2017 ebbe 1.367 voti pari al 5,2%).
Un elettorato che avrebbe potuto dare il voto al PD oppure astenersi.
Lo stesso elettorato del Movimento 5S avrebbe potuto fare le medesime scelte.
I 5S a Frosinone si sono dissolti per vari motivi che non trovano origine esclusivamente per la diversa collocazione del loro rappresentante del 2017, il quale, essendosi presentato in questa competizione nella lista di FdI non ha trovato consensi.
Dai 1.523 voti della precedente consultazione ha conseguito solo 16 voti.

Le ragioni di questa debacle sono da ricercarsi in cause diffuse in tutto il Paese, che hanno portato i 5S a una suo forte ridimensionamento.
Appare evidente che il PD nel voto di Frosinone non abbia intercettato quell’elettorato grillino che si è sparso su altre candidature.
Non si può sottacere che in questa provincia, nonostante anni di governo del centrosinistra con il PD in compiti rilevanti in molti enti, rimane ancora una realtà che premia il centrodestra.
Il governo della cosa pubblica è lo strumento per misurare il gradimento dei cittadini per i partiti che hanno chiesto il loro consenso per amministrare.
Il giudizio dei cittadini è il metro per valutare la validità del loro impegno.

Si pone il problema di come è possibile valorizzare quanto prodotto dall’azione di governo per la comunità svolta dal PD e dalle forze della coalizione.
Il PD fatica spesso a rendere palese e in modo diffuso i risultati del suo buon governo in molti enti a incominciare da quello della Regione Lazio.
Un vuoto che non è stato possibile colmare nei trenta giorni di campagna elettorale.
Benché ci siano state nel passato, prima e durante la pandemia, alcune iniziative meritevoli, non si è mantenuto costante questo impegno con attività più marcate sul territorio cittadino.
E’ venuto inoltre a mancare un forte impulso a coinvolgere una intera comunità in un serrato confronto sui problemi cittadini.

Il PD della città di Frosinone esce compatto, ma deve ritrovare la motivazione di un impegno più marcato per affrontare la stagione elettorale del 2023 e rispondere alla attese di un popolo spaventato dagli avvenimenti che coinvolgono l’intero pianeta.
Obiettivi che possono essere raggiunti se il gruppo dirigente di questa città e di quello provinciale saprà ritrovare il suo popolo, parlare ai lavoratori, ridare fiducia per un domani migliore.
Non occorrono ricambi generazionali, una sostituzione meccanica dei gruppi dirigenti.

Occorre valorizzare le migliori energie per definire il modello di redistribuzione delle risorse, di giustizia sociale e per affrontare una crisi economica di vaste proporzioni.
Le elezioni comunali hanno rivelato che ci sono ampie possibilità per un maggiore radicamento territoriale e la costruzione di rapporti con le forze del lavoro, con le imprese, il terzo settore, il volontariato.
Un lavoro non sufficientemente compiuto che ha penalizzato il candidato a sindaco del PD nel rush finale.

Sono considerazioni che devono portare il PD non a revisioni estemporanee ma un nuovo impianto politico strutturale della sua funzione per definire contenuti e obiettivi.
Per riuscirci è necessario imboccare un percorso partecipato, solidale,che vada oltre il così detto impropriamente e dai contorni neutri “campo largo” il quale finisce per essere una somma di sigle civiche talvolta improvvisate e di breve vita politica.
Un percorso lastricato di forze progressiste e democratiche in cui il PD ponga al centro questioni oggi vitali per il paese come il lavoro, il sociale, la scuola, l’ambiente.

Il voto di giugno lascia al PD di Frosinone, e non solo a quello di questa realtà, la responsabilità di non deludere aspettative di quanti lo hanno votato e di recuperare quanti non sono andati a votare, per superare uno dei momenti più difficile e dagli orizzonti oscuri degli ultimi anni del nostro paese.

lì 7 luglio 2022

 

 

 

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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