Gli iscritti di Anagni del coordinamento cittadino di Sinistra Italiana
Il crollo di un ampio seracco di ghiaccio sulla Marmolada è l’ennesimo campanello di allarme lanciato dalla natura. Quella valanga di ghiaccio ha investito in un certo senso anche le nostre coscienze: serve agire subito se non si vuole essere risucchiati nel vortice dell’imminente catastrofe planetaria. Come cittadini cosa possiamo fare? Essere il cambiamento, essere i precursori di un nuovo modo di vivere e chiedere a chi ci amministra una inversione di rotta totale. Il candidato premio Nobel per la pace 2012 Srada Popovic ha detto : “La guerra ha reso evidente un fatto: se tolleriamo la violazione dei diritti umani da parte dei vari Putin del mondo è per via della dipendenza dalle fonti fossili, i cui principali esportatori sono i peggiori regimi. I Fridays for future hanno ragione : se non investiamo nelle rinnovabili il nostro pianeta non ha futuro. Vale per l’ambiente, ma anche per la democrazia.”
Una progettualità dunque che vada oggi a garantire un futuro sostenibile e democratico è la chiave per salvare le nostre città. Negli ultimi decenni i centri urbani sono cresciuti in modo incontrollato. Oggi le periferie sono le principali aree urbane italiane; qui vi troviamo schiere di alloggi che con il tempo sono andate crescendo senza un progetto metropolitano e ambientale, di trasporto pubblico e di servizi. Senza un progetto di “quartiere”.
L’idea non è quella di demolire le strutture presenti ovviamente, ma di riprogettare quegli spazi secondo un’idea di paesaggio come valore aggiunto dello straordinario patrimonio di città. I luoghi di aggregazione non possono ridursi ad altre strutture in cemento (peraltro già esistenti e abbandonate) che non tengano conto degli ecosistemi (e del patrimonio archeologico preesistente, altro aspetto da non sottovalutare). Allo stato attuale delle cose infatti, la riprogettazione degli spazi urbani non può prescindere da alcune considerazioni: l’inquinamento, la riduzione costante delle risorse naturali e di suolo, e dunque delle biodiversità, i cambiamenti climatici, hanno un impatto sulla qualità della vita delle persone.
Il verde può essere un’ottima soluzione per mitigare tutti gli effetti negativi riconducibili a una crescita incontrollata e non pianificata delle città: migliora la qualità dell’aria, si valorizzano gli spazi pubblici urbani, si riduce l’effetto isola di calore e si tutela appunto la biodiversità urbana. Purtroppo oggi nel nostro territorio lo sviluppo urbano è predominante rispetto alle risorse naturali. In questa condizione che senso ha continuare a progettare parcheggi e non spazi verdi? Perchè continuare a costruire quando abbiamo spazi abbandonati che aspettano di essere rivalutati? Un approccio urbanistico moderno e ponderato, accompagnato da scelte energetiche sostenibili, investe il contesto naturale in cui si colloca un centro abitato e valorizza la necessità di aree verdi. Lo sappiamo, le piante, per natura, sono in grado assorbire CO2 e depurare l’aria circostante da diverse sostanze inquinanti.
Sono gli strumenti ottimali per mitigare il microclima e l’impatto delle emissioni clima-alteranti in città. Il verde è anche una barriera naturale al rumore e garantisce un corretto deflusso delle acque piovane sul terreno, scongiurando frane e smottamenti. La rinascita di città come Anagni passa allora inevitabilmente per la riforestazione urbana. Al centro e in periferia.
Qui c’è un esempio virtuoso, partito dal basso, di tentativo di riforestazione nel centro urbano: il giardino Ousmane. Non troppo tempo prima i cittadini chiedevano a gran voce uno spazio verde nel centro storico. A dimostrazione che la cittadinanza ha già una idea chiara di rinascita in chiave di sviluppo sostenibile. E allora che le città siano il cambiamento: chi amministra elabori piani e politiche efficaci per lo sviluppo della forestazione urbana e contestualmente recuperi le strutture pubbliche già esistenti finalizzandole alla polifunzionalità e all’aggregazione. La politica e i cittadini si facciano promotori di politiche economiche eque e sostenibili: in questo quadro le comunità energetiche sono un’occasione da non farsi scappare.
In questa fase ATTIVISMO DIFFUSO siano le parole chiave. Per noi cittadini e per chi siede al Comune.
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