IL VOTO NEL CAPOLUOGO.
I dati più evidenti sono l’astensionismio e le liste civiche
di Ermisio Mazzocchi
L’analisi del risultato delle recenti amministrative svoltesi nella città capoluogo ha diverse connessioni che implicano riflessioni sulle loro particolarità.
Gli elementi più lampanti di questa competizione sono l’astensionismo e le liste civiche.
Gli aventi diritto al voto del comune di Frosinone sono 36.879. Non sono andati a votare al primo turno 12.247 elettori e al secondo 17.048. Un aumento di astensione tra il primo e il secondo turno di 5.001 elettori.
Al primo turno hanno votato 24.632 elettori pari al 66,8%, al secondo 19.831 pari al 53% con un calo di 4.801 di elettori.
Si potrebbe dire che tali risultati sono in linea con quelli nazionali dato che nei 59 comuni interessati al ballottaggio l’affluenza è arrivata al 42% in calo rispetto al 54% del primo turno (negli stessi comuni).
Un fenomeno questo che negli ultimi anni ha visto un continuo calo di partecipazione al voto sempre più vistoso.
La progressiva crescita dell’astensione è la manifestazione del processo di sfaldamento dei partiti e delle loro organizzazioni politiche sul territorio, il quale ha ridotto la capacità di mobilitazione degli elettori e ha fatto smarrire la loro identificazione nel programma politico del partito di appartenenza, che nel passato si traduceva in un’alta partecipazione al voto.
Recarsi a votare come non recarsi a votare finisce per essere considerata una scelta normale.
Il deporre la scheda nell’urna è percepito sempre meno come un diritto, ancor meno come un dovere e sempre più come una facoltà di cui avvalersi.
Si pone al PD un compito di ripresa verso un elettorato che defluisce sempre più verso l’astensionismo se si vuole salvaguardare i valori di una democrazia partecipata.
Il partito Democratico a Frosinone dovrà mostrare un grande impegno politico sui temi che sono stati al centro della campagna elettorale e valorizzare il suo ruolo come forza di governo in altri enti.
Il PD a Frosinone, così come in altre parti d’Italia, risulta essere il primo partito – guadagna in voti e in percentuale rispetto al 2017 – per il suo radicamento nel territorio e resta l’unica forza centrale in uno schieramento progressista e democratico nell’ambito del centrosinistra.
Significa anche definire una politica che consolidi quel risultato e sia di sprone a rafforzare un legame con i cittadini sempre più portati all’astensione.
Ritardi e incertezze nella preparazione della costruzione di una coalizione più marcata nella sua identità di centrosinistra hanno indubbiamente nuociuto alla credibilità della proposta politica e a un consenso che potesse portare Marzi alla vittoria.
Quello che più interessa è sapere se il PD abbia la forza di ricostruire, a partire da Frosinone, uno schieramento di forze progressiste e di sinistra. Una necessità improrogabile.
Bisognerebbe, innanzitutto, recuperare il rapporto con il PSI, purtroppo interrotto a causa di logiche rivelatesi fallaci. Un impegno più che necessario per ricomporre nella stessa città di Frosinone lo schieramento delle forze di centrosinistra.
Uno schieramento che per molti anni è stato in sofferenza, non avendo trovato una sua coesione a causa di politiche riconducibili a scelte alternative per lungo tempo perseguite, ma risultate fallimentari.
Il risultato del ballottaggio ha portato alla vittoria il centrodestra che finisce per essere al governo di tre capoluoghi di provincia nella regione Lazio: Frosinone, Rieti, Viterbo.
Il voto di Frosinone si presenta con particolare interesse che ha visto Mastrangeli ottenere al primo turno 11.856 voti pari al 49,26% e Marzi attestarsi 9.419 voti pari al 39,13%. Al ballottaggio Mastrangeli vince con 10.749 voti pari al 55,32% e Marzi ottiene 8.719 voti pari al 44,68.
Sono risultati su cui occorre aprire una attenta riflessione per comprendere le dinamiche di questa competizione elettorale e approfondire le ricadute sulla politica delle diverse coalizioni.
Un realistico dato di fatto che richiede una valutazione attenta dei cambiamenti nei rapporti di forza in tutto il sistema politico ragionale in cui il centrodestra si presenta come un avversario compatto e agguerrito.
Nella competizione elettorale di Frosinone, ma anche di altri comuni andati al voto in Italia, è stata prevalente la presenza di liste civiche che hanno determinato la forza dei diversi schieramenti.
Le liste civiche a sostegno di Marzi raggiungono il 26,5%, mentre l’unico partito, il PD, ottiene il 12,4% e 5S si è di fatto estinto.
Quelle che sostengon Mastrangeli arrivano al 31,2%, mentre i partiti, Lega, FdI, FI son al 17,2%.
Liste (civiche) fatte e costruite per il loro specifico e momentaneo radicamento le quali, proprio per questa loro natura, sono soggette a trasformazioni e a evaporare.
Nelle coalizioni con una massiccia presenza di liste civiche non sono i partiti a determinare l’orientamento dell’elettorato con il quale faticano a mantenere un rapporto, ma queste espressioni della società organizzate per l’occasione, .
Non è pensabile che tale modello possa essere trasferito e utilizzato in elezioni nazionali per le quali il PD dovrà compiere scelte di maggiore identità politica nei contenuti e nelle rappresentanze di candidature.
Nelle prossime competizioni elettorali il ruolo del PD anche nella città di Frosinone dovrà essere rafforzato come partito perno per la promozione di convergenze programmatiche e di alleanze sulla base di proposte nuove di vere riforme sui temi del lavoro, del sociale, dei diritti, dell’ambiente, aperte alle forze più rappresentative dai confini progressisti e democratici.
In definitiva si tratta di edificare, con un lavoro certosino, un progetto innovativo e credibile che coinvolga la maggiorana degli italiani.
1 luglio 2022 (continua sulle ragione di chi vince e chi perde)
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