VILLA S. STEFANO

Giuseppe Luzi dimostrò una lungimiranza politica straordinaria

di Augusto Anticoli
luzi vice sindaco 390 minIl 2 giugno 1946 il referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica a Villa Santo Stefano vide la vittoria schiacciante della Monarchia con 838 voti (85,51%), Repubblica 142 (14,49%). I votanti furono 1013, schede valide 980, bianche 14, non valide 33. Onore ai 142 illuminati che votarono contro il pensiero dominante e per il progresso civile di una istituzione repubblicana, democratica e moderna! Per l’occasione il ricordo va ad un grande personaggio della nostra comunità: Giuseppe Luzi (1912-2004). Il 2 giugno 1946 si battè per la vittoria della Repubblica nel referendum. Zi Peppe era apprezzato per il suo impegno politico, sociale e sindacale al servizio della gente comune. Vicesindaco di Villa S. Stefano e consigliere della Comunità Montana, la sua figura civile e morale sia da esempio per i politici di oggi! Nel sito, villasantostefano.com il mio racconto su Giuseppe Luzi con le vicende legate al periodo.

Giuseppe Luzi, è sempre stato un fervente sostenitore dell’istituzione repubblicana, e, di conseguenza, un convinto antimonarchico. La sua avversione per la Monarchia, è datata nel tempo: risale a quando era contadino. La sua condizione di orfano di guerra, per le leggi vigenti in quegli anni, gli avrebbe consentito di avere un impiego. Così non è stato, non solo, era anche previsto un aiuto economico per i figli bisognosi di soldati caduti in guerra, consistente nell’assegnazione di vitelli. Sarebbe stata una benedizione per Peppe, la sua attività di contadino ne avrebbe trovato giovamento, ma anche questo privilegio non gli venne riconosciuto, ingiustamente. I vitelli furono consegnati a persone raccomandate, oltretutto che non ne avevano necessità, poiché benestanti. Questo fatto lo addolorò, “ferendolo internamente”, nasceva in lui la consapevolezza che l’istituzione monarchica aveva un concetto di stato sociale differente dai suoi ideali politici.

Nel maggio 1946, siamo nell’imminenza del referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica. La campagna elettorale infiammava e divideva il Paese, il popolo era chiamato ad una decisione importante per le sorti della Nazione. Peppe prestava servizio come agente di custodia nell’isola dell’Asinara, il direttore del carcere Solinas, era impegnato in una costante propaganda a favore della Monarchia. Gli agenti e le loro famiglie dovevano votare per il Re, cercava di convincere tutti ad una votazione plebiscitaria: la Repubblica era considerata una iattura, il male peggiore che potesse capitare al Paese. Inculcava nelle loro menti l’obbligo d’assoluta e cieca osservanza in favore dell’istituzione regnante, considerata la panacea di tutti i mali: si doveva obbedire, senza discutere. Tutto ciò, Peppe lo considerava antidemocratico e gli provocava una profonda lacerazione nell’animo. Odiava l’espressione: “Suddito di sua Maestà”, affermava che un uomo libero non deve essere suddito o sottomesso ad alcunché, considerava la Monarchia un’istituzione vecchia e obsoleta. Monarchia sinonimo di oligarchia, (il potere in mano a poche persone), che degenera in un naturale processo evolutivo: la dittatura. Il suo pensiero politico, identificava laluzi militare 350 min Monarchia uguale alla tirannia, la Repubblica uguale alla democrazia.

In una riunione, il comandante Solinas affermò che il voto alla Monarchia era indispensabile per il futuro di tutti gli agenti e delle loro famiglie: “Abbiamo l’obbligo di votare compatti per la Monarchia, perché è il Re che ci dà da mangiare”. A questo punto, Peppe sobbalzò, rispondendo per le rime: “Perché se vince la Repubblica non mangiamo più!”. Cadde il gelo nella sala, il direttore lo fulminò con lo sguardo, dicendogli di stare bene attento a ciò che faceva. Peppe, che aveva manifestato così palesemente e coraggiosamente la sua preferenza per la Repubblica, ebbe l’impressione che stava correndo un grosso rischio: qualora avesse vinto la Monarchia, era consapevole di perdere il posto. La vittoria della Repubblica nello storico referendum del 2 giugno 1946, diede a Peppe una grande soddisfazione personale. Le sue idee avevano trionfato. Giuseppe Luzi è stato uno dei primi italiani a credere nella potenzialità democratica dell’istituzione repubblicana. Ha dimostrato una lungimiranza politica straordinaria, gli va riconosciuto di essere stato un precursore, un pioniere della Repubblica come istituzione del futuro, uno dei primi a comprendere quale direzione avrebbe seguito il corso della storia italiana.

 

 

 

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