CRONACHE&COMMENTI
Il gioco a nascondino del piano di pace Draghi-Di Maio
di Aldo Pirone
Josep Borrell è l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue. Cioè nulla, visto che la politica estera ogni stato aderente all’Unione, a cominciare dai più grandi, se la fa ognuno per conto suo in base ai propri interessi nazionali. Nella guerra in Ucraina, da quando Putin l’ha aggredita invadendola, Borrell sembra la fotocopia del segretario della Nato Stoltenberg. Ambedue socialisti dovrebbero avere una spiccata tendenza a ricercare la pace, ma così non sembra. Borrell deve riuscire a tenere insieme 27 Stati dell’Ue che sull’Ucraina hanno posizioni diverse fra paesi occidentali (Francia, Germania, Spagna e Italia) e quelli più orientali vicini alla Russia (Baltici, Polonia, Finlandia, Svezia ecc.). Stoltenberg, da parte sua, deve soggiacere, innanzitutto, ai desiderata angloamericani.
Venerdì scorso Borrell ha detto di ver preso nota del piano italiano Draghi-Di Maio presentato all’Onu per riportare la pace in Ucraina. “Noi dall’Ue appoggiamo tutti gli sforzi per provare ad ottenere una fine del conflitto” ha affermato con un po’ d’ipocrisia, aggiungendo: “ma questo nella prospettiva europea passa attraverso una immediata cessazione delle ostilità e il ritiro incondizionato delle truppe russe fuori dal territorio ucraino”.
Ora al primo punto del piano italiano c’è il cessate il fuoco e il congelamento provvisorio della situazione militare sul campo, non il “ritiro incondizionato” delle truppe russe. Questo aspetto è legato alla conferenza internazionale per la neutralità dell’Ucraina, a un trattato fra ucraini e russi sullo status di Donbass e Crimea e alla realizzazione di una nuova Conferenza europea sulla sicurezza, cioè al secondo, terzo e quarto punto della road map italiana. Se, come dice Borrell, il cessate il fuoco dovesse essere legato al ritiro dei russi la guerra potrebbe allungarsi di parecchio nella prospettiva di una disfatta militare di Putin. Su questa linea ci sono lui, gli angloamericani – ma fra britannici e statunitensi cominciano a vedersi alcune crepe – e gli stati orientali dell’Ue con l’eccezione dell’Ungheria. Chiamare in causa tutta l’Unione europea è sbagliato e non corrisponde alla verità. Il piano italiano ne è la lampante testimonianza.
Anche in America iniziano a levarsi voci critiche sull’atteggiamento di Biden. Il più autorevole giornale statunitense, il New York Times, ha pubblicato giovedì scorso un articolo del gruppo di giornalisti opinionisti del quotidiano, editorial board, in cui si invita Biden a cambiare strategia traguardandola al compromesso e a non illudere Zelensky sulla vittoria militare, “irrealistica” la definiscono, contro Putin.
Draghi, parlando agli studenti della scuola media Dante Alighieri a Verona, ha raccontato di aver invitato Biden a chiamare Putin perché “solo da lui Putin vuol sentire una parola e gli ho detto che telefonasse”. Qualcosa ha detto di aver ottenuto se, dopo, i ministri sella Difesa statunitense e russo Lloyd Austin e Serghei Shoigu e i capi di stato maggiore Milley e Gerasimov si sono telefonati. Manca ancora, però, la telefonata più importante, la chiamata di Biden che dovrà rassegnarsi a parlare con il “macellaio”, così l’aveva apostrofato, del Cremlino.
Ma perché Putin vuole sentirsi chiamare da Biden? Perché deve avvalorare la guerra che ha scatenato come difesa globale della Madre Russia dall’Occidente in agguato che di pretesti, con l’espansione sconsiderata a est della Nato, gliene ha offerti parecchi. Gli Stati uniti non possono sfuggire a questa loro responsabilità e a questo loro ruolo di dominatori dell’Alleanza atlantica. Draghi glielo ha semplicemente ricordato.
Continua sulla stampa italiana il gioco a nascondino del piano di pace Draghi-Di Maio. L’imbarazzo degli atlantisti con l’elmetto è palpabile e comprensibile. Meno quello dei pacifisti che dovrebbero considerarlo un passo avanti frutto anche delle loro battaglie. Naturale, invece, è l’oscuramento della notizia nel giornale di Travaglio. Il piano italiano mal si addice, infatti, alla narrazione travagliesca su Draghi marionetta di Biden e sull’Italia Bielorussia dell’America. Quando discernimento e analisi differenziata vengono meno e si pensa di aiutare Conte svilendo e sbeffeggiando ogni cosa di Draghi anche quando le dice o le fa giuste, si arriva a scrivere e profferire scempiaggini talmente ridicole sul piano storico, politico e militare da farsi annoverare fra l’ampia schiera giornalistica dei cialtroni facitori di boomerang.
E fra chi mette la sordina alle notizie.
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