SINDACATI. CISL LAZIO
“insieme si deve ricostruire e cominciare a cambiare…”
di Donato Galeone*
Sono stato invitato a partecipare – ringrazio Enrico Coppotelli – al 13° Congresso CISL Lazio “Esserci per Cambiare” che si svolgerà a Roma dal 7 al 9 marzo 2022. Ho subito posto mente al 1° Congresso CISL Lazio” Una CISL più forte per l’unità sindacale e per lo sviluppo del lavoro” – che convocammo a Roma circa mezzo secolo fa – dal 19 al 20 dicembre 1973.
Da quel 1° Congresso CISL Lazio – mentre ero impegnato in Segreteria con delega a seguire il “settore industria e territorio” – già nel febbraio 1974 e al primo incontro con CGIL e UIL proposi una riflessione attenta e articolata sullo “sviluppo territoriale laziale” – nel contesto immediato delle crescenti crisi aziendali e del lavoro da presentare alla Regione Lazio.
Ricordo che nel 1973 – in piena crisi energetica mondiale – furono i produttori di petrolio che, con repentina e unilaterale decisione, quadruplicarono il prezzo del greggio da 2-3 a 12 dollari al barile, colpendo sia l’economia laziale di recente industrializzazione e sia direttamente le imprese che, subito, avviarono ristrutturazioni aziendali con la riduzione di specifici costi produttivi partendo dai posti di lavoro occupati dalle persone.
Da miei appunti ricordo, anche, che sottolineai a CGIL e UIL la osservazione attenta su una visibile fase critica del processo di industrializzazione scarsamente orientata verso “finalità sociali imprenditoriali” incentivate, peraltro, dall’intervento pubblico che si presentava “insufficientemente programmato” sia per tipologie produttive che nelle componenti tecnologiche innovative e meno rispondenti alle reali domande di mercato sia interno che estero.
Evidenziai che la Regione Lazio – ormai verso il termine del primo mandato legislativo di governo regionale – con il suo Consiglio Generale del 7 dicembre 1972 non aveva affrontato la complessa realtà sociale e produttiva nei suoi “aspetti specifici programmati” in materia di politica degli investimenti infrastrutturali nell’agricoltura, nell’industria e nei servizi di pubblica utilità sollecitati e domandati dai lavoratori e dai cittadini laziali.
Proposi ai colleghi Segretari di CGIL e UIL- presentando dati statistici – che negli ultimi cinque anni gli indici di occupazione avevano raggiunto il meno 3,4% mentre il territorio laziale acquisiva una dimensione abnorme di città – il Comune di Roma – che tendeva ad assorbire la popolazione regionale, provocando degrado sociale ed economico nell’intera fascia nord, mentre in altre zone del basso Lazio, una concentrazione caotica di insediamenti industriali risultava fuori da un organico rapporto di “sviluppo regionale equilibrato e di piena occupazione”.
Venne ottimamente – tra noi – condivisa l’importanza e la urgenza della “pianificazione programmata territoriale” con interventi per la casa, trasporti, turismo, scuola e sanità su Roma e Lazio nel contesto di uno sviluppo armonico e articolato regionale entro cui, d’intesa con gli Enti Locali ed i rispettivi Consorzi di Aree di Sviluppo Industriale, necessitava definire sia le dimensioni e le tipologie degli insediamenti produttivi e sia i livelli occupazionali.
Per CGIL,CISL,UIL Lazio – ricordo bene dopo mezzo secolo – l’attuazione degli “interventi programmati” dovevano coniugarsi sia con le risorse disponibili certe e, innanzitutto, sia mediante un reale “coordinamento e controllo di verifica regionale” al fine di evitare dispersioni e sovrapposizioni di scelte operative nel contesto della crescita regionale e della possibile massima occupazione.
Siamo ai primi giorni di di marzo del 2022 e la CISL – nel Lazio – con i suoi pre congressi nelle cinque province laziali e tra gli ultimi il Congresso di Roma e Rieti, che si è concluso con l’intervento del Segretario Generale della CISL Luigi Sbarra.
Il Segretario generale della CISL Sbarra – a mio avviso e col suo intervento – ha riverberato nella forma attuariale tanto il momento sindacale e politico quanto nei contenuti analitici e propositivi la “posizione ideale sindacale e partecipativa di confronto continuo nell’azione contrattuale lungimirante” per oltre settanta anni dalla nascita del sindacato democratico dei lavoratori.
Sbarra al Congresso CISL di Roma e Rieti ha detto che “un sindacato che sa innovarsi e che, forte del suo passato, deve saper leggere il presente per dare prospettiva al futuro. Un futuro che per Roma, Rieti e tutto il Lazio presenta davvero opportunità irripetibili e sono occasioni di crescita che possono cambiare il volto della Capitale e delle altre province laziali. Ma queste opportunità – ha sottolineato Sbarra – richiedono una condizione fondamentale: bisogna mettere a frutto ogni singolo euro di un PNRR con una grande sinergia con i corpi sociali. Vale a dire : ridisegnare il modello di sviluppo del territorio con un grande patto territoriale tra le istituzioni locali e le parti sociali per la crescita e la coesione su cui far progredire politiche sociali e progetti rivolti alle famiglie, ai cittadini e alle imprese”.
In questo scenario ideale e propositivo della CISL di ieri e di oggi – a ogni livello di azione – rappresentata liberamente ai lavoratori nella condivisione continua anche nel Lazio – Enrico Coppotelli Segretario Generale – con “Esserci per cambiare” la CISL del terzo millennio intende confermare e rafforzare i tre obiettivi già indicati pubblicamente il 2 ottobre 2022: “governare il futuro, rinnovare l’azione sindacale, mantenere i posti di lavoro”.
Per raggiungere quei tre obiettivi – sottolineava Coppotelli per la CISL Lazio – è necessario il mutamento degli assetti e dei paradigmi, cioè, “insieme si deve ricostruire e cominciare a cambiare (cambiamento dei paradigmi) indicando passaggi e condivisioni nei modi e tempi, approntando problemi strutturali di ripresa ed entrando nell’ordine di idee che i paradigmi )modelli) vanno cambiati per costruire il futuro, giorno dopo giorno, partendo dal presente”.
E quei mutamenti degli assetti e modelli dovrebbero favorire la sottoscrizione del sollecitato e richiamato “Patto Regionale o Territoriale” sia nei contenuti che sulla gestione dello sviluppo sostenibile laziale riducendo le “disuguaglianze con il lavoro” nella consapevolezza che senza i lavoratori non esisterebbero le imprese.
Ma, neppure, le aziende multinazionali e le imprenditorialità tecnologicamente avanzate e innovative che richiederanno, sempre, il dovuto rispetto del lavoro delle persone, favorendo un passaggio più ravvicinato e qualificato dal reddito sociale assistenziale – da rendere universale – per sopravvivere al dignitoso lavoro contrattato e partecipato per vivere.
Mi attendo – quale invitato al 13° Congresso della CISL Lazio – ne sono certo che sentirò richiamare e dibattere le quasi immutate tematiche del secolo scorso e quelle centrali del lavoro moderno degli ultimi venti anni, integrate, da motivate crisi ricorrenti dei prodotti energetici importati e tra la battaglia al virus pandemico che tende a contenersi ma che viene resa grave dai conflitti violenti popolari – tra aggrediti e aggressori – estesi anche al centro territoriale europeo.
(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
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