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MAROCCHINATE E STUPRI DI GUERRA 1943-1945

Un convegno per imparare a riflettere sulla storia senza mistificazioni

di Maria Lucia Giovannangelo
stupridiguerra 1 min“Che cos’è la storia? Non una sequenza cronologica di eventi, ma conoscenza profonda per poter acquisire la consapevolezza di cosa siamo e di cosa vogliamo essere’’. Questa la profonda riflessione che lo storico Davide Conti ci ha fornito a conclusione dell’incontro tenutosi sabato 13 novembre presso l’Amministrazione Provinciale su ‘’Marocchinate e stupri di guerra 1943-1945’’.

Fatti avvenuti nella bassa Ciociaria allorché i Goumier, i reparti marocchini del corpo di spedizione francese, aggiravano le linee difensive tedesche consentendo agli alleati di sfondare la linea Gustav. Un dramma che comporterebbe una doppia lettura, storica e umana, ma sul quale non si è ancora riusciti a coniugare questi due aspetti: la verità storica e la dignità personale di chi ha vissuto sulla propria carne le violenze più atroci e nell’anima tutto il carico di dolore e sofferenza resi ancora più insopportabili dallo stigma, dalla vergogna e dalla colpa che, quando riguarda le donne, si riversa sulla vittima.

La verità storica barattata con le logiche geopolitiche che avrebbero portato tutti gli attori a fare i conti con i propri misfatti, prime fra tutti le politiche coloniali dove ognuno, Italia compresa, si è macchiato di soprusi e violenze. L’interpretazione dei fatti, spesso mistificatoria, in cui neanche la storia riesce a vedere, con uno sguardo libero dai condizionamenti della cultura patriarcale, il corpo delle donne considerato preda, bottino di guerra. Ma forse, considerato in modo ancora più dispregiativo, in quanto il bottino viene conservato, invece il corpo della donna viene offeso, umiliato, poiché non possiede un valore in sé ma è lo strumento per recare offesa al maschio nemico a cui appartiene.

E qui si apre il problema, mai risolto, del ruolo della donna nella sfera pubblica e, nella fattispecie, in uno scenario di guerra. La donna da sempre considerata elemento ontologicamente e fisicamente debole e, come tale, non adatta alla guerra. La donna che aspetta il ritorno del guerriero curando la casa e la famiglia. Ma, in realtà, le donne nella Prima guerra mondiale presero il posto degli uomini nelle fabbriche e nella campagna in condizioni emergenziali, senza alcun tipo di tutela. Durante il fascismo furono anche coinvolte in una sorte di mobilitazione sociale, anche se senza una base ideologica a causa della mancanza d’istruzione. Nella Seconda guerra mondiale, quando la battaglia non si combatte più al fronte, ma su tutto il territorio, coinvolgendo la popolazione civile, le donne ebbero un ruolo attivo, nella guerra e nella resistenza. Ma, una volta finita la guerra ritornano al loro antico ruolo e i loro corpi violati non possono essere oggetto di discussione storica, di risarcimento morale e materiale poiché questo significherebbe riconoscere loro un ruolo attivo. I postumi dei traumi per le violenze subite interpretati come follia in un rinnovato clima di caccia alle streghe.

Quando l’UDI (Unione Donne Italiane), nella persona della deputata comunista Maria Maddalena Rossi, si batté per ridare dignità democratica, non pietà, a queste donne, la seduta alla Camera dei Deputati si svolse in notturna perché, allora come oggi, lo stupro è argomento scabroso. Nella seduta la deputata denunciò la contraddizione della società patriarcale che conferiva onore alle vedove di guerra, ma gettava vergogna su quelle che avevano subite violenze. Era il 1952 e solo nel 1996 la violenza sessuale non sarà più delitto contro la morale pubblica, ma contro la persona. E’ ancora tanta la strada da fare affinché la donna diventi protagonista della storia, una storia ancora fatta dagli uomini e raccontata dagli uomini. Per questo solo la conoscenza può dare quella consapevolezza per essere protagoniste non per concessione ma per conquista, e ristabilire quella verità che restituisca la dignità e il giusto ruolo.

Grazie all’ANPI di Frosinone che, ancora una volta ha organizzato un convegno per imparare a riflettere sulla storia senza mistificazioni. Grazie ai relatori, ognuno dei quali ha saputo approfondire un aspetto di questa intricata vicenda e un grazie particolare alle relatrici che, alla ricostruzione storica, hanno saputo aggiungere quel coinvolgimento emotivo che solo le donne sanno suscitare.

 

 

 

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