di Ivano Alteri – Per la giornata del 27 aprile 2014, Fausta Dumano (in arte: l’Insognata, collaboratrice di Unoetre.it) ha lanciato un appello agli artisti ciociari affinché sostengano gli ex lavoratori della Frosinone Multiservizi, in lotta per la riconquista del posto di lavoro, dopo essere stati arbitrariamente licenziati a causa di scellerate scelte amministrative dell’attuale giunta Ottaviani. Noi personalmente, e come Unoetre.it, intendiamo aderire a modo nostro alla giornata di solidarietà, attraverso una breve riflessione sulla loro vicenda.
La Multiservizi Spa ha stabilizzato, nel 2006, 214 Lsu, attraverso finanziamenti regionali che hanno garantito servizi gratuiti per gli Enti interessati (comuni di Frosinone e Alatri, Amministrazione Provinciale di Frosinone) per molti anni. Essa è giunta ad occupare 306 unità, con le assunzioni aggiuntive di ulteriori lavoratori, 8 nel 2006 e 84 nel 2009 (la storia completa è pubblicata in altro luogo del giornale). Ma con l’arrivo della giunta Ottaviani la situazione cambia repentinamente, in peggio, e tutti i lavoratori vengono lasciati a casa, prima in cassa integrazione poi licenziati, mentre i servizi da loro svolti vengono affidati a delle cooperative, con modalità del tutto opache e fuori dai più normali criteri amministrativi. Il peggioramento dei servizi è sotto gli occhi di tutti i cittadini di Frosinone e non solo. L’arbitrio compiuto dal sindaco Ottaviani nei confronti di quei lavoratori e della cittadinanza frusinate è palese. Ancora oggi, nonostante le concrete disponibilità della Regione di Zingaretti e della Provincia di Patrizi, manifestata con concretissime delibere e reiterati solleciti, l’ostinazione del sindaco di Frosinone blocca ogni iniziativa. Così, i lavoratori restano disoccupati, i servizi sono più costosi di prima e sono di qualità tendente al peggio. Ci siamo chiesti, perciò, quali ragioni spingano un politico, che aveva promesso di cambiare la città, a comportamenti così lesivi della dignità dei lavoratori e dei suoi stessi concittadini; e ne abbiamo individuate due, una di ordine generale e l’altra specifica.
La prima. Ottaviani è portatore di una ideologia privatistica, che vede nel privato la cura per tutti i mali, anche contro ogni più limpida evidenza. Secondo tale impostazione, anche la politica deve seguire l’identica logica; egli infatti ha ridotto al silenzio l’intero consiglio comunale, compresi i membri della sua stessa maggioranza, con aggressioni verbali nei confronti dei singoli consiglieri, con minacce velate a questo e quello, e pervicace arroganza avvocatesca. Una deplorevole umiliazione per tutti i consiglieri e per tutta la città. La democrazia è, per lui e la sua parte, soltanto un impaccio; i cittadini sono dei sottosviluppati da imbonire con le chiacchiere e piegare al volere del mitico capo, da trattare come “bambini di sei anni” (Berlusconi docet). Su questa base, le scelte operate dalle precedenti amministrazioni a favore dei lavoratori Lsu e dei cittadini che fruivano dei loro servizi, andavano sveltamente eliminate senza badare troppo alle regole, ché tanto prima che intervengono le sentenze tutto è prescritto… (ormai è diventata una precisa scuola di pensiero, da quelle parti). A dimostrazione di quanto sia radicata questa mala cultura politica, ci basti ricordare gli atti d’identico tenore operati da Storace alla Regione Lazio, che con la sua fregola privatistica ha distrutto la sanità regionale, lasciandola con decine di milioni di debito, per la gioia di “Lady Sanità” e suoi complici, e per la disgrazia dei milioni di cittadini del Lazio e del Frusinate. I risultati sono: aumenti di tasse per ripianare il debito, pagamento di molti servizi da parte dei cittadini, chiusura degli ospedali, riduzione del personale, turismo dei disperati su tutto il territorio regionale; a fronte del progressivo arricchimento degli amici degli amici, alla faccia del bene pubblico. Arroganza e bassa cultura politica si dimostrano così una miscela assolutamente micidiale per il Paese, per i territori e per i cittadini.
La seconda. Avere una società che gestisce stabilmente i servizi da lunghi anni, a costi assolutamente accessibili, con pianta organica ormai satura, impedisce al sindaco neo eletto, da una parte, di dare sfogo alla frenetica attività appaltatrice e, dall’altra, di rispondere alle richieste fameliche delle clientele. L’ “appaltite” è malattia piuttosto diffusa, da cui questa giunta sembra particolarmente affetta, almeno a giudicare dall’arresto del più stretto collaboratore del sindaco, cioè il suo vice ancora in carcere. Tale scandalo è stato affrontato dal sindaco come se niente fosse accaduto; quando invece sarebbe stato necessario chiarire se il sindaco, escludendo un suo diretto coinvolgimento, ne fosse in qualche misura a conoscenza, o si fosse del tutto distratto. In ogni caso, una qualsiasi persona non completamente priva di scrupoli, con un minimo di senso civico, avrebbe dovuto decidersi per le dimissioni. E invece… Ma anche la “clientelite” non scherza: chi sono, infatti, i dipendenti delle cooperative che gestiscono attualmente i servizi una volta svolti dai lavoratori in lotta? Sembrerebbe, così ci dicono, che in buona parte siano ex clienti dell’avvocato Ottaviani, incidentalmente sindaco, accontentati con retribuzioni umilianti ma pur sempre obbligati alla riconoscenza.
Meschinità che si sommano a meschinità, opacità ad opacità, arbitrio ad arbitrio, in uno stillicidio di atti da bassa fucina politica, dal pesante fetore affaristico, disprezzo per le istituzioni che si rappresentano e per i cittadini rappresentati, sonori “me ne frego” di fronte alla disperata richiesta di moralità che sale accorata dal popolo: queste sono le caratteristiche di una gretta impostazione pseudo politica, con l’istinto irrefrenabile alla sopraffazione vigliacca del più debole, e all’esclusivo servizio del soldo. Una deriva sub culturale che condanna tutti noi a quella arretratezza divenuta amaramente il marchio della Ciociaria in Italia, e dell’Italia all’estero, impresso a fuoco sulle sue carni dai vari fiorito di buona scuola. E che condanna gli ex lavoratori della Multiservizi Spa a rivendicare un lavoro che avevano, che gli è stato tolto con la prepotenza, che c’è ancora per gli amici degli amici di Ottaviani, contro ogni logica di economicità, efficienza e buona creanza.
Senza alcun ulteriore indugio, dunque, aderiamo alla giornata di solidarietà del 27 aprile 2014, esprimendo profonda vicinanza a qui lavoratori aggrediti così vilmente, e rendendoci attivamente disponibili ad ogni iniziativa utile al conseguimento dei loro nobili scopi.
Frosinone 26 aprile 2014
Documentazione da scaricare Multiservizi 1, Multiservizi 2, Multiservizi 3
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